Sarri e quella paura da 91 che profuma di scudetto: il Napoli lo aspetta, ma l'Atalanta è già all'opera
C'è un numero che torna, ronza, non lascia in pace: 91 punti. Lo scudetto sfumato nel 2018, quello rimasto nell'albergo — o chissenefrega dove, come direbbe lui stesso — è la ferita che Maurizio Sarri porta cucita addosso da otto anni, la cicatrice lucente di un calcio straordinario che non ottenne il riconoscimento che meritava. Ora, mentre il mercato delle panchine entra nel vivo e il suo nome riecheggia tra Napoli e Bergamo, il Comandante sta riattraversando quei fotogrammi come se cercasse la risposta a una domanda rimasta aperta: e se si potesse ricominciare proprio da lì?
LA TENTAZIONE PARTENOPEA E I SUOI INGREDIENTI - La suggestione di un ritorno a Napoli non è sentimentale: è anche tecnica, concreta, studiata. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – Sarri conosce già la rosa che Antonio Conte gli lascerebbe in eredità e non la trova affatto disadatta alla sua idea di calcio. Il 4-3-3, o il 4-3-1-2 nelle sue varianti, tornerebbe ad animarsi con mezze ali di qualità, un regista dalla visione profonda, esterni offensivi capaci di illuminare e un centravanti cinico e polivalente. La struttura difensiva è rassicurante. Il talento c'è. Maurizio Sarri ha già espresso apprezzamento per Rafa Marin, difensore valorizzato al Villarreal, e per Noa Lang, ala olandese che ai tempi del PSV era già tra i suoi profili preferiti. Tutto torna, tutto combacia.
IL GELO MAI DIVENTATO VELENO - Con Aurelio De Laurentiis c'è stata una frattura, certo. La separazione fu burrascosa e polemica. Ma né il presidente partenopeo né il tecnico toscano hanno mai trasformato quella rottura in giudizi velenosi: anzi, in privato come in pubblico, entrambi hanno continuato a riconoscere le qualità dell'altro. È quella stima silenziosa, mai del tutto estinta, il carburante che tiene viva la trattativa. Una sottile forma di gelo, dunque, ma non una guerra. E le guerre che non ci sono si risolvono più facilmente delle altre.
L'ATALANTA NON STA A GUARDARE - Ma il Napoli non è l'unica voce in capitolo. L'Atalanta ha già messo sul tavolo un'offerta formale: tre anni di contratto fino al 2029 con 3,5 milioni netti a stagione, una proposta pensata per anticipare il Napoli e chiudere la partita prima che si apra davvero. Dietro la mossa bergamasca c'è la regia di Cristiano Giuntoli, il nuovo direttore sportivo in arrivo a Zingonia, che con Sarri ha già lavorato proprio a Napoli e che conosce meglio di chiunque le leve per convincerlo. Un asse che profuma di déjà vu, nel senso migliore del termine.
LA DECISIONE SLITTA A FINE CAMPIONATO - Per il momento, il Comandante non ha ancora detto né sì né no a nessuno. Prima deve incontrare Claudio Lotito — col quale ha ancora un contratto fino al 2028 alla Lazio — per ufficializzare l'addio al club biancoceleste e liberarsi da qualsiasi vincolo. Solo dopo quel colloquio potrà pronunciare un sì definitivo. Nel frattempo, il Napoli ha già iniziato ad allargare il proprio ventaglio di alternative, guardando con interesse anche a Massimiliano Allegri e Vincenzo Italiano: un segnale che i tempi di attesa hanno un limite.
Quella paura da 91, dunque, sta diventando propulsione. Sarri la conosce bene, sa come domarla. La domanda è dove sceglierà di farlo: sotto il Vesuvio, dove i fantasmi del quasi-scudetto reclamano un esorcismo definitivo, o alla New Balance Arena, dove Giuntoli ha già preparato il terreno per un nuovo ciclo tutto da costruire. Il Palazzo — l'uno o l'altro — li aspetta entrambi.
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