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Roselli: "Cosenza, situazione insostenibile. Il FVS attuale non basta"

autore
Luca Bargellini
Oggi alle 11:19Serie C
autore Luca Bargellini
12.10.2026 11:19Serie C
Giorgio Roselli alla radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com sulla crisi del Cosenza, i club in difficoltà, la sfida Cittadella-Brescia, il Trento e il FVS: "Serve chi conosce il calcio"
Francesco De Cicco/TuttoLegaPro.com
Francesco De Cicco/TuttoLegaPro.com
La crisi del Cosenza e la corsa al vertice del Girone A di Serie C sono alcuni dei temi affrontati da Giorgio Roselli, intervenuto ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com. L'ex allenatore rossoblù ha analizzato anche il momento del Gubbio, soffermandosi anche sul funzionamento del Football Video Support e sulla necessità di migliorare la gestione degli episodi arbitrali. Cosenza, situazione sempre più difficile. Vede uno spiraglio di luce? "Seguo spesso quanto mi raccontano i colleghi calabresi e sono sinceramente amareggiato. Quando sono arrivato a Cosenza, la squadra stava vivendo una fase di rilancio. Vederla da quasi due anni in questa situazione è triste, al di là della classifica: è soprattutto l'ambiente a essere diventato insostenibile. In piazze come Cosenza, soprattutto al Sud, senza la gente non si può giocare a calcio. Non è soltanto una questione di disputare una partita: il pubblico è una componente fondamentale. Quello che sta accadendo da troppo tempo è brutto e difficile da descrivere. Ne parlo spesso anche con i colleghi calabresi e mi ritrovo a ripetere sempre le stesse cose: qualcosa deve assolutamente cambiare. Una svolta è necessaria, ma cambiare proprietà comporta una serie di difficoltà e, finora, non si è riusciti ad arrivare a una soluzione. A breve sono previste nuove scadenze economiche per i club professionistici. C'è il rischio di rivivere situazioni come quella del Rimini? "La scorsa stagione abbiamo assistito alla fine del Rimini, una cosa che non dovrebbe accadere a nessun club professionistico. Purtroppo, situazioni del genere sembrano verificarsi quasi esclusivamente nel calcio italiano. Una squadra che inizia un campionato deve essere messa nelle condizioni di portarlo a termine. Quando questo non accade, si rischia di creare problemi anche alle altre società. Sono criticità che ci trasciniamo da anni e mi auguro che il nuovo sistema di garanzie che si sta mettendo in atto possa contribuire a risolverle. L'Italia, che ha sempre avuto un calcio di altissimo livello, non può permettersi situazioni simili. Chi inizia una stagione deve poterla finire". Nel Girone B il Gubbio arriva da quattro sconfitte consecutive e ha raccolto soltanto due vittorie. Che cosa serve per uscire da questo momento? "In queste situazioni bisogna saper dare una carezza quando è il momento giusto, ma anche scegliere il modo di giocare più adatto alle caratteristiche dei calciatori a disposizione. La partita più recente, inoltre, va valutata considerando anche il valore dell'avversario, che a mio giudizio era nettamente superiore. Penso che Piero Braglia sia una persona di grande esperienza. In momenti del genere servono figure come lui, capaci di affrontare i problemi e trovare le soluzioni. Il Gubbio dispone di calciatori come La Mantia e Spina, oltre ad altri elementi che considero di valore per la categoria. Credo che sia una squadra in grado di arrivare tra le prime dieci del campionato e sono convinto che Braglia possa fare un buon lavoro". Nel Girone A, invece, il Cittadella sta sorprendendo, mentre in estate il Brescia veniva indicato come la grande favorita. Abbiamo sopravvalutato i lombardi o sottovalutato i veneti? "Probabilmente abbiamo fatto entrambe le cose, io compreso. Onestamente, il Cittadella della scorsa stagione era andato talmente al di sotto delle aspettative da far pensare che un ciclo importante fosse arrivato