Crotone, Greco prima del Bari: "Il nostro più grande nemico siamo noi stessi"
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Luca Bargellini
Luca Bargellini
Oggi alle 22:19Serie C
autore Luca Bargellini
16.10.2026 22:19Serie C
Il tecnico rossoblù alla vigilia del Bari: "Dobbiamo migliorare, ma sono fiducioso". Greco si assume le responsabilità e chiede serenità a una squadra giovane
Alla vigilia della trasferta contro il Bari, valida per la 10ª giornata del campionato di Serie C, Leandro Greco difende il lavoro del suo Crotone e invita squadra e ambiente a non farsi condizionare dai risultati. Queste le sue dichiarazioni in conferenza stampa:
Mister, il Bari è una squadra molto solida in casa, dove non ha ancora subito gol. Che partita si aspetta e quale risposta vuole dai suoi ragazzi?
"Affronteremo una squadra candidata a vincere il campionato, che ha investito tantissimo sul mercato. Sarà una partita molto bella, in uno stadio importante. Mi aspetto continuità rispetto alle tante gare che abbiamo disputato bene, anche se con risultati diversi da quelli che avremmo meritato. Lo meritano soprattutto i ragazzi e un ambiente che ha bisogno di energia positiva ed entusiasmo. Vogliamo giocare con le nostre idee e le nostre convinzioni, perché siamo certi che questa sia la strada per raggiungere il nostro obiettivo".
Il Crotone ha subito 15 gol nelle prime nove giornate. Come si spiega questo dato e cosa intende fare per migliorare la fase difensiva?
"Bisogna analizzare come arrivano i gol, per capire se dipendono dalla struttura della squadra oppure da disattenzioni individuali. Quelli subiti nell'ultima partita sono stati soprattutto frutto di errori e di un calo della squadra. Credo che concediamo meno di quanto dicano i numeri, ma dobbiamo certamente migliorare. La svolta deve arrivare attraverso la continuità del lavoro. Non sono quei 45 minuti negativi a farmi cambiare idea sul gruppo o ad aumentare le mie preoccupazioni. Ho visto cose ottime dall'inizio del campionato e altre meno buone, ma resto fedele alle mie idee e convinto che questa squadra abbia tutto per raggiungere l'obiettivo. Il nostro più grande nemico, in questo momento, siamo noi stessi: dobbiamo capire come reagire alle difficoltà e riuscire a proteggerci dalla pressione".
I risultati delle ultime giornate possono alimentare la paura, soprattutto considerando la situazione di classifica. Crede che la rosa abbia le qualità per uscire da questo momento?
"Le partite ci hanno detto che siamo competitivi, mentre i risultati raccontano qualcosa di diverso. Penso alle gare contro Catania e Salernitana, due squadre di alto livello: faccio fatica a pensare che il mio Crotone non sia competitivo. Abbiamo limiti e difficoltà da superare, ma sapevamo dall'inizio che avremmo dovuto lavorare sotto pressione, anche per la penalizzazione che poi abbiamo azzerato. Adesso una vittoria o una sconfitta possono cambiare il modo in cui percepiamo la situazione, ma non è il momento di premere il pulsante del panico. Dobbiamo restare lucidi e concentrati sul nostro percorso. Quando usciremo da questa fase saremo una squadra più matura, soprattutto sul piano della personalità e dell'identità. C'è tanto da migliorare, tecnicamente e tatticamente, ma dobbiamo farlo con fiducia e autostima".
Gli errori individuali si ripetono con frequenza. Dipendono dalle caratteristiche dei giocatori o da una questione di concentrazione?
"Voglio precisare che i complimenti ricevuti finora erano meritati. I ragazzi hanno dimostrato impegno, attaccamento e voglia di ribaltare una situazione difficile. Non possiamo mettere in discussione questi aspetti soltanto perché abbiamo commesso degli errori. Il punto è che siamo stanchi di ricevere complimenti senza ottenere i risultati che, secondo noi, meriteremmo. Siamo una squadra giovane, nuova, che deve imparare a leggere i diversi momenti della partita. Anche nelle giornate negative bisogna sapere come comportarsi: se sei sotto di due gol a pochi minuti dalla fine, non puoi concederne un terzo. Sono dettagli che fanno la differenza tra una squadra matura e una che deve ancora crescere. Dobbiamo ridurre gli errori individuali, migliorare la concretezza negli ultimi trenta metri e imparare a essere più pragmatici quando la partita lo richiede. La sconfitta non deve farci perdere l'equilibrio, perché ci sono anche tanti aspetti positivi".
