Il mal di gol che frena la Dea: Palladino tradito da De Ketelaere e dai trequartisti dalle polveri bagnate
Volare ad alta quota senza la consueta e proverbiale pioggia di reti è diventata un'impresa ai limiti dell'impossibile per l'Atalanta. Il recente e scialbo pareggio a reti inviolate incassato contro il Genoa non ha fatto altro che scoperchiare definitivamente il vaso di Pandora di un reparto offensivo diventato improvvisamente stitico e discontinuo. I quarantasette centri messi a referto in questa Serie A rappresentano un'inevitabile doccia fredda se paragonati alla strabordante macchina da guerra ammirata solo dodici mesi fa, capace di sfondare il muro delle settantuno reti giunti a questo punto del torneo.
L'ASSOLUZIONE DEI NUMERI NOVE - Il tribunale della critica ha spesso puntato l'indice contro i terminali offensivi, ma la matematica offre un verdetto diametralmente opposto. Nonostante il fantasma dei ventotto gol stagionali siglati da Mateo Retegui nella passata annata aleggi ancora sulla New Balance Arena, l'attuale coppia di prime punte ha svolto il proprio dovere. Sia Gianluca Scamacca che Nikola Krstovic hanno varcato l'agognata soglia della doppia cifra in campionato, timbrando dieci volte a testa il cartellino. A livello complessivo, il romano si issa a quattordici centri, mentre il montenegrino segue a ruota a quota dodici (includendo l'acuto in Coppa Italia). Un bottino di tutto rispetto, ottenuto alternandosi quasi scientificamente, visto che l'esperimento del tandem dal primo minuto varato dal tecnico Raffaele Palladino si è palesato solo nella sfortunata notte bavarese di Champions League e proprio nell'ultima, bloccata uscita col Grifone.
IL BLACKOUT DEI RIFINITORI - Il vero, profondo buco nero della Dea si spalanca drammaticamente alle spalle degli attaccanti. – come analizza L'Eco di Bergamo – a mancare all'appello sono clamorosamente le stoccate di trequartisti, seconde punte ed esterni offensivi. L'unico a salvarsi dal naufragio statistico è il solito Mario Pasalic, capace di arrampicarsi a dieci marcature totali. Tuttavia, il croato ha gonfiato la rete prevalentemente nelle notti magiche di coppa, fermandosi a soli tre sigilli in Serie A e agendo quasi sempre da mediano puro piuttosto che da incursore. Sotto accusa finisce prepotentemente Charles De Ketelaere: il belga, pur dispensando sette pregevoli assist, si è smarrito al momento di concludere. Le sole cinque reti stagionali stridono con la qualità eccelsa di un talento che staziona perennemente nell'ultimo terzo di campo.
LE POLVERI BAGNATE DELLE ALTERNATIVE - L'impatto delle seconde linee ha generato altrettante delusioni. Lazar Samardzic ha illuminato la scena europea con quattro perle, ma in Italia è sprofondato nelle gerarchie: appena due gol e troppe panchine per poter incidere con la sua proverbiale fantasia e imprevedibilità. Lo spartito non cambia analizzando l'apporto dell'ex Southampton Kamaldeen Sulemana: impiegato col contagocce dall'inizio, il ghanese avrebbe dovuto spaccare le partite in corsa con la sua rapidità, ma il bilancio recita un misero tris di reti in trentacinque apparizioni. Un copione simile a quello vissuto da Nicola Zalewski, adattato spesso a trequartista defilato ma per natura più propenso allo scatto e al cross che alla conclusione a rete.
L'EQUIVOCO TATTICO E L'EREDITÀ PESANTE - A gennaio la dirigenza ha tentato di scuotere il reparto inserendo Giacomo Raspadori per colmare il vuoto lasciato dall'addio di Ademola Lookman, volato via dopo aver firmato tre centri nel girone d'andata. L'ex napoletano, però, non ha ancora trovato la chiave per graffiare. I due soli timbri in tredici presenze sono in parte giustificati da un collocamento tattico che lo costringe a un logorante lavoro di ripiegamento sull'out mancino, allontanandolo fatalmente dalla zona calda dell'area di rigore. Calibrare meglio la sua posizione, avvicinandolo alla porta, sarà un imperativo vitale per le prossime sfide.
Per invertire la rotta e afferrare per i capelli la qualificazione europea, la Dea ha un disperato bisogno di ritrovare i gol del suo reparto creativo. Le ultime tre battaglie stagionali non ammettono più alibi: i fantasisti devono tornare a ruggire, per il presente e per dettare le future gerarchie di mercato.
© Riproduzione Riservata






