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Milanese: "Catania, stasera è una partita decisiva per la stagione. Il Perugia deve evitare i playout"TUTTO mercato WEB
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Oggi alle 18:49Serie C
di Daniel Uccellieri

Milanese: "Catania, stasera è una partita decisiva per la stagione. Il Perugia deve evitare i playout"

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Ospite dei microfoni di TMW Radio, all'interno della trasmissione 'A Tutta C', Mauro Milanese, ex dirigente della Triestina, ha analizzato il momento della terza serie del calcio italiano: Partiamo dalla partita di stasera. Per il Catania è una gara fondamentale: il Trapani è in difficoltà, ma gli etnei devono vincere per forza, altrimenti il Benevento rischia di scappare via in maniera forse definitiva. «Sì, ovviamente il Catania è a otto punti dalla capolista Benevento e deve assolutamente cercare la vittoria. Dall’altra parte c’è un Trapani invischiato nella zona playout che deve fare punti per salvarsi, possibilmente senza passare dagli spareggi, ma anche con il rischio di scivolare ulteriormente in classifica. Sono partite delicate, decisive per la stagione e per i destini di entrambe le squadre». A inizio campionato si parlava di tante squadre in lotta. Il Catania forse era stato collocato più in alto nelle griglie rispetto al Benevento. Poi però, dall’arrivo di Floro Flores in panchina, il club sannita ha cambiato marcia. Quanto c’è del nuovo tecnico in questa svolta? E quanta lungimiranza nella scelta della società, che ha affidato la panchina all’allenatore della Primavera esonerando un tecnico con la squadra seconda in classifica? «È stata una situazione particolare, perché il Benevento era secondo e stava facendo comunque un ottimo campionato, senza partire con i favori del pronostico assoluti. Evidentemente chi vive lo spogliatoio e la società conosce dinamiche che dall’esterno non si vedono. Di certo la scelta si è rivelata proficua: sono arrivati risultati importanti che oggi hanno portato il Benevento in testa, con un margine significativo sulla seconda». Terza c’è la Salernitana, più staccata rispetto al Catania. Siamo a metà febbraio: è troppo presto per dire che sia fuori dai giochi per il primo posto oppure, visto il distacco, è meglio concentrarsi sul miglior piazzamento playoff? «Una squadra deve sempre cercare di vincere per alimentare autostima e consapevolezza. Però quando davanti non hai una ma due squadre e con undici punti di distacco, diventa oggettivamente più complicato pensare al primo posto. In questo momento è importante difendere la posizione: secondo o terzo posto significano un percorso playoff più agevole. Non credo sia semplice rimontare entrambe le squadre a questo punto della stagione». Parliamo anche del Perugia, realtà che lei conosce bene. Una nobile decaduta del girone B che sta vivendo un’annata complicata, tra cambi in panchina e una classifica pericolosa. «La partenza è stata molto negativa, il Perugia si è ritrovato ultimo in classifica, al netto delle penalizzazioni altrui. Ora c’è Giovanni Tedesco, mio ex compagno di squadra: ha iniziato con una vittoria, ma sta affrontando le difficoltà tipiche di una squadra partita male e in un ambiente che non si aspettava una stagione così. Il primo obiettivo dev’essere evitare i playout. Sono a un punto dalla salvezza diretta, quindi è un traguardo assolutamente accessibile. Poi, con un paio di vittorie consecutive, potresti anche ritrovarti in zona playoff e cambiare completamente il volto della stagione. Ma prima viene la salvezza tranquilla». In vetta, invece, nel girone in cui l’Arezzo è primo con un buon margine su Ravenna e Ascoli, manca poco al colpo definitivo? «L’Arezzo è in una situazione simile a quella del Benevento: può permettersi anche qualche passo falso. Gli ultimi chilometri sono sempre i più difficili, ma è stata una squadra continua, senza grandi crolli. Siamo ancora a febbraio, qualcosa può cambiare, ma per quanto visto finora ha tutte le carte in regola per chiudere al primo posto». Nel girone A, invece, il Vicenza sembra aver ipotecato il primato con 16 punti di vantaggio. È arrivata la prima sconfitta, ma le rivali non ne hanno approfittato. È un segnale forte? «È un segnale importantissimo. Quando la capolista inciampa, chi sta dietro dovrebbe approfittarne. Se questo non accade, significa che il destino del campionato è ormai indirizzato. Il Vicenza può permettersi qualche passo falso senza perdere terreno: è un vantaggio enorme in ottica promozione». Capitolo Triestina, altra realtà che lei conosce bene. Ultima in classifica e partita con un pesantissimo -23. È troppo tardi per pensare alla salvezza «Ventitré punti di penalizzazione sono un’enormità. Recuperare un gap del genere è difficilissimo per chiunque. Anche facendo un campionato da playoff, dovresti comunque colmare uno svantaggio iniziale enorme. Inoltre ci sono questioni societarie, stipendi da pagare: il rischio è che alla stagione negativa sul campo si aggiungano altri problemi. A memoria, una penalizzazione così pesante è qualcosa di rarissimo». Passiamo alla Champions League. L’Inter vola in Norvegia contro il Bodo/Glimt: quali insidie può trovare, al netto del freddo e del sintetico? «Giocare su sintetico in Champions fa discutere, ma ormai è così. Le condizioni climatiche saranno dure, e loro sono abituati. L’Inter però è nettamente più forte e deve affrontare la partita con personalità, senza pensare al ritorno. Se impone la propria qualità, la differenza deve emergere nonostante freddo e campo. L’errore sarebbe gestire pensando di poter rimediare a San Siro». La Juventus ha perso 5-2 in Turchia. Può ribaltarla al ritorno? «Sarà molto difficile. Per sperare servirebbe segnare subito, magari andare sul 2-0 e poi cercare il terzo senza subire gol. In Turchia l’ambiente è sempre complicato, ma il 5-2 è frutto anche di errori individuali che in Champions non si possono vedere. Un 1-0 sarebbe stato diverso. Così è dura, ma nel calcio nulla è impossibile». L’Atalanta ha perso 2-0 a Dortmund. «A Dortmund c’è un ambiente incredibile, il famoso “muro giallo”. Il Borussia in casa concede pochissimo. Anche qui, una sconfitta di misura avrebbe lasciato più margini. In generale, l’unica italiana che vedo con possibilità concrete di andare avanti è l’Inter. Il livello medio dei campionati europei oggi è molto alto». Chiusura sul caso Bastoni e sulle polemiche arbitrali. «La Juventus storicamente non è abituata a subire certe situazioni. Quando in passato gli episodi giravano a suo favore, venivano vissuti con maggiore normalità; quando invece accade il contrario, il dibattito diventa più acceso. Fa parte anche della storia del nostro calcio, e i processi del 2006 hanno dimostrato che qualcosa non funzionava in quegli anni. Detto questo, Bastoni ha sbagliato ed è giusto che abbia chiesto scusa. I giocatori, tutti, nella loro carriera hanno provato a cercare il contatto o a ottenere un vantaggio. Il problema, secondo me, è che oggi con il VAR bisogna essere più chiari. Il VAR deve intervenire quando c’è un errore evidente che può cambiare la partita: un’espulsione, un gol, un episodio decisivo. Se il protocollo non garantisce giustizia rispetto a ciò che accade in campo, allora va rivisto. Serve uniformità di giudizio su tutti i campi, senza interpretazioni che creano solo confusione».