La ricerca della "cattiveria" perduta: per i nuovi arrivati conterà più la fame che la tecnica
Il tempo dei tatticismi esasperati e delle discussioni sterili sulla qualità del palleggio è ufficialmente terminato: oggi il Bari ha bisogno di riscoprire una determinazione agonistica feroce che sembra essere svanita nel nulla tra le pieghe di una stagione fin qui deludente. La piazza non chiede più ricami a centrocampo o estetiche fini a se stesse: la priorità assoluta è diventata la capacità di mordere le caviglie degli avversari per novanta minuti consecutivi senza concedere un centimetro di campo.
L'inserimento dei nuovi acquisti deve servire innanzitutto a rompere l'apatia che ha regnato troppo a lungo all'interno dello spogliatoio biancorosso: chi arriva in questa sessione di mercato ha l'obbligo morale di portare una carica nervosa differente rispetto a chi lo ha preceduto. Le doti fisiche dei nuovi innesti rappresentano strumenti del tutto inutili se non vengono supportati da una voglia di lottare fuori dal comune: la Serie B è una giungla dove la tecnica individuale soccombe sistematicamente davanti alla ferocia di chi è disposto a sacrificarsi per ogni pallone sporco.
Moreno Longo ha bisogno di soldati pronti alla battaglia piuttosto che di solisti preoccupati della propria prestazione individuale: la salvezza del Bari passa inevitabilmente attraverso questa metamorfosi caratteriale che deve coinvolgere ogni singolo elemento della rosa. La determinazione deve diventare il nuovo dogma della squadra: solo mettendo la fame agonistica davanti alla pura estetica del gioco si potrà finalmente uscire dal limbo e restituire dignità a una maglia che pesa come un macigno.






