Hien a DAZN: "Il coraggio è nel nostro DNA. Col Bayern è andata male ma abbiamo dato tutto"
Buttarsi alle spalle le scorie di una pesante notte europea e ritrovare immediatamente lo smalto delle grandi occasioni sul palcoscenico di San Siro. La missione della formazione bergamasca passava inevitabilmente per una reazione d'orgoglio contro i campioni in carica dell'Inter. A fotografare l'ottimo pareggio colto al Meazza è Isak Hien, roccioso difensore centrale scandinavo, gettato nella mischia a gara in corso per blindare la retroguardia e conferire nuova linfa alla squadra. Ai microfoni di DAZN, il centrale svedese non si limita ad analizzare la vibrante sfida contro i milanesi, ma torna a petto in fuori sulla discussa mentalità mostrata in Champions League, rivendicando l'essenza stessa di un gruppo che non rinuncerà mai al proprio coraggio e alla propria proverbiale aggressività. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
La partita di San Siro ha vissuto di due volti diametralmente opposti. Nel primo tempo la squadra ha sofferto l'iniziativa avversaria, poi il vostro ingresso in campo dalla panchina ha garantito la scossa necessaria per rimettere la sfida sui binari giusti.
«Il primo tempo è stato oggettivamente molto tosto e complicato da gestire, perché affrontavamo un avversario di altissimo livello che ci ha costretti a stringere i denti e a difenderci con ordine. Quando un giocatore viene chiamato in causa dalla panchina in una situazione del genere, il suo unico pensiero deve essere quello di aiutare concretamente i compagni, fornendo energie fresche e fisicità. Si deve entrare sul terreno di gioco con lo spirito giusto, con la massima concentrazione e la voglia di spaccare la partita: ed è esattamente quello che abbiamo provato a fare noi subentrati per dare il nostro contributo alla squadra».
Venite inevitabilmente da una sconfitta europea che ha lasciato il segno, dopo la quale si è discusso tantissimo dell'atteggiamento estremamente spregiudicato adottato contro il Bayern Monaco. Alla luce della reazione ammirata oggi nella ripresa, possiamo affermare che questo coraggio sfrontato sia il vero DNA della squadra e che, di fatto, non esista una versione di voi senza questo approccio temerario?
«Sì, sono assolutamente d'accordo con questa lettura. Noi abbiamo sempre interpretato le partite giocando esattamente in questo modo, mettendo in campo una dose massiccia di coraggio contro qualsiasi avversario. Questa è la nostra identità più profonda, un marchio di fabbrica che ci caratterizza e che non vogliamo assolutamente smarrire o snaturare. Sappiamo perfettamente di aver affrontato una gara di una difficoltà estrema contro il Bayern Monaco e siamo altrettanto consapevoli che sia andata male dal punto di vista del risultato finale. Lo sappiamo noi e lo sanno tutti. Eppure, noi abbiamo provato a fare il nostro calcio a viso aperto, senza speculare. Questo è lo spirito indomito che vogliamo e dobbiamo sempre mettere in campo, in ogni singola competizione. Contro i tedeschi il verdetto è stato severo, ma possiamo guardarci allo specchio sapendo di aver dato tutto quello che avevamo fino all'ultimo respiro».
Poche parole, ma cariche di significato e consapevolezza. Il difensore svedese spazza via le critiche e rilancia le ambizioni del gruppo, ribadendo un concetto fondamentale: l'identità tattica e caratteriale non si negozia mai. Un segnale di compattezza vitale per riprendere la marcia in campionato con rinnovata fiducia.
INTER-ATALANTA 1-1 (p.t. 1-0)
26' P. Esposito (I), 82' Krstovic (A)
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