D'Aversa e il suo addio al Toro: "Pensavo di restare. Da Petrachi mi aspettavo più chiarezza"
Emanuele Pastorella
Roberto D'Aversa lo dice chiaramente: «Il calcio mi manca». Così il tecnico racconta gli ultimi mesi vissuti lontano dalla panchina del Torino, dopo la decisione del club di non confermarlo. L’allenatore ripercorre quella che è stata la sua esperienza in granata, spiegando di aver creduto nella possibilità di proseguire il lavoro e di essersi guadagnato sul campo la permanenza in Serie A. «Sì, ma lo dico senza polemiche. Avevamo un ritmo da Europa, mi sentivo nel posto giusto in una piazza che abbraccia i miei valori. Io sono uno da Toro». Parole che testimoniano il legame costruito con l’ambiente e la convinzione di aver lasciato una squadra capace di andare oltre una semplice lotta per la salvezza.
Il rapporto con Cairo e la scelta del club
D’Aversa ammette di aver attraversato una fase nella quale aveva iniziato a pensare concretamente alla conferma. «Ad un certo punto ho pensato di poter cambiare il mio destino, poi alcune dinamiche mi hanno fatto capire altro. Ma ringrazierò sempre il presidente, venivo da una stagione non felice: ho provato sensazioni uniche». Il tecnico torna poi sulla decisione della società di puntare su un nuovo allenatore. Non nasconde una certa delusione, soprattutto per le modalità con cui è maturata la scelta. «Non pensavo di restare, ma se il direttore Petrachi me lo avesse detto avrei accettato la sua scelta, da una persona del suo spessore mi aspettavo maggior chiarezza. Un po' di amarezza c’è».
Il giudizio sul nuovo Toro
Nonostante l’addio, D’Aversa continua a guardare con attenzione alle vicende della squadra granata e si augura di vederla in una posizione importante al termine della stagione. «Mi auguro di trovarlo nella parte sinistra della classifica, un club così è impensabile che lotti solo per sopravvivere». L’ex allenatore del Toro ritiene inoltre che la rosa abbia compiuto alcuni passi avanti rispetto alla scorsa stagione, soprattutto in determinate zone del campo. «Per me si è rinforzato rispetto all'anno scorso in alcuni ruoli chiave. L'ho visto contro il Sassuolo, fuori casa ha dimostrato di fare meglio. E il rigore a Bologna era netto, sarebbero stati tre punti che gli avrebbero dato luce».


