ESCLUSIVA TG – Avv. Caliendo: “Sembra che Cairo voglia prendere tempo sullo stadio, forse finalizzato al futuro del Torino”
Elena Rossin
Mauro Caliendo è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Caliendo è un imprenditore, che con la famiglia possiede il birrificio Quota 120. E’ stato il rappresentante della Regione Piemonte nel Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Filadelfia con la carica di vice presidente, per anni ha svolto la professione di avvocato penalista, è stato sindaco di San Damiano d’Asti e ha anche ricoperto l’incarico di presidente del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino. Ed è tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato dello stallo che c’è sullo stadio Grande Torino Olimpico che vede coinvolti il Comune e il club granata.
Il Comune vorrebbe vendere lo stadio Grande Torino Olimpico al club granata, ma nonostante alcuni sviluppi dello scorso 24 aprile (manifestazione d’interesse preliminare finalizzata alla successiva presentazione di una proposta di partenariato pubblico privato mediante finanza di progetto e il coinvolgimento del Politecnico di Torino, al quale da parte del club granata è stato commissionato un protocollo d’intesa per la redazione di un progetto di valorizzazione dell’impianto), tutto al momento è in stallo. E nei giorni scorsi gli avvocati Rendina e Marengo hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti (richiesta di verifica dell’eventuale sussistenza di responsabilità connesse alla violazione delle disposizioni di legge vigenti in materia di gestione e concessione di impianti sportivi, nonché di quelle che disciplinano la corretta gestione delle risorse pubbliche). Di tutta questa vicenda lei cosa ne pensa?
“Premetto che io innanzitutto sono avvocato penalista e adesso, tra l'altro, mi dedico anche ad altre attività che non sono più quelle forensi, quindi è chiaro che dal punto di vista tecnico-amministrativo non sono qualificato per valutare l'operato dell'amministrazione pubblica, del privato, in questo caso Cairo, e men che meno degli avvocati che hanno presentato questo esposto. Però da spettatore esterno, avendo lavorato nella Fondazione Filadelfia e conosciuto Cairo e soprattutto essendomi nota la sua carriera professionale, ho delle perplessità sulla gestione della vicenda stadio e più in generale anche proprio della società Torino FC. Cairo ha dato prova di capacità imprenditoriali negli altri settori della sua vita, mentre in questo non si può dire che non stoni un po' la gestione. Quindi, da fuori, certamente sembra proprio un prendere tempo finalizzato probabilmente anche ad altre scelte strategiche sul futuro del Torino. Viene quasi da pensare che rimanga tutto un po' bloccato, non solo per ottenere migliori condizioni, ma magari proprio ricollegato a un futuro generale del Torino. Non lo so, questo mi viene da pensare”.
Intende quindi un'eventuale cessione del Torino?
“La questione stadio credo che sia importante in un asset societario, quindi non lo so, verrebbe da pensare questo”.
Lo stadio è un bene pubblico e l'amministrazione comunale ha deciso così di concedere al Torino FC una seconda proroga dell’affitto fino al 30 giugno 2027, proprio in virtù della manifestazione d’interesse, e in primavera poi ci saranno le elezioni amministrative, per cui sembra che si traccheggi e non si capisce esattamente dove si voglia andare a parare.
“L'impressione è proprio questa, come se l'unico possibile acquirente dello stadio fosse il Torino e che quindi l'amministrazione dica o questo o, come dire, non ci sono alternative e di conseguenza dobbiamo subire i pensieri del Torino: facciamo passare il tempo, qualcosa capiterà”.
Però lo stadio ha bisogno di essere ristrutturato, piove dentro e durante una partita si sono persino allagati gli spogliatoi per la rottura di tubi, e nonostante la ristrutturazione avvenuta per le Olimpiadi invernali del 2006 è un impianto datato, fu edificato nel 1932 e inaugurato l’anno successivo, e non in linea con gli stadi moderni. Qualcuno dovrà occuparsene, non crede?
“Certo. È chiaro che il tifoso che raffronta la situazione del Grande Torino Olimpico con quella di altre realtà anche italiane di restyling importanti degli stadi, penso, ad esempio, a quelli dell'Atalanta e della Fiorentina o a nuovi stadi come quello della Juventus, non può che essere molto perplesso. Il Torino invece nel 2026 ha uno stadio di concezione dell’inizio degli anni 30 e per quanto sia stato ristrutturato solo 20 anni fa è chiaro che non è al passo con i tempi e non è adeguato a quello che noi pensiamo dovrebbe essere lo stadio del Torino. Probabilmente però è più adeguato alla realtà odierna in cui versa il Toro, che non è proprio quella che noi tifosi vorremmo. Sicuramente saranno scelte strategiche-economiche del Torino. Magari Cairo ci stupirà e nel giro di 15 giorni presenterà un progetto bellissimo, però, nello stato attuale, siamo tutti alla finestra. L'amministrazione comunale dovrebbe essere la prima interessata, come sembra essere dalle dichiarazioni che leggo fatte dagli assessori, infatti bussano alla porta del Torino, ma nessuno risponde”.
Lei è stato Sindaco di San Damiano d’Asti per 10 anni, dal 2009 al 2019, non le sembra assurdo che l'amministrazione comunale di una città grande e importante come Torino non ottenga una risposta tempestiva, precisa e puntuale? La risposta di Cairo potrebbe anche essere che non gli interessa comprare lo stadio e che vuole continuare ad affittarlo, ma almeno lo dica, no?
