Perché Sarri deve scegliere Bergamo? Nove anni d'Europa, bilanci blindati e Giuntoli come architetto del futuro
Cinque volte in Champions League, tre in Europa League, una in Conference. Nove qualificazioni europee in dieci stagioni: un dato che racconta meglio di qualsiasi comunicato stampa la solidità strutturale di questa Atalanta. Quando Maurizio Sarri — corteggiato con insistenza crescente dalla dirigenza nerazzurra — si siederà a ragionare sulla proposta bergamasca, troverà di fronte a sé una realtà che non ha bisogno di illusioni o promesse. I numeri parlano da soli. E il progetto che lo aspetterebbe a Bergamo è costruito su fondamenta che poche altre piazze italiane possono vantare.
UNA STRUTTURA CHE NON TREMA - L'Atalanta non è diventata una presenza fissa nel calcio europeo per caso o per un ciclo fortunato. Alla base di tutto c'è una struttura societaria stabile ad altissimi livelli, con un profilo economico e finanziario che molti club di prima fascia si sognano. Il segreto è nella semplicità della catena di comando: Antonio Percassi, presidente, e Luca Percassi, amministratore delegato, sono gli interlocutori diretti con cui il direttore sportivo si confronta per definire strategie di acquisto, cessione e gestione complessiva della rosa. Poche figure, ruoli chiari, decisioni rapide. Una macchina che Sarri, abituato a strutture più farraginose, troverebbe stranamente efficiente.
NON SI VENDE PER NECESSITÀ, MA PER SCELTA - L'Atalanta, da anni, non ha necessità di cedere calciatori per sanare il bilancio. Li vende se e quando vuole, e alle cifre che reputa congrue. Non sono parole: sono fatti documentati. Teun Koopmeiners è andato alla Juventus alle condizioni dettate dalla Dea. Ademola Lookman è passato all'Atletico Madrid secondo i tempi e i modi decisi da Bergamo. Questo genere di autonomia finanziaria — rarissima nel calcio moderno — restituisce al club una credibilità e una forza contrattuale che Sarri, alle prese con i delicati equilibri della Lazio, ha potuto solo osservare da lontano.
GIUNTOLI, IL TRAIT D'UNION CHE CAMBIA TUTTO - Il puzzle si completa con la figura che più di ogni altra potrebbe convincere il Comandante ad accettare la sfida bergamasca: Cristiano Giuntoli, destinato a raccogliere l'eredità di Tony D'Amico con un contratto triennale fino al 2029, conosce Sarri a fondo: insieme hanno scritto alcune delle pagine più belle del Napoli di Spalletti, costruendo un ciclo che ha segnato la storia recente del calcio italiano. Quella intesa non si è mai davvero spenta. E adesso potrebbe riacccendersi sotto tutt'altro cielo, lontano dal Vesuvio ma ugualmente appassionato.
L'ANIMA DI ZINGONIA - Ma il vero argomento che potrebbe fare la differenza - spiega La Gazzetta dello Sport -, al di là dei numeri e dei contratti, è lo spirito che permea il club. L'Atalanta non è una società che abbandona i propri allenatori al primo momento difficile, non è una realtà dove i protagonisti individuali oscurano il progetto collettivo. Qui si costruisce e si lavora per il bene del club, mai per far brillare i singoli, che siano in campo, in panchina o in ufficio. Un principio che la famiglia Percassi ha incarnato da sempre e che si riflette in ogni angolo di Zingonia: un centro sportivo moderno e funzionale dove i bambini crescono per diventare uomini prima di tutto, e poi giocatori da Atalanta. Una visione che Sarri — allenatore da sempre attento ai valori oltre che ai risultati — non potrà ignorare.
IL PROGETTO PIÙ CONVINCENTE SUL TAVOLO - In giornata è avvenuto un contatto diretto tra Giuntoli e Sarri, a conferma di quanto l'Atalanta stia spingendo sull'acceleratore con un'intensità che il Napoli fatica ad eguagliare. L'offerta economica nerazzurra supera quella partenopea, la durata è triennale, e la struttura intorno all'allenatore sarebbe solida, compatta e pienamente funzionale. L'obiettivo è restare competitivi in Italia e in Europa tenendo i conti in ordine. Restando, come sempre, fedeli ai principi della famiglia Percassi. E con la certezza di aver vinto il trofeo più importante d'Europa a livello di club nel 2024, quella Europa League che a Bergamo è già storia indelebile.
Sarri non troverebbe una sfida, troverebbe una casa. E nelle prossime ore dovrà decidere se entrarci.
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