Che cosa ha cercato di trasmettere alla squadra durante la settimana, soprattutto sul piano psicologico?
"Cerco di essere coerente fin dal primo giorno. Il mio modo di rapportarmi ai giocatori non cambia in base a una vittoria, a un pareggio o a una sconfitta. Ci sono momenti in cui bisogna alzare i toni e altri in cui è necessario abbassarli. Dopo la partita di Catania, probabilmente ho spinto troppo sul piano nervoso. Ritenevo importante la gara contro il Cerignola e forse ho chiesto alla squadra uno sforzo eccessivo dopo due partite impegnative. Anche questo fa parte del mio percorso di crescita. Questi ragazzi hanno bisogno di serenità, di sentirsi sostenuti e di sapere che possono sbagliare, perché stanno dando tutto. Il Crotone non appartiene soltanto all'allenatore o ai calciatori, ma a un'intera città. Per questo è importante sentire l'affetto dell'ambiente, soprattutto nei momenti difficili".
Il Bari è una squadra che concede poco e sa gestire il vantaggio. Come pensa di affrontare la partita?
"Abbiamo analizzato i nostri avversari, ma poi ci sono il campo e i diversi momenti della gara. Noi vogliamo andare a Bari per giocare la nostra partita, cercando di vincere e proponendo quello che rientra nelle nostre caratteristiche, come abbiamo fatto contro Catania e Salernitana. Naturalmente dovremo adattarci alla forza dell'avversario e alle situazioni che si presenteranno. Sappiamo di affrontare una squadra forte, ma per noi è uno stimolo importante: vogliamo misurarci ancora una volta con una realtà di alto livello e capire quanto saremo bravi a metterla in difficoltà".
Come si lavora sulla fase difensiva e quanto pesano gli errori di una squadra giovane?
"Sulla fase difensiva lavoriamo molto e dobbiamo continuare a migliorare. Ritengo, però, che una parte consistente dei gol subiti derivi da errori individuali e da questioni emotive, più che da problemi strutturali. Un giocatore di Serie A commette certi errori meno frequentemente, mentre un ragazzo alla prima esperienza continuativa in Serie C può ripeterli più spesso. Il nostro compito è ridurne il numero attraverso il lavoro. Anche gli errori sotto porta sono spesso legati alla frenesia e alla mancanza di tranquillità. In questo momento il calcio è molto condizionato dallo stato d'animo: quando arrivano i risultati, cresce la fiducia; quando mancano, ogni errore sembra più pesante. Per questo insisto sulla serenità e sulla fiducia. Dobbiamo migliorare tatticamente e prestare attenzione alla fase difensiva, ma credo che i ragazzi abbiano soprattutto bisogno di un riferimento coerente e sicuro".
Anche un allenatore giovane deve crescere. Quali aspetti del suo lavoro ritiene di dover migliorare?
"Sono una persona curiosa, che si mette continuamente in discussione. Ascolto le vostre domande, mi confronto con il mio staff, con il direttore e con il presidente. Sono convinto delle mie idee e voglio trasmettere alla squadra il mio modo di pensare, ma so di avere ancora tanto da imparare. Se non abbiamo ottenuto i risultati sperati o non sono riuscito a far compiere alla squadra il salto di qualità che desideravo, una parte della responsabilità è mia. Credo che il mio passaggio più importante debba riguardare lo stato d'animo. La squadra non ascolta soltanto quello che un allenatore dice, ma anche quello che sente. Anch'io ho paure, dubbi e incertezze, che cerco di gestire nel modo migliore. Posso crescere nella capacità di trasmettere sicurezza e personalità: è un aspetto sul quale sto lavorando molto".
Le alternative in panchina sono all'altezza dei titolari? Come valuta la profondità della rosa?
"Ci sono ragazzi che meriterebbero maggiori opportunità, ma bisogna considerare anche il rendimento di chi sta giocando. Alcuni devono crescere ancora, altri devono dimostrare maggiore determinazione nel conquistarsi una maglia. Tengo comunque tutti sotto osservazione. Quest'estate abbiamo svolto un grande lavoro insieme al direttore sportivo, anche se non tutte le operazioni hanno necessariamente dato subito i risultati sperati. Sono convinto che i giocatori a disposizione abbiano le potenzialità per essere competitivi, compresi quelli che entrano a partita in corso: in diverse occasioni proprio i cambi ci hanno permesso di ribaltare le gare. Non siamo una squadra costruita per vincere il campionato, ma nemmeno una formazione che merita di trovarsi nella posizione attuale. Abbiamo margini di miglioramento importanti e dobbiamo sfruttarli".
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