Atalanta, notte fonda nella responsabilità di tutti (da oggi in ritiro): cosa non va?
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Filippo Davide Di Santo
Filippo Davide Di Santo
Oggi alle 07:30Serie A
autore Filippo Davide Di Santo
03.11.2026 07:30Serie A
La situazione delicata dell'Atalanta: da oggi comincia il ritiro dopo la sconfitta contro il Parma tra errori e responsabilità generale
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Umiltà, responsabilità, lavoro. Tre parole chiave che risuonano nella notte del 2 novembre presso la sala stampa della New Balance Arena, quando il direttore sportivo Cristiano Giuntoli riferisce alla stampa una situazione tanto delicata quanto difficile per un’Atalanta che ad oggi richiama sempre quel concetto del “Gattopardo” in cui non sta cambiando nulla, se non gli stessi problemi che aumentano con il passare delle gare. Lo 0-3 contro il Parma ha richiamato molto l’altro 0-3 dell’anno scorso contro il Sassuolo che sentenziò la panchina nerazzurra di Juric. Trecentosessantacinque giorni dopo, Sarri ha due punti in meno rispetto a Ivan, ma la società ha deciso di confermarlo, sebbene la delicata situazione dell’Atalanta (che dista pochi punti dalla zona retrocessione) chiami in causa la responsabilità di tutte le componenti.
“Meritiamo di più”
L’immagine dei giocatori sotto la Curva Nord è l’emblema di un’Atalanta spenta dopo 10 giornate, nella quale vengano indicati come primi responsabili i calciatori stessi. Una squadra fragile dal punto di vista mentale, caratterizzata da reazioni a metà e crolli al primo gol avversario che fanno ulteriormente riflettere: quel senso di lotta che ad oggi pare scomparso e in cui sembra mancare una guida precisa, così come l’umiltà nei momenti chiave. Certi problemi erano stati riscontrati già l’anno scorso, ma al netto delle difficoltà tecniche legate al nuovo sistema, è la paura a prendere il sopravvento e non quella voglia di rialzarsi dopo le cadute. Nel mezzo la questione legata alla leadership, con la necessità di costruire nuovi leader e bandiere, ha complicato tutto, e i fischi a capitan Ederson a fronte dell’ennesima prestazione sottotono sono un campanello d’allarme. A fronte di ciò, il gruppo andrà in ritiro per ricompattarsi: un fatto che a Bergamo non accadeva da 13 anni.Sarri tra attenuanti e colpe
Quando le cose vanno male è chiaro che nel più classico dei giudizi la colpa ricada principalmente sul tecnico, ma oggettivamente qual è stato il modus operandi di Sarri? Il passaggio a un nuovo modo di fare calcio dopo 10 anni ha influito, ma altre difficoltà sono state dietro l’angolo: meccanismi non ancora oliati, una fase difensiva in cui si sono subiti oltre 20 gol, e un reparto offensivo che si basa su pochi singoli senza che il collettivo abbia trovato la quadra. Poi c’è la questione infortuni: 10 stop fisici non sono un caso tra un certo tipo di preparazione, giocatori rientrati dal Mondiale e nuovi acquisti arrivati all’ultimo. Difficoltà continue dove spicca una squadra che non lotta: il gruppo è lo specchio del suo mister, e quando non si può essere belli, bisogna essere almeno grintosi. Per dare una scossa servono scelte forti, in cui il passato insegna che le gerarchie possono essere ribaltate: chi è motivato e in forma gioca, gli altri devono adeguarsi al modus operandi del tecnico senza mancare di impegno.Capitolo società
A capo di tutto c’è la famiglia Pagliuca-Percassi che non è rimasta a guardare: sono stati fatti investimenti con l’obiettivo di tornare in Europa, e per quanto tali difficoltà fossero state messe in conto con la pazienza, dall’altra parte è chiaro che servono risultati. Una responsabilità da cui la proprietà non si è sottratta, anche per dare voce alla visione della presidenza stessa nonostante possano essere stati commessi degli errori (la mancanza di un difensore esperto, acquisti promettenti arrivati ad agosto e alcune valutazioni sulla “base” dell’anno scorso). L’Atalanta ha fatto sentire la propria voce, ma è innegabile che a dover parlare ora debba essere il campo.Altre notizie
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