Palladino in conferenza: "Fragilità mentale e sfortuna, ma non cerchiamo alibi. Pagato lo shock con la Lazio"
La ferita europea sanguina ancora e il contraccolpo psicologico ha presentato un conto salatissimo. L'Atalanta vista in terra sarda si è riscoperta fragile, vittima dei propri fantasmi e di un approccio alla gara che ha compromesso irrimediabilmente il piano tattico. Raffaele Palladino si presenta in sala stampa con l'onestà intellettuale di chi sa leggere le dinamiche di uno spogliatoio svuotato dalle recenti fatiche fisiche e nervose. Dalle scorie della Coppa Italia ai difetti di concentrazione costati il terzo gol, fino all'amarezza per un assalto finale generoso ma respinto dai legni e dai guantoni avversari: l'allenatore campano analizza il momento di flessione, tracciando la via per non disperdere il patrimonio costruito in questa stagione. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister Palladino, la squadra è apparsa irrazionale e mentalmente fragile, quasi schiacciata dalle conseguenze dell'eliminazione contro la Lazio. Considerando il vostro eccellente ruolino di marcia esterno, queste recenti e inspiegabili battute a vuoto lasciano interdetti. Come si giustifica un simile blackout psicologico?
«La sua è un'analisi che condivido in pieno e, in tutta onestà, faccio fatica io stesso a capacitarmi di come sia potuta accadere una cosa del genere. La verità è che oggi siamo scesi in campo subendo gol praticamente ancora negli spogliatoi. È evidente che non siamo riusciti a voltare pagina dopo la tremenda delusione e la batosta incassata mercoledì in Coppa Italia. In questi quattro giorni ho tentato in ogni modo di stimolare i ragazzi, di infondere fiducia e di aiutarli a recuperare le energie nervose perse, sperando in una scossa d'orgoglio. Invece ci siamo ritrovati subito con l'handicap dell'1-0 e, dopo appena otto minuti, il passivo era già raddoppiato. La gara si è fatta subito in salita, ma devo riconoscere alla squadra il merito di aver saputo reagire dopo una prima mezz'ora in cui gli avversari hanno sporcato costantemente le linee di gioco. Siamo stati bravi a rimetterla in piedi; ciò che davvero non mi spiego, e che mi rammarica profondamente, è la leggerezza con cui abbiamo incassato il terzo gol. Una rete da sciocchi, figlia di disattenzioni difensive inaccettabili. Nel secondo tempo si è giocato pochissimo, tra le loro continue perdite di tempo e un Caprile in stato di grazia che ci ha negato la gioia del gol in più occasioni. Il dispiacere è enorme, perché volevamo mantenere vivo a tutti i costi il sogno di un traguardo europeo importante. Ora la distanza si è dilatata, ma abbiamo il dovere morale di azzerare tutto e focalizzarci immediatamente sul prossimo impegno».
Nonostante il terzo gol subito, il tempo per raddrizzare la partita non mancava, considerando anche l'indole battagliera dell'Atalanta. Nel finale lei ha stravolto l'assetto tattico inserendo tutto il potenziale offensivo a disposizione, chiudendo di fatto con sei attaccanti. Al netto del fattore psicologico, è mancata la qualità nelle giocate risolutive?
«Le rispondo con estrema schiettezza: in questo momento ci sta girando tutto storto, ci è mancato un pizzico di fortuna, per non usare altri termini. Arriviamo con costanza e pericolosità negli ultimi sedici metri, ma puntualmente ci imbattiamo in portieri che compiono autentici miracoli. È un copione che si ripete: è successo nelle scorse partite, si è visto contro la Juventus, si è materializzato contro la Roma e si è confermato oggi. Costruiamo una mole di gioco imponente, ma non riusciamo a concretizzare in proporzione a quanto produciamo. Nel finale ho gettato nella mischia tutti i giocatori offensivi che avevo a disposizione, chiudendo la gara con cinque o addirittura sei attaccanti puri. Non sono una persona che cerca alibi o che crede ciecamente nella sfortuna, ma ci sono periodi nell'arco di una stagione in cui la palla semplicemente non vuole saperne di entrare. L'unica ricetta che conosco è accettare il momento senza farsi travolgere dallo sconforto, mantenere la lucidità e continuare a lavorare duramente, con la consapevolezza nei nostri mezzi. Magari già dalla prossima gara invertiremo la tendenza, producendo un volume di gioco inferiore ma capitalizzando al massimo ogni singola occasione».
Un'analisi lucida che non fa sconti, quella di Palladino, il quale riconosce i limiti attuali di un gruppo logorato dagli impegni ma si rifiuta di issare bandiera bianca. La strada verso l'Europa si è fatta in salita, eppure l'atteggiamento fiero e battagliero del tecnico ribadisce come, dalle parti di Zingonia, la parola resa non sia contemplata nel vocabolario.
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