Palladino in conferenza: "O si vince o si impara. Il nostro scudetto sono questi tifosi incredibili"
Una notte in cui il divario tecnico e fisico ha assunto i contorni di una sentenza inappellabile, eppure illuminata da una straordinaria lezione di civiltà sportiva proveniente dagli spalti. Dopo il pesante 1-6 subìto per mano del Bayern Monaco nell'andata degli ottavi di Champions League, l'allenatore dell'Atalanta, Raffaele Palladino, si è presentato nella sala stampa della New Balance Arena per analizzare una sconfitta che brucia ma che, al tempo stesso, consegna al gruppo un prezioso bagaglio d'esperienza. Il tecnico campano non si è trincerato dietro facili alibi: ha riconosciuto l'assoluta superiorità della macchina perfetta guidata da Vincent Kompany, ha rivendicato con fermezza le proprie scelte tattiche – condizionate anche da un'infermeria affollata – e ha suonato immediatamente la carica in vista del cruciale scontro di campionato contro l'Inter. Soprattutto, ha voluto elevare a veri trionfatori della serata i tifosi bergamaschi, autori di un tributo d'amore incondizionato che ha commosso l'intero stadio. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
È stata una serata oggettivamente complessa e il passivo è di quelli che lasciano un segno profondo. Teme che possa esserci un pericoloso contraccolpo psicologico all'interno dello spogliatoio? E che giudizio si sente di dare sulla straordinaria e commovente risposta del pubblico bergamasco?
«C'è un profondo e sincero dispiacere per l'andamento di questa serata, perché ovviamente non era il risultato che speravamo di regalare alla nostra gente. Tuttavia, come avevo già anticipato nella conferenza della vigilia, eravamo perfettamente consapevoli di affrontare la squadra che, in questo momento storico, è probabilmente la più forte al mondo, e stasera lo hanno dimostrato sul campo in maniera inequivocabile. Faccio i miei più sinceri complimenti al Bayern Monaco, alla loro società e a un allenatore bravissimo come Kompany, perché mi hanno letteralmente impressionato. Dobbiamo accettare il verdetto del campo con grande serenità e maturità, riconoscendo che i loro valori tecnici sono semplicemente straordinari. Detto questo, il mio pensiero va ai nostri tifosi: stasera sono stati indiscutibilmente i migliori in campo. Ci hanno incitato e applaudito dal primo all'ultimo secondo e, a fine gara, ci siamo recati sotto la curva per ricevere un tributo fantastico. Non è da tutti assistere a una scena del genere dopo una sconfitta così larga. È una dimostrazione d'amore inestimabile verso di noi, li ringraziamo dal profondo del cuore e cercheremo di ripagarli sùbito. Non ci sarà alcun contraccolpo psicologico: questa squadra ha un DNA ben preciso e ha sempre dimostrato di sapersi rialzare immediatamente nelle difficoltà. Lo faremo già a partire da sabato».
La scelta di schierare una formazione spiccatamente coraggiosa e a trazione anteriore ha fatto discutere. Con il senno di poi e alla luce del risultato, riproporrebbe il medesimo schieramento tattico per provare ad arginare i bavaresi?
«Le rispondo con assoluta fermezza: sì, con il senno di poi riproporrei esattamente le stesse scelte. La decisione di partire con un assetto tattico improntato sul 4-4-2 o 4-2-3-1, con due punte di peso, è figlia di due fattori cruciali. In primo luogo, avevamo chiuso benissimo l'ultima gara di campionato contro l'Udinese adottando proprio questo schema, che si incastrava bene per andare a prendere i riferimenti del loro 4-2-3-1. In secondo luogo, non dobbiamo assolutamente dimenticare l'emergenza con cui ci siamo presentati a questo appuntamento: avevamo tantissime assenze pesanti. Davanti ci mancavano elementi di raccordo e qualità come De Ketelaere e Raspadori, eravamo molto corti. Ho quindi cercato di mettere Krstovic e Scamacca insieme per dare maggior peso e profondità all'attacco. In mezzo e dietro, inoltre, pagavamo le defezioni pesantissime di Ederson e Scalvini. Nel secondo tempo ho anche provato a ripristinare il nostro consueto sistema di gioco a tre, ma l'inerzia non è affatto cambiata. Questo dimostra che il problema non è mai il modulo o la lavagna tattica: il divario è dettato esclusivamente dai valori assoluti espressi in campo, che oggi si sono rivelati nettamente superiori ai nostri. Dobbiamo solo accettarlo».
Paradossalmente, considerata l'oggettiva ingiocabilità di questo Bayern e un percorso europeo che sembra ormai essersi chiuso stasera, questa dura lezione può trasformarsi in un prezioso bagaglio d'esperienza in vista della corsa in Serie A e in Coppa Italia? Sfidare l'Inter sapendo che nessuno in Italia è paragonabile ai bavaresi può alleggerire la pressione?
