Torino, pari amaro con il Lecce: granata spenti, Abate non trova la svolta
Elena Rossin
Altro che Torino acceso e con il coltello fra i denti. Contro il Lecce, i granata si sono accesi soltanto nel finale, quando ormai il pareggio era diventato il risultato da evitare. L'1-1 lascia l'amaro in bocca alla squadra di Abate, che alla vigilia aveva chiesto una prestazione di carattere e soprattutto una vittoria per riscattare le sconfitte contro Como e Frosinone.
Un punto che può soddisfare il Lecce, arrivato a Torino con l'obiettivo di muovere la classifica, ma che non può certamente accontentare i granata. Nelle intenzioni della vigilia, infatti, la partita avrebbe dovuto avere un esito diverso.
Abate aveva chiesto una squadra accesa ed era convinto che i suoi avrebbero disputato una partita giusta contro un avversario complicato. La risposta del campo, però, è stata differente. Il Torino continua ad avere difficoltà nella lettura dei momenti della partita, fatica a sfruttare l'inerzia della gara e soprattutto non riesce a produrre un gioco offensivo sufficientemente efficace.
Il problema più evidente è stato il risveglio tardivo, arrivato soltanto dopo essere andati in svantaggio e aver subito il pareggio. Abate continua a parlare di un gruppo in crescita, di un percorso nel quale possono esserci anche delle cadute, ma gli ultimi passi falsi rischiano di vanificare i progressi mostrati nelle tre vittorie consecutive contro Udinese, Parma e Monza.
Contro il Lecce, al di là degli ultimi minuti, non si è visto un Torino capace di imporre il proprio gioco e affrontare la partita con quella determinazione che l'allenatore aveva richiesto.
Le assenze di Mandragora e Rodriguez hanno sicuramente pesato, ma Abate non vuole cercare alibi. Resta però un dato: quando mancano alcuni uomini chiave e Vlasic non riesce a esprimersi al meglio, questa squadra fatica enormemente, anche contro avversari alla portata e in difficoltà.
Torino-Lecce, la cronaca: una partita bloccata e poche occasioni
Fin dai primi minuti il Torino ha cercato di far girare il pallone, ma la manovra è risultata troppo lenta e prevedibile. La squadra faticava a trovare gli spazi, mentre il Lecce riusciva a chiudere efficacemente le linee di passaggio, impedendo ai granata di avvicinarsi alla porta difesa da Falcone.
I salentini hanno puntato soprattutto sulle ripartenze, senza però riuscire a creare particolari pericoli. Ne è uscita una partita piuttosto noiosa, con pochissime occasioni da entrambe le parti.
La prima opportunità degna di nota è arrivata al 22', quando Veiga ha impegnato Perri, bravo a salvare la propria porta. Per il resto, poche idee e tanti errori da entrambe le squadre.
Al 27' Fatah è caduto in area dopo un contatto con Coco e Belghali, ma per arbitro e VAR non ci sono stati gli estremi per assegnare il calcio di rigore.
L'unica vera occasione del Torino nel primo tempo è arrivata al 43': Simeone si è trovato a tu per tu con Falcone, ma ha calciato alto. In ogni caso, l'arbitro aveva già interrotto il gioco per un fallo di mano del Cholito.
Un primo tempo povero di contenuti offensivi, nel quale il Torino non è mai riuscito a trovare ritmo e profondità.
Doppio autogol e partita riaperta: il Torino si sveglia troppo tardi
Nella ripresa Abate ha inserito Adams al posto di Kulenovic (46'), cercando di dare maggiore peso all'attacco. Il Lecce ha provato ad alzare il pressing e a costruire qualche occasione, ma Kaba ha sprecato due opportunità al 56' e al 58'.
Il Torino, invece, ha continuato a faticare nella costruzione offensiva, vedendo abortire quasi tutti i tentativi di avanzare.
A sbloccare il risultato, al 60', è stato un autogol di Gaspar, che ha portato avanti i granata. Abate ha quindi inserito Gineitis al posto di Fitz-Jim (61'), mentre Di Francesco ha risposto al 72' con una tripla sostituzione: dentro N’Dri, Coulibaly e Geubbels per Dembélé, Kaba e Stulic.
La risposta del Lecce è arrivata praticamente subito. Al 73' è stato Bragança a firmare un altro autogol, questa volta a favore dei salentini, riportando il risultato in parità.
Abate ha provato a cambiare ancora, inserendo Aboukhlal per Cacciamani al 78' e Casadei e Ilkhan per Bragança e Vlasic all'82'.
Soltanto a quel punto il Torino ha cominciato a spingere con maggiore convinzione. Di Francesco, intuendo il cambio di atteggiamento dei granata, ha effettuato all'87' gli ultimi due cambi conservativi, inserendo Siebert e Fofana al posto di Maleh e Fatah, con l'obiettivo di proteggere il pareggio.
Il finale, però, è stato tutto di marca granata.
Adams ha colpito il palo all'88' e ha avuto un'altra occasione al minuto successivo. Nello stesso frangente anche Simeone è andato vicino al gol, mentre Belghali ha avuto una possibilità al 90'.
Il Torino ha finalmente mostrato quella determinazione che era mancata per gran parte della partita, ma ormai era troppo tardi per trasformare il pareggio in una vittoria.
Abate è arrabbiato: “Serviva qualche cosa in più”
Il Torino avrebbe potuto vincere? Assolutamente sì. Le occasioni del finale lo dimostrano, ma i limiti tecnici e caratteriali della rosa, sommati alle assenze di giocatori importanti come Mandragora e Rodriguez, hanno finito per pesare sul risultato.
