ESCLUSIVA TG – Antonelli: “Fin dal primo istante Mandragora ha detto che per lui la priorità era il Torino”
Stefano Antonelli è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Antonelli è un agente di calciatori e intermediario di mercato e in passato nella stagione 2007-2008 è stato amministratore delegato del Torino. Con lui che con la sua agenzia, la Football Service, cura gli interessi di Rolando Mandragora insieme al suo socio Luca De Simone abbiamo parlato della trattativa che ha riportato il giocatore al Torino, vi era già stato da febbraio 2021 alla fine della stagione 2021-2022, e quale contributo tecnico potrà dare alla squadra granata.
Mandragora è tornato al Torino quasi sul gong della chiusura del calciomercato con una trattativa non facile, ci racconta?
“E’ stata una trattativa difficilissima. Dodici giorni fa Mandragora era il capitano della Fiorentina nella gara contro il Real Madrid e lo era dal punto di vista dello spogliatoio e del carisma, soprattutto era l'uomo-calciatore che doveva portare il vecchio ciclo verso il nuovo. La Fiorentina quest’estate è cambiata tantissimo. Ma poi è emersa una possibilità di uscita e Mandragora ha ricevuto tantissime richieste tutte insieme, quando il calciomercato va verso la fine sono tante le squadre che hanno bisogno di rinforzarsi e così s’intensificano le richieste. L'Atalanta, il Bologna, il Genoa di De Rossi, ma soprattutto il Besiktas di Italiano lo hanno cercato. E così è cominciata a maturare l’idea che Mandragora potesse trasferirsi altrove. Ma Rolando era incerto se lasciare Firenze oppure no perché Firenze era casa sua. Io e Luca De Simone, il mio socio nella gestione degli interessi di Mandragora, abbiamo parlato lungamente con la Fiorentina per capire bene qual era la situazione, anche perché Rolando ha 29 anni ed è nel pieno della maturità calcistica e della carriera.
Mandragora quando sta in un contesto è il protagonista e non fa il comprimario, questo è abbastanza chiaro. Così nel momento in cui abbiamo capito che c'era la possibilità di lasciare la Fiorentina abbiamo guardato un po' alle varie situazioni che si stavano concretizzano sul mercato e fra queste c’era anche il Torino. Rolando dal primissimissimo giorno ci ha sempre detto: “Lavorate su tutto, ma la priorità è Torino”. Andare al Besiktas sarebbe stato molto più conveniente, anche dal punto di vista economico perché il club turco elargisce stipendi molto elevati e c’era tempo fino al 5 settembre poiché il calciomercato lì chiude sabato. Ma poi il presidente Cairo ha spinto sull’acceleratore in maniera brutale, ma proprio brutale, però in un primo momento abbiamo ancora riflettuto non sull’andare al Torino bensì poiché c’erano tante cose in ballo e tutte insieme.
La verità, perché bisogna essere sinceri, è che Rolando torna al Torino con un merito specifico, al di là del volere di Rolando, di Cairo. Non lo dico per piaggeria poiché non sono un pro Cairo a tutti i costi, anche se sono rimasto in buoni rapporti con lui, ma questa è stata la trattativa di Cairo ed è stata condotta da lui in prima persona perché voleva Mandragora a tutti i costi. In due occasioni gli avevamo detto che era una cosa che non si poteva fare per una serie di controindicazioni economiche e temporali, ma il Presidente non ha mollato un millimetro: questa è la verità. Notte e giorno, notte e giorno, fino alla fine dell’allenamento di ieri della Fiorentina, che prevedeva una doppia seduta, ha insistito e alla fine c'è stata la schiarita totale, e Rolando ha capito che il Toro sarebbe stata la sua squadra”.
Perché Cairo ha voluto così fortemente Mandragora? Forse aveva notato che nel centrocampo del Torino mancava un elemento?
