Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / serie c / Serie C
D'Aniello: "La Serie C ha bisogno di sostenibilità. Salary Cap? Funzionò già in B"TUTTOmercatoWEB
Oggi alle 10:49Serie C
di Luca Bargellini

D'Aniello: "La Serie C ha bisogno di sostenibilità. Salary Cap? Funzionò già in B"

Ascolta il podcast
00:00
/
00:00
L'ex dirigente di Ternana e Triestina Giuseppe D'Aniello è intervenuto ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com affrontando diversi temi legati al calcio professionistico: dalla scomparsa della Ternana alle riforme necessarie per la Serie C, passando per il Salary Cap, la sostenibilità economica dei club e il futuro della terza serie. Direttore, partiamo dalla Ternana. Dopo quanto accaduto nelle ultime settimane, c'era davvero la possibilità di evitare questo epilogo? "Non dico che un altro esito fosse certo, perché sarei bugiardo, però sono convinto che tutto il territorio ternano, dalle istituzioni alla politica fino all'imprenditoria, abbia fatto tutto il possibile per salvare almeno la categoria. Ho vissuto due anni a Terni e, nei miei ventisei anni di carriera, non avevo mai visto una città così coinvolta dalla propria squadra di calcio. C'è stata anche la possibilità di trasformare la liquidazione volontaria in liquidazione giudiziale in pochissime ore, quindi la volontà di trovare una soluzione c'era. Evidentemente una concomitanza di fattori ha portato a questo epilogo. Vedere sparire la Ternana proprio nell'anno dell'anniversario del club è qualcosa di devastante per la piazza. Mi auguro che possa tornare quanto prima nel calcio professionistico, indipendentemente da chi guiderà la nuova società". Con l'elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC cosa deve aspettarsi la Serie C? "Prima ancora di parlare di progetto sportivo bisogna parlare di sostenibilità. Ho vissuto realtà importanti come Ternana e Triestina e posso dire che il problema principale della Serie C è proprio questo. Tra Serie B e Serie C esiste un abisso dal punto di vista dei contributi e dei ricavi. Il pareggio di bilancio deve essere sempre il riferimento per un manager, ma senza adeguati ricavi di sistema diventa tutto molto complicato. A Malagò chiedo di costruire un sistema sostenibile, perché senza questo la Serie C rischia davvero di scomparire. Diversamente, tanto varrebbe riportarla nell'ambito del dilettantismo". Dal 2026-27 entrerà pienamente in vigore il Salary Cap. È lo strumento giusto? "Assolutamente sì. In Italia abbiamo bisogno di regole ben definite. Se lasci libertà totale, ognuno tende a fare quello che vuole. Io ho già vissuto questa esperienza circa tredici anni fa in Serie B, quando ero al Varese, con Andrea Abodi presidente della Lega B e Paolo Bedin direttore generale. Il Salary Cap, sia individuale sia collettivo, funzionò molto bene. Aiutava noi dirigenti anche durante le trattative con calciatori e procuratori, perché potevamo dire che oltre una determinata cifra non era possibile andare. È uno strumento che consente di calmierare i costi e di evitare che la componente emotiva delle proprietà prevalga sulla sostenibilità economica. Sono convinto che anche in Serie C darà risultati molto importanti". Il Salary Cap può aiutare soprattutto i club che retrocedono dalla Serie B? "Sì, perché conosco bene questa situazione. Alla Ternana ci siamo trovati a gestire una retrocessione con costi molto elevati. In Serie B eravamo riusciti a ridurre il budget di quasi dieci milioni, ma dopo la retrocessione ci siamo trovati davanti a enormi difficoltà. All'epoca non esistevano strumenti di tutela come quelli introdotti oggi. Spesso nei contratti non vengono inserite clausole adeguate per la retrocessione, un po' per scaramanzia e un po' per ragioni emotive. Per questo credo servano regole obbligatorie. Il Salary Cap e la riduzione automatica degli ingaggi in caso di retrocessione saranno interventi fondamentali". Se potesse introdurre una sola riforma per la Serie C, quale sceglierebbe? "Ridurre il numero delle squadre professionistiche. Tre gironi da venti squadre sono troppi. Il calcio professionistico deve poggiare su tre pilastri: sostenibilità economico-finanziaria, infrastrutture adeguate e competenze manageriali. Meno società significherebbe anche una fetta più grande dei diritti televisivi da distribuire tra i club. Oggi tra Serie B e Serie C c'è una differenza enorme: si passa da circa sei-sette milioni di mutualità a poco più di settecentomila euro. È evidente che piazze come Padova, Vicenza, Triestina o la stessa Ternana si trovino ad affrontare costi non sostenibili rispetto ai ricavi. Bisogna intervenire sul sistema, altrimenti sarà sempre più difficile garantire la sopravvivenza di molte società".