Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / atalanta / Primo Piano
Sarri in conferenza: "Vogliamo vincere e giocarci la competizione"TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 19:01Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Sarri in conferenza: "Vogliamo vincere e giocarci la competizione"

[CLICCA QUI PER AGGIORNARE IL LIVE]

Maurizio Sarri presenta così la gara valida per la finale di ritorno dei playoff della UEFA Conference League in programma domani contro l'Hapoel Tel-Aviv. Ecco quanto evidenziato da TMW

NESSUN TIMORE, MA ZERO PRESUNZIONE - Il ritorno impone una lettura che parta dai novanta minuti già giocati, unico materiale realmente affidabile per impostare la vigilia. «Ci baseremo su quella che è stata la gara dell'andata», spiega il tecnico, che rinnova il rispetto per un avversario apparso brillante sul piano atletico e caricato sul piano nervoso: «Ci troviamo di fronte a una squadra con una grande condizione fisica e molto determinata». La linea di condotta richiesta ai suoi si muove su un crinale sottile, tra fiducia e misura: «Noi non dobbiamo avere nessun timore, ma voglio vedere una squadra convinta di potercela fare senza però peccare di presunzione».

UNA CRESCITA CHE PASSA DAL CAMPO - A una settimana esatta dall'esordio ufficiale, l'allenatore misura i progressi senza proclami, ribadendo che il cantiere resta ampiamente aperto. «Siamo ancora in un periodo della stagione in cui c'è tanto da lavorare», premette il tecnico, che individua però nelle gare che contano il miglior acceleratore per il gruppo: «Le partite ufficiali fanno bene. In questo momento la squadra mi sembra in crescita, anche a livello di condizione fisica».

DE KETELAERE E IL TEMPO PERDUTO - Il rientro del fantasista belga procede a rilento, condizionato da un calendario personale che ne ha compresso in modo sensibile il lavoro con il gruppo. Il tecnico ricostruisce la sequenza degli eventi che ne hanno rallentato l'inserimento: «De Ketelaere è rientrato poco tempo fa dal Mondiale e poco dopo ha avuto problemi all'adduttore: ha fatto pochi allenamenti con noi». Resta però intatta la considerazione per il contributo tecnico che il belga può garantire una volta a regime: «Seppur ci possa dare una mano sotto il profilo della qualità».

CONFERENCE, PRIMA ENTRARCI - Interrogato sulle ambizioni continentali, il tecnico rifiuta ogni proiezione affrettata e riporta il discorso alla soglia da varcare. «Non lo so. La squadra va valutata nel corso delle settimane, però questa competizione va affrontata nella maniera migliore», sottolinea l'allenatore, che rivendica anche una ragione personale nel valore dell'impegno infrasettimanale: «Anche perché non mi piaceva non giocare il mercoledì e il giovedì». La scaletta delle priorità è dunque netta, così come la percezione di un torneo cresciuto in qualità: «La priorità ora è entrare in Conference, poi si vedrà, seppur penso che il livello si sia alzato notevolmente».

DETTARE I RITMI, IL VERO OBIETTIVO - Al di là delle scelte di formazione, il tecnico spiega quale identità stia cercando di imprimere al gruppo, individuandone l'essenza nel dominio del tempo di gioco. «A livello di mentalità sto cercando di costruire una squadra che detti i ritmi della partita», spiega l'allenatore, che porta a esempio proprio il rovescio di quella medaglia osservato nell'ultima uscita di campionato: «Se dovessi trovare un difetto della gara contro il Sassuolo direi quello che è successo dopo i primi trenta minuti di buon livello: un contesto in cui non avevamo più il controllo della partita». La ricetta per il ritorno, dunque, mette insieme identità e capacità di adattamento: «Cercheremo di fare la nostra gara, riadattandoci anche a quello che sarà l'approccio dell'avversario».

LA PAROLA CHE NON GLI APPARTIENE - C'è un verbo che nel lessico corrente del calcio ricorre con insistenza e che il tecnico rifiuta di far proprio, perché contraddice l'identità che intende trasmettere ai suoi. «Nel calcio c'è una parola che non capisco: gestire», scandisce l'allenatore, disposto ad ammettere una sola eccezione, quella dei minuti conclusivi in cui il risultato va difeso: «È un qualcosa di estremamente difficile; se poi intendi che quando manca poco alla fine devi reggere, allora va bene». Al di fuori di quel frangente, l'atteggiamento richiesto non ammette sfumature: «Io penso che la nostra mentalità debba vedere sempre l'Atalanta fare la partita».

PAZIENZA E CENTO PER CENTO - Affrontare un appuntamento pesante in pieno agosto impone un approccio mentale particolare, sospeso tra la consapevolezza di un percorso appena avviato e l'urgenza del risultato. Il tecnico rivendica anzitutto la necessità di tempi lunghi: «Ci vuole sempre pazienza nel costruire qualcosa di importante: il piano è questo», spiega, senza però trasformare la premessa in un alibi. «Al netto delle difficoltà bisogna sempre andare avanti», avverte l'allenatore, che riporta tutto alla soglia dei novanta minuti in arrivo: «Domani vogliamo giocarcela alla pari: dare il 100% delle nostre possibilità».

IL VANTAGGIO DEI NOVANTA MINUTI - L'ipotesi che i minuti già accumulati nelle gambe possano rappresentare un margine a favore viene accolta dal tecnico con una prudenza metodica, che rifiuta le scorciatoie interpretative. «Sono situazioni che vanno analizzate», premette l'allenatore, consapevole che sul periodo dell'anno si possa costruire qualsiasi narrazione: «Come detto prima, se si parla del periodo possiamo dare tutte le motivazioni del mondo». La bussola, però, resta una sola e coincide con l'obiettivo europeo: «Quello che mi preme di più è dare tutto per entrare in Conference League».

SCAMACCA E KRSTOVIĆ, UN PROBLEMA GRADITO - Il ballottaggio in attacco viene rovesciato dal tecnico in una risorsa, perché disporre di due terminali offensivi in ascesa è una condizione che nessun allenatore rifiuterebbe. «Se la mia difficoltà è scegliere tra due giocatori forti e che possono crescere, direi che ben vengano queste cose», sorride l'allenatore, che promuove entrambi senza distinzioni: «Stanno facendo bene tutti e due: Scamacca e Krstović hanno giocato una buona gara. Sono giocatori in crescita e saranno decisivi». Il criterio della scelta, dunque, sarà affidato allo stato di forma del momento, senza escludere la soluzione più suggestiva: «Decidere chi far giocare verrà dettato dalla loro condizione: non escluderei chepossano giocare insieme».

© Riproduzione Riservata

 

Altre notizie