“Secondo me ci sono due motivi, ma questo lo dico io non me lo ha detto Cairo: il primo è che a Cairo non è mai andato giù il fatto di aver perso Mandragora nel 2022, ma all'epoca c'era tutta una situazione complicata relativa al riscatto e ad altri fattori come la cessione di Bremer che avrebbe potuto permettere a Cairo di poter risolvere la situazione e gratificare Rolando in un certo modo economicamente. Ma nel frattempo però era arrivata la Fiorentina in maniera brutale e non c'era stato nulla da fare perché i tempi non erano sufficienti per Cairo per poter trovare una soluzione diversa. Tra Cairo e Rolando è rimasta sempre una grande sintonia e lui sa che se Mandragora fosse rimasto ancora una stagione al Torino ne sarebbe diventato il capitano. L’altra è che adesso il Torino punta sui giovani perché così vuole Cairo.
Per inciso, ho sempre consigliato a Cairo negli ultimi tempo che se il Torino non è nella condizione di fare le coppe e voli pindarici e, per essere sinceri, ci sono 7-8 squadre che sono superiori per fatturato e organico, per giunta lui è un super contestato dai tifosi anche se arrivasse a portare la squadra chissà dove, e quindi la cosa migliore da fare è produrre calcio, produrre patrimonio e produrre calciatori e per poterlo fare serve un grande mix fra giovani e più esperti che abbiano carisma”.
Quali sono i termini del contratto di Mandragora?
“Quattro anni di contratto senza opzioni o altro”.
Lo stipendio sarà quindi in linea con le attuali regole che vigono al Torino?
“E’ in linea con quelli dei giocatori più rappresentativi”
Mandragora ha comunque voluto tornare Torino?
“Ha solo voluto il Torino perché fino all'ultimo istante Italiano lo ha chiamato, anche ieri, per dirgli di raggiungerlo al Besiktas promettendogli anche lauti guadagni. Ma ieri Rolando gli ha comunicato che aveva fatto la sua scelta: il Torino.Per Mandragora Torino è la sua città e il Toro è la sua squadra vuoi perché ci è stato un anno e mezzo e anche perché aveva già prima vissuto a Torino quando era alla Juventus e la famiglia si trova bene in città, anzi benissimo. E poi l’indole di Rolando è battagliera, guerrigliera e il Toro è quindi la sua squadra ideale, lo è nella sua testa”.
Quanto la sua esperienza potrà essere utile in campo e nello spogliatoio visto che nel Torino ci sono anche parecchi giocatori giovani soprattutto a centrocampo che è il fulcro di ogni squadra?
“Lo dimostra la stessa Fiorentina che ha fatto un mercato chapeau, però lì in mezzo c'è una situazione di qualità sicuramente sopra la media, di responsabilità carismatica e quindi d’esperienza molto lontana. La Fiorentina sarà una di quelle squadre che ci metterà un po' di più perché non c'è esperienza in mezzo al campo, ma poi emergerà. Oggi, ammesso e non concesso, anche prima ho detto quanto sarà importante per i giovani e quindi dico che un Rolando Mandragora - come accadde ai tempi dell’Udinese quando c’erano giocatori come Di Natale davanti e Giampiero Pinzi in mezzo al campo con Domizzi dietro che fecero fare tante plusvalenze in quegli anni con i giovani – accadrà lo stesso al Torino grazie ai quei 3 o 4 calciatori carismatici che conoscono esattamente il messaggio societario e permetteranno ai giovani di crescere. Fu lo stesso all’Udinese con giovani veri come Alexis Sanchez, Inler, e Cuadrado, che crebbero e diventarono anche plusvalenza, un patrimonio per la società. Questo è il lavoro che fanno questi grandi giocatori: fanno crescere i giovani.
Rolando ha 29 anni e negli ultimi due, in particolare, ha fatto 14 gol da centrocampista e 56 partite in Europa, il record storico di tutta la storia della Fiorentina di presenze in Europa League, ed è quello che più di tutti ha fatto gol fra i centrocampisti italiani, è in una situazione, se fosse possibile, migliorativa”.
Starà adesso ad Abate decidere chi far giocare e quando, ma Mandragora sarà un protagonista?
“Non abbiamo neppure avuto il bisogno di parlare con Abate perché se il Torino ha avuto questa straordinaria veemenza nell'andare a prendere Mandragora è matematico che il primo ad esserne contento è l'allenatore.
Tutto parte dal centrocampo, lo si sa. Ragionavamo con Rolando, il Toro ha una squadra che se si metterà un po’ in carreggiata potrà giocarsela un po’ con tutti, lasciando stare ovviamente le grandi con le quali non ha nulla da perdere”.


