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De Ketelaere si spegne, Éderson esce tra i fischi: la crisi della Dea di Sarri

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Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com
Oggi alle 07:30Primo Piano
autore Redazione TuttoAtalanta.com
03.11.2026 07:30Primo Piano
Il Parma di Gilardino vince all'italiana con la perla del diciottenne Lontani. La Dea crossa 35 volte, spreca e si smarrisce tra individualismi ed errori difensivi

Atalanta-Parma lascia un'immagine che a Bergamo non si vedeva da tempo: a una decina di minuti dalla fine molti tifosi abbandonano le tribune. Un gesto quasi impensabile in una città che vive la Dea con devozione, e che non si registrava dai tempi precedenti all'era Gasperini, quando le rare cadute venivano assorbite senza drammi. Chi resta, a cominciare da una curva ancora gremita, è furibondo: al triplice fischio, mentre la squadra si avvicina a capo chino tra i fischi, dagli spalti si leva il coro «Meritiamo di più».

LA CRISI DI SARRI - Per Maurizio Sarri è una crisi conclamata. In campionato la vittoria manca da quasi un mese, dal 3-1 al Venezia, e quella che doveva essere la partita della ripartenza, dopo i pareggi spettacolari ma pieni di errori con Frosinone e Fiorentina, si è trasformata in un precipizio. Sull'altra sponda, invece, sorride Alberto Gilardino, al primo successo sulla panchina del Parma: tre punti che allargano gli orizzonti in classifica, conquistati con la ricetta più classica del calcio italiano, fatta di difesa, ripartenze e un pizzico di fortuna.

LA PERLA DI LONTANI - Ma anche con il coraggio di affidarsi a Simone Lontani, diciottenne di talento cristallino. È lui a chiudere definitivamente la contesa con una giocata di rara bellezza: tunnel a Mario Pašalić e destro preciso nell'angolo. È la sua terza rete in Serie A, che lo rende il più giovane a raggiungere questo traguardo nei cinque principali campionati europei in questa stagione.

UN DOMINIO SENZA FRUTTI - All'Atalanta va tutto storto, ma in parte se lo procura. Per una quarantina di minuti la squadra gioca stabilmente nella metà campo avversaria, salvo capitolare alla prima mezza opportunità concessa. Il Parma, schierato con la difesa a cinque e con tutti pronti a sacrificarsi senza palla, si accontenta di ciò che il match gli offre: Sierro pennella dalla bandierina e Giovanni Fabbian colpisce, aiutandosi con una leggera spinta su Charles De Ketelaere. Dopo un intervallo che si immagina burrascoso, in avvio di ripresa El Bilal Touré fugge sulla destra e Davide Zappacosta, nel tentativo di anticipare Lontani, batte il proprio portiere. Marco Carnesecchi incassa due gol senza aver compiuto una sola parata; l'unica arriverà nel finale, dopo il terzo gol propiziato dalla prontezza di Fabbian su una palla vagante.

LE OCCASIONI SPRECATE - Le assenze, dieci in tutto, non bastano a spiegare il tracollo: l'undici schierato da Sarri resta competitivo, ma nessuno rende secondo le proprie possibilità. De Ketelaere accende l'avvio con due progressioni palla al piede senza ostacoli, poi sbaglia la mira con il sinistro, trova le mani di Daffara sul primo palo e duetta a destra con Zappacosta e Nicola Zalewski. Gli errori, compresa una deviazione mancata su un cross del polacco, finiscono per condizionarne l'umore: il belga si eclissa, si ostina e sbaglia sempre di più. Nikola Krstović va subito a segno, ma il gol viene annullato per un fuorigioco di Zappacosta a inizio azione; poi lavora bene spalle alla porta senza mai trovare il tempo dell'inserimento.

TRENTACINQUE CROSS - Il centravanti è l'unico ad attaccare l'area. Gli esterni restano larghi accanto ai terzini, mentre Keita e Fabbian scivolano sui lati per evitare l'inferiorità numerica; De Ketelaere si muove lungo il perimetro e Éderson e Pašalić restano ai margini della costruzione. Il risultato è una manovra monotona: 35 traversoni in tutto, respinti con ordine dalla retroguardia guidata da Mariano Troilo. E quando la palla filtra, ci pensa Daffara, decisivo su una conclusione al volo di Zalewski per mantenere il vantaggio all'intervallo.

INDIVIDUALISMI E SMARRIMENTO - L'autorete in apertura di ripresa alimenta lo sconcerto nerazzurro, ma anche qui c'è qualcosa da correggere – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – perché l'uscita di Relja Obrić, che lascia scoperta la linea all'incursione di Touré, contraddice i principi difensivi sarriani. Da lì la squadra perde convinzione. Le iniziative personali, come le due incursioni solitarie di Jonathan Rowe senza centrare la porta, prendono il sopravvento sul gioco collettivo. Éderson, evanescente, lascia il campo tra i fischi, mentre Pašalić, costretto in mediana, si vede soltanto nel finale con una sponda per Krstović, sventata da Daffara, e un colpo di testa che sfiora la traversa.

CAMBI SENZA SCOSSA - Dalla panchina entrano Eljif Elmas, Kamaldeen Sulemana e Lazar Samardžić, a conferma che le alternative non mancavano del tutto, ma le occasioni nitide restano pochissime. La gara è ormai compromessa e il Parma sfiora persino il quarto gol con un destro di Ordóñez di poco a lato, mentre gli spalti si svuotano in anticipo e si prepara la contestazione andata in scena sotto la curva.

Dieci giornate dopo, l'Atalanta di Sarri resta un'idea ancora tutta da vedere: e Bergamo comincia a perdere la pazienza.

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per Tuttoatalanta.com

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