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L'ultimo idealista della panchina: Silvio Baldini e la sua crociata per l'anima del calcio

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Redazione TMW
Oggi alle 06:07Altre Notizie
autore Redazione TMW
21.10.2026 06:07Altre Notizie
Il Commissario Tecnico non arretra di un millimetro, dopo i deferimenti e le polemiche, un nuovo durissimo affondo dal Salone d'Onore del CONI.
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© foto di www.imagephotoagency.it

Un uomo contro il sistema, guidato solo dai propri principi e da una visione quasi mistica del rettangolo verde, Silvio Baldini, attuale commissario tecnico della Nazionale Under 21 (e traghettatore della Nazionale maggiore nelle amichevoli di giugno dopo l'addio di Gattuso), ha confermato ancora una volta di essere la voce più fuori dal coro del panorama calcistico italiano.
L'ultimo durissimo attacco è andato in scena ieri, 19 ottobre 2026, dal prestigioso palcoscenico del Salone d’Onore del CONI, a margine della consegna dei premi Scopigno e Pulici.
"Il problema sono i dirigenti, non i giovani. Il calcio vive di bugie", ha tuonato il tecnico toscano di fronte alla platea, rincarando la dose su una battaglia ideologica che va avanti ormai da mesi. Secondo Baldini, la crisi del talento in Italia non è legata alla mancanza di materia prima, ma a una classe dirigenziale inadeguata: "Si vedono i giovani come un problema e i vecchi come una garanzia. Io vi dico che ci sono 30 giovani pronti per giocare".
Le parole di ieri non sono un fulmine a ciel sereno, ma l'ennesimo capitolo di una narrazione esplicita che ha radici profonde.
Solo poche settimane fa, il 7 ottobre 2026, lo stesso Baldini aveva rivelato un retroscena emblematico, legato proprio alla sua ormai celebre espressione sui "dirigenti lestofanti":

"Sono stato interrogato dalla Procura Federale, volevano sapere chi fossero. Pensavo mi arrivasse un'e-mail di complimenti dalla Federazione, invece mi ha convocato la Procura".
Il muro contro muro tra l'allenatore di Massa e i vertici del pallone nostrano era iniziato ufficialmente il 29 maggio 2026, giorno della sua presentazione a Coverciano. In quell'occasione, Baldini aveva scoperchiato il vaso di Pandora con un attacco frontale senza precedenti: "Il calcio italiano è in mano a dirigenti che io definisco lestofanti, che pensano ai propri interessi e non alla crescita del gioco. Finché ci saranno loro, l'Italia non andrà ai Mondiali. Non ho il curriculum, ma ho dei principi".
Una linea dura che aveva già tracciato al momento del suo insediamento all'Under 21 nel settembre del 2025, quando promise di voler "difendere i ragazzi dagli squali", ribadendo poi la stessa filosofia durante l'esperienza a Pescara, dove spiegava che "davanti ai valori e alla semplicità il lestofante si sente inadeguato e deve nascondersi".
Quella di Baldini è una coerenza romantica e spietata, che affonda le radici in oltre vent'anni di carriera vissuta ai margini dei compromessi. È lo stesso uomo che nei primi anni duemila, a Empoli, dichiarava di preferire "andare a cercare i funghi nei boschi della Versilia" piuttosto che assecondare le richieste di direttori sportivi e procuratori.
Un tecnico capace di unire un misticismo quasi religioso, come durante la cavalcata trionfale verso la Serie B con il Palermo nel 2022, definita un "percorso dell'anima dettato dal destino", a improvvisi e storici scatti d'ira, come il celebre calcio nel sedere sferrato al collega Domenico Di Carlo nel 2007.
Oggi, dai vertici delle nazionali giovanili, Silvio Baldini continua la sua rivoluzione culturale, resta da capire se il calcio italiano deciderà di ascoltare il suo grido d'allarme o se preferirà, ancora una volta, affidarsi ai faldoni della giustizia sportiva per provare a silenziare l'ultimo vero idealista della panchina.

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Immagine editoriale di Ivan Cardia
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