Oliver Bierhoff, quattro tifosi al suo arrivo all'Udinese. E non il preferito di Zac
“Sempre con un abbigliamento inappuntabile. Arrivava con la su59 a agenda e la stilografica con la quale prendeva appunto di tutto, non a caso adesso parliamo di uno che sarebbe poi diventato manager della nazionale di calcio tedesca. Si capiva subito che sarebbe divenuto un dirigente”: Claudio Pasqualin parlava così, qualche anno fa, di Oliver Bierhoff. Un attaccante straordinario, portato in Italia dall'Ascoli ma diventato grande con un'altra casacca bianconera, cioè quella dell'Udinese, con Zaccheroni come allenatore.
Eppure il ricordo iniziale a Udine non è uno dei migliori, come detto dallo stesso Bierhoff. "Quando ci presentarono non c’era euforia, forse quattro tifosi. Chiedo a Zaccheroni: 'Mister, è contento che sia qui?' e lui mi risponde 'non sei stata la mia prima scelta, però lavoreremo insieme'. Poi mi dice: 'Per te mi hanno cacciato a Venezia'. Io avevo fatto un bellissimo gol con l’Ascoli al suo Venezia e secondo lui era fallo di mano, anche quella sconfitta gli costò il posto".
Sessantadue gol in cento presenze e probabilmente la sensazione che la vita sia cambiata, non solo a Bierhoff ma anche al buon Zac che poi allenerà anche Milan, Inter e Juventus, vincendo l'unico Scudetto proprio con il tedesco al centro dell'attacco, al Milan. Oggi Oliver Bierhoff compie 58 anni.
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano





