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Bruxelles amara (e un po' inquietante): il "Paracadute Playoff" si è aperto, ma sotto ci sono gli squali
Oggi alle 01:15Primo Piano
di Lorenzo Casalino
per Tuttoatalanta.com

Bruxelles amara (e un po' inquietante): il "Paracadute Playoff" si è aperto, ma sotto ci sono gli squali

Doveva essere la notte della leggerezza, dell'assalto all'Europa che conta senza troppi calcoli. È diventata la notte dei rimpianti e, diciamocelo, di qualche preoccupazione vera. L'Atalanta torna dal Belgio con un pugno di mosche, un 15° posto che sa di condanna ai lavori forzati e la consapevolezza di aver buttato via un'occasione non tanto per la classifica (gli ottavi diretti erano un miraggio), quanto per l'autostima. Perdere ci sta, ma perdere così, "sciolti" e senz'anima contro un avversario modesto, fa male.

Hien, Musah, Samardzic: le risposte che non sono arrivate. Il turnover era necessario, d'accordo. Ma le risposte delle seconde linee sono state un pugno nello stomaco. Partiamo da Isak Hien: il feeling con Palladino non è mai sbocciato e ieri abbiamo capito perché. Tolto il gol miracoloso a Genova, lo svedese è l'ombra del muro ammirato con Gasp. Insicuro, distratto, protagonista di un avvio horror. Se questo è il sostituto dei titolari, c'è da tremare.

A centrocampo, Yunus Musah ha confermato di essere un pesce fuor d'acqua. Preso per far rifiatare capitan De Roon, ha peccato di leziosità e confusione. Il riscatto dal Milan, a oggi, sembra un'utopia lontana. E poi c'è il caso Lazar Samardzic: talento cristallino, certo, ma ieri sera irritante. Dribbling fini a se stessi, testa bassa e l'atteggiamento di chi forse pensa già al mercato. L'Atalanta non può permettersi presunzione, nemmeno dai suoi gioielli più puri.

Ahanor, il gigante bambino (e l'unico sorriso). In questo grigiore, l'unica luce arriva dalla carta d'identità più verde. Ahanor, il "bambino" del gruppo, è stato il migliore. Ha lottato, ha sofferto, ci ha messo la faccia quando i veterani si nascondevano. Se un ragazzino è l'unico a salvarsi nel naufragio tecnico e caratteriale, deve far riflettere tutti, a partire dai senatori.

Il rischio Dortmund e l'incubo playoff. Ora non nascondiamoci dietro al dito del "sarebbe stato playoff comunque". Arrivare noni o decimi avrebbe significato un sorteggio più morbido. Il 15° posto ci espone al rischio mortale di pescare "mine vaganti" come il Borussia Dortmund o Olympiacos. Un playoff contro il Muro Giallo sarebbe affascinante, ma sportivamente drammatico. Si poteva e si doveva evitare questo scenario, o almeno provarci con un altro spirito.

Palladino e l'altalena che preoccupa. Mister Palladino parla di "dispiacere" e non di delusione, ma gli alti e bassi di questa squadra iniziano a essere un fattore. Passare dal poker al Parma al nulla cosmico di Bruxelles è sintomo di una fragilità mentale che non ci possiamo permettere. Domenica c'è il Como, poi la Coppa Italia con la Juve. Serve ritrovare la rotta subito, perché l'Europa non aspetta e gli squali, ai playoff, sentono l'odore del sangue.

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© foto di https://x.com/ChampionsLeague
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