Cairo, 10 anni alla guida di Rcs: "Il Toro? Posso venderlo, ma..."
Domani, lunedì 3 agosto 2026, ricorreranno dieci anni dall’arrivo di Urbano Cairo alla presidenza e alla carica di amministratore delegato di Rcs MediaGroup. Un traguardo che rappresenta il punto più alto di un percorso imprenditoriale iniziato con la nascita di Cairo Communication, società quotata in Borsa dal 2000. La sua crescita nel mondo dell’editoria è passata anche attraverso il lancio, nel 2004, di tre pubblicazioni di successo: Di Più, Di Più Tv e Diva e Donna. Un anno più tardi è arrivato l’ingresso nel calcio con l’acquisto del Torino, appena dichiarato fallito, poi rilanciato con il nome di Torino FC. Successivamente, nel marzo 2013, Cairo ha acquisito La7, prima del grande passo verso Rcs dieci anni fa.
Il Torino resta sullo sfondo dell’intervista al Corriere della Sera
Il club granata, però, trova poco spazio nella lunga intervista concessa al suo stesso Corriere della Sera. Cairo affronta soprattutto temi legati ai bilanci dei suoi quotidiani, alle attività televisive e alla politica. Solo nelle battute finali arriva una domanda dedicata al Toro, con il giornalista che richiama le critiche dei suoi detrattori: il paragone con Silvio Berlusconi, suo ex datore di lavoro agli inizi della carriera, capace con il Milan di trasformare la storia del calcio italiano. La domanda sottolinea come, secondo alcuni osservatori citati nell’intervista, il percorso di Cairo nel Torino non abbia avuto lo stesso impatto. Al tempo stesso viene evidenziato il valore raggiunto nell’editoria, con il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport considerati patrimoni capaci di equivalere, per prestigio, a grandi successi sportivi. “Il Toro, se arriva qualcuno con i soldi e la passione giusta, posso anche venderlo. Ma non si è ancora presentato nessuno”. Dopo questa breve parentesi, l’intervista torna rapidamente a concentrarsi su La7 e sugli altri temi affrontati.


