L'Atalanta non muore mai: Krstovic gela San Siro tra le polemiche e frena la fuga dell'Inter
L'Atalanta guidata da Raffaele Palladino dimostra di possedere un cuore d'acciaio e, smaltita a fatica la tremenda tempesta europea, riemerge dalle sabbie mobili del Meazza strappando un punto dal peso specifico incalcolabile. Contro una capolista arrembante ma colpevolmente sprecona, la compagine bergamasca ha saputo soffrire in silenzio, incassare i colpi e pungere al momento giusto, sigillando un prezioso 1-1 al termine di una ventinovesima giornata macchiata da roventi polemiche arbitrali agli sgoccioli del match.
L'ATTESA E LO SVANTAGGIO - Le profonde scorie della disastrosa serata continentale contro il Bayern hanno inevitabilmente condizionato l'approccio tattico degli ospiti. L'undici orobico si è presentato sul prato di Milano con un atteggiamento decisamente più abbottonato e conservativo del solito, rinunciando al consueto pressing asfissiante per non prestare il fianco alle letali ripartenze avversarie. Il sottile equilibrio si è però spezzato al ventiseiesimo minuto: Federico Dimarco ha sventagliato con il contagiri per l'inserimento di Denzel Dumfries, il quale ha innescato una rapida combinazione che ha visto Marcus Thuram appoggiare per Nicolò Barella. Il centrocampista sardo ha allargato intelligentemente il gioco premiando l'accorrente Francesco Pio Esposito, il cui potente mancino ha trafitto un Marco Carnesecchi apparso tutt'altro che impeccabile nella circostanza.
LA SOPRAVVIVENZA OROBICA - Trovato il meritato vantaggio, i padroni di casa non sono riusciti ad azzannare definitivamente la preda, dilapidando una quantità industriale di occasioni per chiudere i conti. La ripresa si è di fatto trasformata in un monologo offensivo meneghino orchestrato dalle lucide geometrie di Henrikh Mkhitaryan, ma la mira ha tradito a più riprese gli avanti di casa. Thuram ha prima sbattuto addosso a Carnesecchi in disperata uscita e ha poi graziato la retroguardia ospite fallendo un pretenzioso colpo di tacco su un invitante traversone di Ange-Yoan Bonny, mentre Dumfries ha allargato troppo il compasso sprecando una colossale palla gol sul primo palo. Errori fatali che hanno infuso nuova linfa alla tenace formazione lombarda.
IL FINALE INCANDESCENTE E IL PAREGGIO - Avvertendo l'odore del sangue e l'ansia avversaria, i bergamaschi hanno coraggiosamente alzato il baricentro negli ultimi, concitati scampoli di gara. Se un monumentale Carlos Augusto è riuscito in scivolata a negare a Ederson la deviazione vincente su un insidioso cross teso di Tommaso Bernasconi, nulla ha potuto la difesa interista all'ottantaduesimo. L'azione che ha portato al definitivo 1-1 è destinata a far discutere a lungo i salotti televisivi: in un contrasto estremamente ruvido, Dumfries è finito a terra lamentando un'evidente spinta da parte di Ibrahim Sulemana. Il direttore di gara ha clamorosamente lasciato proseguire, permettendo al centrocampista di calciare a rete; Yann Sommer ha respinto corto il disperato tentativo, consegnando a Nikola Krstovic il più comodo dei tap-in a porta sguarnita.
Il pareggio ha fatto letteralmente esplodere lo stadio in un boato di indignazione, culminato con l'inevitabile cartellino rosso sventolato in faccia a un furibondo Cristian Chivu per le veementi proteste. Per l'Atalanta, al contrario, si tratta di un'iniezione di fiducia vitale che profuma di rinascita, un mattoncino fondamentale per riprendere la corsa europea senza guardarsi indietro.
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