Nel post partita Abate non ha nascosto la propria delusione, pur spiegando alcune delle scelte effettuate durante la gara.
L'allenatore ha ammesso: “Non possono far giocare sempre gli stessi perché nelle ultime settimane anche a livello fisico eravamo calati un po’ lì davanti”.
La scelta iniziale di Kulenovic, al posto di Adams, è stata dettata anche da una precisa strategia: “un allenatore pensa ai piani gara e a come poter forzare la partita e volevo lasciare una delle due punte da utilizzare e gara in corso perché sia Simeone sia Adams possono cambiare la gara".
Abate ha riconosciuto anche che le sostituzioni avrebbero potuto arrivare prima, spiegando le ragioni della propria attesa: “Non avevamo grandissimo equilibrio però avevo Belghali che non sapevo quanto avrebbe retto e dietro Comuzzo che stava stringendo i denti e quindi stavo temporeggiando perché non volevo finire gli slot dei cambi”.
Torino, i limiti sono evidenti: “Ci siamo abbassati troppo”
Nel dopo gara Abate ha individuato anche uno degli errori principali commessi dalla sua squadra dopo il vantaggio.
“E’ un peccato che dopo essere andati in vantaggio per 5-10 minuti ci siamo abbassati troppo frettolosamente e invece avremmo potuto alzare il baricentro di 10-15 metri" ha detto nel post gara in conferenza stampa l’allenatore granata.
Una lettura che fotografa bene le difficoltà del Torino: una squadra che, anche quando riesce a trovare il vantaggio, non sempre sa gestire il momento e finisce per concedere campo e fiducia agli avversari.
Abate ha poi analizzato la prestazione, soffermandosi soprattutto sulla mancanza di energia offensiva nella prima frazione.
“Nel primo tempo – ha detto Abate commentando la partita - siamo stati ordinati uscendo dalla loro prima pressione e non era facile tirarli fuori perché per ogni palla persa rischiavamo il contropiede. Ci sono mancati gli ultimi 30 metri. Eravamo poco energici e poco vogliosi nell’attaccare gli spazi e fare corse a vuoto. Invece nel 2° tempo ho visto di più. Dobbiamo stare attenti ai dettagli perché sul gol preso potevamo coprire meglio la palla sapendo che era un mancino e che sterza sempre in mezzo al campo. E’ stato un peccato aver avuto due palle gol nitide per vincerla e non essere riusciti a segnare: questo crea ancora più rabbia".
Parole che confermano come il problema non sia soltanto legato agli episodi o alla sfortuna. Al Torino manca ancora qualcosa per riuscire a trasformare il possesso palla in occasioni concrete e per mantenere alta l'intensità durante tutta la partita.
Lo stesso allenatore ha insistito su questo concetto: “Le occasioni sono state nette per vincere la partita, serviva qualche cosa in più per far girare gli episodi a nostro favore. Tra palo dentro e fuori alla sfortuna non credo e quindi evidentemente ci manca qualche cosa che dobbiamo mettere dentro".
Un'ammissione importante: Abate sa che la squadra ha dei limiti e che per fare il salto di qualità non basta più affidarsi alle singole fiammate o agli episodi favorevoli.
La sosta arriva al momento giusto: il Torino deve ritrovare equilibrio
Adesso per il Torino arriva la sosta del campionato, che potrebbe rappresentare un'occasione preziosa per recuperare gli infortunati, evitare nuovi problemi fisici e soprattutto ritrovare quell'equilibrio che sembrava essere stato raggiunto dopo la prima pausa.
Il calendario, alla ripresa, non sarà certamente semplice: i granata affronteranno il Napoli, un avversario di livello e non facile da affrontare, che sta attraversando una fase caratterizzata da alti e bassi.
Abate dovrà sfruttare queste settimane per lavorare soprattutto sull'identità della squadra, sulla velocità della manovra e sulla capacità di attaccare gli spazi. Perché contro il Lecce il Torino ha dimostrato ancora una volta di poter creare pericoli, ma soltanto quando ha deciso di aumentare ritmo e aggressività.
Nel commentare la prestazione, l'allenatore ha spiegato anche perché non si sia visto quel Torino con il coltello fra i denti che aveva chiesto alla vigilia.
"Nella prima costruzione siamo usciti molto bene contro una squadra che chiudeva molto bene gli spazi, poi ci è mancata l'energia negli ultimi 30 metri dove potevamo fare molto di più sia con le mezze sia con gli attaccanti. Questo è venuto a mancare assolutamente nel 1° tempo. Nella ripresa invece siamo stati nello sporco contro una squadra che ti aspettava e ripartiva, potevi rischiare di perdere ma non abbiamo concesso niente e in fin dei conti le occasioni nette nel finale le abbiamo avute noi. Quando una squadra ti aspetta non puoi sempre andare all'arrembaggio ed esporre il fianco per cui la manovra deve essere molto più ragionata, ma non significa che debba essere lenta o sotto ritmo. Potevamo fare molto di più, ma la manovra ragionata ci ha fatto fare gol anche agli altri e creare occasioni".
La spiegazione dell'allenatore non cancella però le difficoltà emerse contro il Lecce. Il Torino ha bisogno di ritrovare continuità, personalità e soprattutto una maggiore capacità di interpretare le diverse fasi della partita.
Le tre vittorie consecutive avevano fatto intravedere una squadra in crescita. Le successive difficoltà hanno però riportato a galla problemi che sembravano almeno in parte superati.
La domanda adesso è una sola: basterà la sosta per restituire ad Abate un Torino davvero acceso, capace di giocare con intensità e personalità per tutti i novanta minuti?


