Sarri riscrive il centrocampo dell'Atalanta: torna il regista
La rivoluzione dell'Atalanta di Maurizio Sarri passa soprattutto da una zona del campo: il centrocampo. È lì, nella parte nevralgica, che i nuovi principi di gioco imporranno il cambiamento più radicale, a partire dal ritorno di una figura quasi dimenticata: il regista.
IL CUORE DELLA RIVOLUZIONE - Il passaggio dalla mediana a due a quella a tre, con il play basso, è soltanto la superficie. Il nuovo corso cancella un'eredità del gasperinismo e riporta in auge il regista da andare a cercare sul mercato, mentre alle mezzali si chiedono ora doti diverse, fatte di passo ma anche di piede. Con appena tre interpreti rimasti per altrettante caselle — conteggiando già Lazar Samardžić —, sarà la mediana ad assorbire il maggior numero di innesti: probabilmente tre, un play e due mezzali, finanziati in larga parte dalle cessioni pesanti, da Ederson all'eventuale addio di Palestra.
LE CERTEZZE DA REINVENTARE - Chi resta, comunque, dovrà cambiare pelle. Marten de Roon, capitano e bandiera, non è in discussione — a trentacinque anni e con un contratto lontano dalla scadenza, le sue possibilità di permanenza sfiorano il 90% —, ma il suo peso specifico calerà: il suo profilo era ideale per Gian Piero Gasperini, non per Sarri. Davanti alla difesa ci giocò ai tempi di Edoardo Reja, ma allora non si pretendeva ciò che chiede il tecnico toscano: ora serve un interprete più tecnico. Lo si può immaginare mezzala alla Guendouzi, pur senza i suoi inserimenti; più probabile il ruolo di riserva d'esperienza. Discorso simile per Mario Pašalić, una delle poche certezze rimaste (permanenza all'80%): reduce da anni tra mediana e trequarti, andrà reinventato da interno, posizione per cui ha duttilità e tempi giusti.
IL CASO SAMARDŽIĆ - È il giocatore destinato alla metamorfosi più intrigante. Dopo due stagioni da ala destra di talento ma incompiuta, Samardžić può finalmente calarsi nel ruolo che pare cucito su di lui: mezzala di piede nel 4-3-3, sulle orme di quel che fu Luis Alberto nella prima Lazio del tecnico. Non a caso Sarri lo stima e lo aveva cercato proprio in biancoceleste — come analizza L'Eco di Bergamo —: in una mediana che reclama qualità, può diventare l'uomo in più. Senza il cambio in panchina, dopo un finale di stagione malinconico sarebbe stato un partente; ora le sue chance di restare si aggirano sul 75%, a patto di superare l'esame.
CHI HA GIÀ SALUTATO - In uscita, invece, i conti sono praticamente chiusi. Ederson è la grande cessione: affare definito con il Manchester United per 45 milioni bonus compresi, manca solo l'ufficialità, complice un contratto in scadenza e privo di margini di rinnovo. Yunus Musah torna al Milan per fine prestito: il riscatto da quasi 25 milioni non verrà esercitato, perché quelle risorse finiranno su altri profili. E Marco Brescianini, riscattato d'obbligo dalla Fiorentina dopo la salvezza, non è più nemmeno di proprietà nerazzurra: paradossalmente, in un centrocampo a tre, un posto se lo sarebbe forse giocato.
IL NODO SULEMANA - Resta un punto interrogativo legato a Ibrahim Sulemana, di rientro dai prestiti tra Bologna e Cagliari: i sardi non lo riscattano e il ghanese torna a Bergamo. Sulla carta è di passaggio, ma come sesto centrocampista in rosa una chance — quotata intorno al 25% — potrebbe persino ritagliarsela.
Il messaggio, insomma, è chiaro: per consegnare a Sarri la mediana che ha in mente, l'Atalanta è pronta a rifondare il proprio cuore pulsante.
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