De Roon nella storia dell'Atalanta: "435 presenze e non mi fermo. Kane insegna l'umiltà, in Italia siamo troppo statici"
Una notte agrodolce nel ventre di Monaco di Baviera. Se da un lato l'eliminazione dalla massima competizione europea si consuma sotto i colpi di un avversario implacabile, dall'altro la storia bussa alla porta di Marten de Roon. Il capitano olandese, scendendo in campo per la quattrocentotrentacinquesima volta con la maglia dell'Atalanta, ha eguagliato il leggendario record di Gianpaolo Bellini. Un traguardo monumentale, celebrato ai microfoni di Prime Video con la consueta lucidità e intelligenza tattica. Mettendo da parte le scorie del severo 4-1 incassato all'Allianz Arena, il centrocampista ha tracciato un'analisi profonda sul divario tra il calcio italiano e l'élite continentale, incoronando il Bayern Monaco come favorita assoluta e indicando la via dell'umiltà per riprendere immediatamente la marcia in campionato. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Partiamo dall'affetto del pubblico e da un traguardo storico. Oggi tocca quota 435 presenze, eguagliando il record assoluto di Bellini. Se cancellassimo il passivo di queste due sfide contro il Bayern, restano 433 battaglie di altissimo livello. Che sapore ha questa serata?
«È una serata dalle emozioni contrastanti, ma ci tengo innanzitutto a ringraziare i nostri tifosi: ci hanno seguito fin qui in tantissimi e ci hanno sostenuto ininterrottamente. Sono felice di aver segnato almeno un gol per loro in questo stadio. Per quanto riguarda il record, sono immensamente orgoglioso: 435 presenze sono un traguardo straordinario, un numero che certifica un lungo percorso di dedizione. Tuttavia, non ho la minima intenzione di fermarmi qui. Mi sento estremamente vivo, la condizione fisica mi supporta e ho una voglia matta di continuare a lottare. Aver raggiunto la vetta delle presenze nella storia di questo club è un onore immenso che porterò sempre nel cuore».
La squadra deve guardare avanti, ma incassare due risultati così pesanti contro un avversario di qualità siderale può lasciare delle scorie o, al contrario, insegnare qualcosa di prezioso per il prosieguo della stagione?
«Credo fermamente che da due batoste del genere si debba trarre il massimo degli insegnamenti. Abbiamo faticato tremendamente: all'andata abbiamo provato ad aggredirli alti, stasera abbiamo scelto di abbassare il baricentro, ma il risultato è stato ugualmente severo perché si sono dimostrati semplicemente troppo forti per noi in questo momento. Misurarsi con un avversario dotato di una velocità di pensiero e di esecuzione così pazzesca ci farà bene. Aver toccato con mano i loro movimenti e la loro intensità ci fornirà una marcia in più per affrontare il campionato. Adesso la priorità è alzare immediatamente la testa, perché domenica ci attende una sfida cruciale prima della sosta».
Da olandese a olandese, come sottolineava Clarence Seedorf dallo studio, sembra quasi che passando dai ritmi vertiginosi della Champions a quelli della Serie A tutto si muova al rallentatore. Pensi che il nostro calcio debba imparare qualcosa da questa intensità?
«Sono completamente d'accordo con l'analisi di Clarence. Noi in Italia abbiamo il dovere di guardare a queste corazzate e imparare la loro fluidità di movimento e la loro rapidità di esecuzione. La Champions League ti sbatte in faccia una realtà evidente: il nostro calcio a volte risulta troppo statico e forse eccessivamente imbrigliato nei tatticismi. La tattica è la forza storica dell'Italia, certo, ma a livello europeo paghiamo il gap sulla velocità e sulla verticalità. Dobbiamo imparare ad attaccare e aprire gli spazi in modo diverso. Parliamo di attaccanti come Kane che si abbassano a fare i terzini o i registi per liberare corridoi in cui si inseriscono ferocemente difensori e centrocampisti. Quando affronti una mobilità simile, vai in asfissia e fai una fatica tremenda a difendere».
Avendo affrontato le migliori squadre d'Europa in questi anni, dove collochi il Bayern Monaco di Vincent Kompany? Possono essere considerati i favoriti assoluti per la vittoria finale?
«Per me sono senza alcun dubbio i favoriti numeri uno per la conquista della coppa. In questa stagione abbiamo affrontato formazioni eccellenti come il Paris Saint-Germain, che ci ha impressionato per forza, ma questo Bayern mi ha lasciato letteralmente sbalordito. Sono una squadra totale, a cui non manca nulla in nessun reparto. E la cosa spaventosa è la loro profondità: stasera hanno schierato una formazione stellare pur dovendo rinunciare a giocatori del calibro di Kimmich, Musiala e Olise. Hanno una rosa semplicemente pazzesca».
L'aspetto che colpisce di più è forse l'umiltà dei loro campioni. Vedere Harry Kane che, sul punteggio aggregato di 9-1, rientra davanti alla propria difesa per smistare palloni è una lezione di mentalità impressionante. È questo il vero segreto da rubare ai top club?
«Assolutamente sì. Questo è l'insegnamento più grande che ci portiamo a Bergamo. Dobbiamo guardare a questi fuoriclasse ed essere molto umili, capendo che se giocatori di questo livello planetario si sacrificano e difendono con il coltello tra i denti fino al novantesimo minuto sul 9-1 a favore, allora noi non abbiamo alcuna scusa per non fare altrettanto o per non fare di più in ogni singola occasione. Da campioni di questa caratura si impara la vera essenza del calcio, fatta di immenso talento ma soprattutto di un'abnegazione e di una mentalità d'acciaio».
Un'analisi lucida e priva di alibi che onora la fascia da capitano e il primato di presenze appena eguagliato. Marten de Roon trasforma la dolorosa lezione bavarese in un manifesto programmatico per il futuro del club e del calcio italiano, indicando nella verticalità e nell'umiltà del sacrificio i veri segreti per colmare il gap con l'Olimpo europeo.
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