«Assolutamente sì. Quando hai il privilegio di affrontare corazzate di questa immensa caratura e di misurarti in ogni singola zona del campo con campioni di questo calibro, il tuo livello di percezione, di intensità e di esperienza si alza inevitabilmente. È un processo di crescita accelerato. Quando poi torni a calcare i campi nazionali per affrontare squadre che, pur fortissime, sono per forza di cose inferiori a un Bayern stellare, ti porti dietro un bagaglio di malizia e consapevolezza superiore. Come dico sempre ai miei ragazzi: nello sport o si vince, o si impara. E noi stasera abbiamo imparato tantissimo da una squadra fenomenale, che con ogni probabilità arriverà ad alzare questa coppa. Faremo tesoro di questa serata».
Riprendendo la sua massima "o si vince o si impara": nello specifico, cosa ha insegnato all'Atalanta una batosta di queste proporzioni e come si fa concretamente tesoro di una simile caduta per continuare a scalare la montagna?
«Ci ha fornito innumerevoli spunti di riflessione e di studio. In questi pochi giorni a disposizione per preparare la partita, avevamo sezionato il Bayern al video. Abbiamo analizzato le loro ultime dodici gare, notando un dato schiacciante: tutte le squadre che hanno provato a difendersi con un blocco basso, portandoseli sistematicamente in casa, hanno perso e sono state letteralmente stritolate. Hanno individualità talmente forti nell'uno contro uno che, se gli concedi il limite dell'area, ti fanno a fette. L'alternativa era andarli a prendere alti, accettando il rischio enorme che potessero attaccarci la profondità. Abbiamo scelto coraggiosamente questa seconda strategia, soprattutto nel primo tempo, perché è l'identità che ci ha condotto fin qui, permettendoci di battere squadre come Chelsea, Borussia Dortmund ed Eintracht. Il nostro credo non si discute. Cosa impariamo? Che contro questi alieni devi rasentare la perfezione nei minimi dettagli. Sul primo gol subìto da palla inattiva, ad esempio, ci è mancata comunicazione e dovevamo essere più attenti. Sono frazioni di secondo che a questi livelli paghi a carissimo prezzo».
Oltre all'innegabile divario tecnico visto in campo, quanto può incidere moralmente questa sconfitta sull'umore del gruppo? E, a livello puramente fisico, c'è speranza di recuperare qualche pedina fondamentale per sabato?
«Sotto il profilo morale, questa sconfitta non deve in alcun modo scalfire le nostre certezze. Certo, incassare sei reti nel nostro stadio ci fa malissimo e nessuno di noi nasconde che questa sarà una notte pesante e insonne da smaltire. Ma ho un gruppo di uomini veri, che ha sempre reagito colpo su colpo alle cadute. Nello spogliatoio ho detto loro di alzare immediatamente la testa, di recuperare ogni stilla di energia e di sintonizzare sùbito i radar sul campionato. Non avevamo la presunzione di arrivare in finale di Champions League: essere qui era un sogno magnifico che abbiamo vissuto a occhi aperti. La nostra vera realtà e i nostri obiettivi concreti si chiamano Serie A e Coppa Italia, due competizioni in cui siamo ancora pienamente in corsa e protagonisti. Onoreremo la gara di ritorno a Monaco, ma ora il focus è l'Inter. Riguardo all'infermeria, domani faremo la conta, ma sono fiducioso di poter reintegrare qualche elemento prezioso: Scalvini rientrerà dalla squalifica, e monitoreremo i progressi di Ederson e De Ketelaere sperando di averli a disposizione».
Anche la tifoseria bavarese ha elogiato pubblicamente la grande sportività del pubblico bergamasco. In una serata inevitabilmente amara per il risultato, la inorgoglisce il fatto che la squadra e l'ambiente abbiano comunque rispecchiato fedelmente il DNA orgoglioso e corretto di Bergamo?
«Ne sono estremamente orgoglioso. Dal punto di vista dell'impegno, non posso rimproverare una singola virgola alla mia squadra: hanno dato tutto, correndo e sudando la maglia fino al novantesimo, provando a lottare e a ripartire in transizione persino sul punteggio di 6-0. E il pubblico... il pubblico stasera merita un 10 in pagella con lode. Hanno mostrato una maturità e una cultura sportiva che altrove sono rare. Sentire l'intero stadio applaudire sinceramente la prodezza di Olise in occasione del 5-0 per il Bayern è un gesto di sportività pura, una lezione di stile che non appartiene a tutti. L'abbraccio finale sotto la curva è il motore che ci spinge ad andare avanti: proveremo a ripagare questo immenso amore già dalla prossima battaglia in campo».
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