alla conclusione. Invece, la società è splendida e il direttore è fantastico: è bastato poco per rimettere le cose in carreggiata. Allo stesso tempo, il Brescia ha una proprietà, una piazza, un allenatore e una struttura societaria di grande valore. È una realtà che può affrontare qualsiasi campionato. Credo che tutti abbiamo commesso questo errore di valutazione, anche se la stagione è ancora lunga e può succedere di tutto. Personalmente, ritengo che Cittadella e Brescia siano le due squadre destinate a contendersi i traguardi più importanti. Per me tutto parte dalla proprietà e da due figure fondamentali: chi sceglie i calciatori, cioè il direttore sportivo, e l'allenatore. Sono loro a determinare buona parte del funzionamento di una squadra. I giocatori sono importantissimi, ma senza una struttura adeguata anche l'allenatore più bravo del mondo può incontrare grandi difficoltà. A Cittadella ci sono questi presupposti e la squadra è tornata rapidamente a essere competitiva, come lo era stata negli anni precedenti". Alle spalle di Cittadella e Brescia c'è anche l'Ospitaletto. Chi può essere il terzo incomodo nella lotta al vertice? "Credo che il terzo incomodo possa essere il Trento. Ho anche un po' di affetto per Tabbiani, che è stato un calciatore fantastico ed è un bravissimo allenatore. Conosco le sue qualità e ho potuto apprezzare anche quelle della squadra. Se tutto procederà nel modo giusto e a gennaio arriverà un ulteriore rinforzo sul mercato, il Trento potrebbe inserirsi nella lotta. È una società splendida, come il Südtirol, e lavora con grande attenzione allo sviluppo delle strutture: prima i centri sportivi e lo stadio, poi la squadra. Ci sono società che hanno capito quanto sia importante investire nelle infrastrutture e costruire un progetto solido. Per me sono quelle che lavorano meglio, e il Trento è una di queste. Pensiamo a Cosenza: immaginate che cosa potrebbe succedere con una gestione di questo tipo e una squadra competitiva in Serie B. Con il pubblico che c'è in quella città, quanti spettatori potrebbe portare allo stadio? Non significa che tutte le realtà siano uguali, ma dovremmo prendere esempio da chi lavora bene. Sarebbe già un passo avanti". In Serie C si continua a discutere degli episodi arbitrali. Il FVS, arrivato alla seconda stagione di utilizzo, la convince oppure ci sono aspetti da migliorare? "Il problema non è introdurre il FVS o aggiungere un altro strumento tecnologico: il problema è capire chi deve giudicare le azioni. Chi ha giocato a calcio, in molti casi, conosce meglio le dinamiche di determinati episodi e può interpretarli in maniera più precisa. Gli errori possono capitare. Un calciatore può sbagliare un'occasione a porta vuota e anche un arbitro può commettere un errore, persino dopo una revisione al monitor. Il punto è capire chi valuta quello che è successo. Almeno in determinate situazioni dovrebbe esserci anche qualcuno che abbia una conoscenza diretta del calcio, perché altrimenti si rischia di condizionare partite e campionati. Con l'utilizzo di questa tecnologia, gli errori dovrebbero essere molto meno frequenti. Invece, gli episodi continuano a essere numerosi". La Serie C è anche una palestra per i direttori di gara che si affacciano al professionismo. È un elemento da considerare quando si valutano gli errori? "Tutti possiamo e dobbiamo migliorare, finché ci viene consentito di fare questo mestiere. Gli episodi controversi, però, sono tanti e si verificano in tutte le categorie, non soltanto in Serie C: succede anche in Serie D e in Serie A. È chiaro che affrontare squadre come Perugia, Cosenza e Brescia comporta un coefficiente di difficoltà importante per tutti, compresi gli arbitri. Ma, considerando le tecnologie attualmente a disposizione, gli errori sono sinceramente troppi. È un aspetto sul quale bisogna continuare a lavorare".

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