“Ci sta anche una risposta di questo tipo, per carità. Sembra proprio che venga gestito il Torino come un'attività imprenditoriale e che quindi si vada a una sorta di trattativa con delle pause e delle accelerazioni finalizzate a ottenere delle condizioni migliori. Mi sembra una trattativa con dei silenzi significativi, si direbbe nel diritto amministrativo, per mettere probabilmente in difficoltà la controparte”.
Una sorta di gioco delle parti?
“Sì, sembrerebbe proprio questo. Come dicevo prima, magari verremo stupiti nel giro di una settimana, 15 giorni”.
Ma da tifoso, invece del Toro cosa ne pensa?
“Sono un tifoso del Toro che vive nel ricordo degli anni 90 e ai fasti di allora. Sono ancora in attesa di vedere un Toro degno della sua Storia e quindi vedere questo stadio così mal ridotto e questa gestione del club mi addolora. Da anni viviamo sempre in una situazione di appena sufficienza, in Serie A comunque si rimane, anche a livello sportivo e di parco giocatori. Ma con tutte le difficoltà che ci sono è chiaro che il tifoso del Toro, almeno io, è ormai disincantato, un po' disilluso da questo scenario”.
Spostando il discorso alla squadra, non è quindi soddisfatto da questo avvio di campo?
“Esatto, ma immagino che questo campionato finirà nella media di quelli degli altri precedenti 21 anni. Credo che più o meno finiremo attorno al 10° posto: non ci saranno problemi legati alla retrocessione, ma neanche si potranno avere aspettative di lottare per qualche cosa di più. E fra 20 anni saremo sempre in questa stessa posizione se rimarrà questa proprietà. Per la carità, Cairo dice che se non ci fosse lui magari il Torino sarebbe in Serie B o anche in C e che lui ci assicura quantomeno la permanenza di Serie A con una posizione dignitosa. È sempre il discorso di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Le premesse e le promesse, quando arrivò nel 2005, erano sicuramente diverse, visto che parlava di musichetta della Champions. Colui che portò Cairo al Torino fu l'avvocato Trombetta, astigiano che conosco, e in quei giorni parlavamo e raccontava che Cairo aveva un grande entusiasmo nel prendere il Torino e che voleva fare grandissime cose, poi probabilmente si è scontrato con una realtà che non conosceva neanche lui e quindi ha dovuto abbassare le aspettative. Secondo me, Cairo nel 2005-2006 pensava di poter ottenere maggiori risultati, poi evidentemente le cose sono cambiate.
Mi consola il fatto che ci sono le luci sull’edificare al Filadelfia l’edificio che ospiterà il Museo del Toro. Questa è una cosa bellissima e accende l'entusiasmo, perennemente sul balcone di casa tengo esposta la bandiera del Toro e questa del Museo è una notizia bellissima. Ci saranno da superare ancora grandissime difficoltà, però mi fa piacere poter dire che qualche delibera l’avevamo fatta anche quando c'ero io in Fondazione. Si discussero tanti aspetti sul futuro insediamento del Museo, adesso le cose stanno andando in questa direzione e quindi sono doppiamente contento, questa è proprio una bella notizia”.
Nei giorni scorsi a Trento c’è stato il Festival dello Sport, e Cairo ha dichiarato di essere poco contento per la contestazione dei tifosi e che gli piacerebbe cimentarsi in nuovi progetti che danno entusiasmo …
“Tutti hanno pensato all'acquisto di un'altra società, forse”.
Esatto. Però il calcio dà tanto entusiasmo, lo si è percepito in questi giorni anche nei confronti della Nazionale, con tutte le polemiche che c'erano per il ritorno di Mancini in qualità di CT, ma è bastato vincere due partite con la Turchia e pareggiarne un’altra con la Francia per riaccendere l'entusiasmo sopito, nonostante la sconfitta iniziale col Belgio. Ma l'adrenalina e l’entusiasmo che danno l’essere il presidente di una squadra di calcio gloriosa come il Toro non dovrebbe essere più che sufficiente a Cairo?
“Non è difficile far scattare la scintilla al tifoso del Toro. Noi siamo innamorati di questa maglia. Sono stupito da tutti i successi che Cairo ha avuto nella sua storia professionale, ma sembra che abbia scelto di non adeguare il calcio alla prospettiva dirigenziale che ha negli altri settori delle proprie attività. Da come gestisce il Torino pare che lo tratti in maniera diversa: con minor attenzione. È una cosa che non riesco a spiegarmi, però lui saprà perché fa così. Questo lascia veramente perplessi, perché è un uomo che ha costruito le sue attività anno dopo anno, si sa quello che ha fatto, e poi si pensa al Torino e si constata che non riesce a duplicarne le qualità manageriali in questo settore. Stupisce, è una cosa che veramente non mi sono mai riuscito a spiegare, poiché ho sempre visto Cairo più con l’ottica del bicchiere pieno che non quella del mezzo vuoto. No, proprio non riesco a spiegarmi questa cosa, come credo quasi tutti i tifosi del Toro. Magari il suo intento quando ha preso il Torino era proprio entrare nel mondo del calcio e rimanervi gestendo il nostro Toro come una qualunque altra squadra di calcio e non come meriterebbe per il suo passato e la sua Storia”.


