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Mezzo gol atteso, tre segnati: la radiografia di una serata che non torna

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Lorenzo Casalino
per Tuttoatalanta.com
Oggi alle 20:15Primo Piano
autore Lorenzo Casalino
03.11.2026 20:15Primo Piano
0-3 col Parma di Gilardino con il 70% di possesso e venti tiri: Giuntoli chiede scusa e manda la squadra in ritiro. Tredicesimo posto, cinque sconfitte in dieci giornate

Tre volte, lunedì sera, Marco Carnesecchi si è chinato a raccogliere il pallone dal fondo della propria rete, e nessuna di quelle tre volte era stata preceduta da una parata. Un portiere che non fa un intervento e ne subisce tre non è una statistica: è una radiografia. Il Parma ha chiuso con mezzo gol di expected goals, sei tiri contro venti, il trenta per cento di possesso. E ha vinto 0-3 alla New Balance Arena, prima vittoria di Alberto Gilardino in gialloblù.

La cronaca è crudele proprio perché è semplice. Per quaranta minuti l'Atalanta ha giocato in una metà campo sola, la migliore frazione della stagione per ammissione del suo stesso allenatore, con il 4-2-3-1 e Charles De Ketelaere finalmente dentro il campo alle spalle di Nikola Krstović. Poi, al 41', il primo corner vero degli ospiti: Vincent Sierro dalla bandierina, Giovanni Fabbian di testa. Al 47' il cross dell'ex El Bilal Touré deviato da Davide Zappacosta nella propria porta; al 58' il tunnel a Mario Pašalić e il destro a giro di Simone Lontani, diciotto anni, il più giovane dei cinque grandi campionati europei ad arrivare a tre gol in questa stagione. Trentacinque cross nerazzurri respinti da una difesa a cinque, zero gol. Il tabellino dice tutto e non spiega niente.

Stiamo parlando di testa, non di sistema, e qui Maurizio Sarri ha ragione almeno a metà: «La partita di stasera l'abbiamo persa dal punto di vista mentale ed emotivo, l'aspetto tattico non c'entra niente». I numeri gli danno conforto, e l'ha confermato anche Éderson, con una frase che pesa più di un'analisi: «Quando subiamo gol sembra che siamo fragili». Ma l'altra metà del discorso va detta con onestà, perché l'affetto non esclude la franchezza. Quattordici gol subiti nelle ultime cinque partite non sono soltanto nervosismo. E una squadra che per quaranta minuti domina e attacca una difesa chiusa quasi esclusivamente dal lato, con un solo uomo in area, non è soltanto fragile: è prevedibile. La fragilità spiega il crollo. La prevedibilità spiega perché il dominio non era diventato vantaggio.

Il contesto non concede sconti. L'ultima vittoria in campionato risale al 12 ottobre, 3-1 al Venezia; da allora due pareggi pieni di gol ed errori con Frosinone e Fiorentina e ora questo. Tredicesimo posto con 11 punti, cinque sconfitte in dieci giornate, dieci assenti che rendono la rosa corta ma non giustificano un secondo tempo così. Per la prassi del calcio italiano un allenatore, dopo una serata simile, sarebbe sull'orlo: ve lo ricordate il 9 novembre 2025, lo 0-3 col Sassuolo che costò la panchina a Ivan Jurić? Il paragone è inevitabile e insieme ingiusto, perché quella era una squadra spenta e questa, per quaranta minuti, era viva. Ma torniamo a chi deve decidere.

La risposta della società è arrivata subito, e nella forma più chiara possibile: Cristiano Giuntoli non era previsto ai microfoni ed è andato lo stesso, a nome della proprietà, per chiedere scusa, annunciare il ritiro da oggi e rifiutare ogni caccia al colpevole: «Non puntiamo il dito su nessuno». Un direttore che si mette davanti al tecnico nella sera peggiore non è un gesto di circostanza; è una scelta, e come tutte le scelte ha una scadenza.

Resta la cornice, che merita rispetto. La Nord ha cantato per novantacinque minuti, ha alzato il grido più forte proprio sullo 0-3, e solo alla fine ha fischiato, mentre altri — in tribuna, dieci minuti prima — se ne andavano in silenzio. Sarri li ha chiamati «fischi d'amore», Éderson ha detto che il discorso dei tifosi sotto la curva era giusto. Hanno ragione tutti e due.

Il ritiro serve a stare insieme, dice il direttore. Serve soprattutto a scoprire se questa squadra, quando prende un gol, sa ancora restare in campo. Giovedì c'è il Kairat, poi il Monza, poi la sosta: le risposte devono arrivare prima.

© Riproduzione Riservata

per Tuttoatalanta.com

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