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La trappola dell'orgoglio: perché a Bari il blasone rischia di diventare il peggior nemico
Oggi alle 19:00Copertina
di Enrico Scoccimarro
per Tuttobari.com

La trappola dell'orgoglio: perché a Bari il blasone rischia di diventare il peggior nemico

Il vero pericolo per il futuro del Bari risiede ora in una sottile e strisciante trappola psicologica: quella di considerare la Serie C come un semplice e temporaneo incidente di percorso, un palcoscenico alieno da guardare dall'alto in basso in virtù del proprio glorioso passato. La storia recente del calcio italiano è tristemente colma di grandi decadute rimaste inghiottite per anni nelle sabbie mobili della categoria proprio a causa di questo peccato originale: la presunzione di superiorità. Quando il blasone diventa un'ossessione o una pretesa di impunità sportiva, smette di essere uno stimolo e si trasforma nel peggior nemico possibile per la ricostruzione.

In questo campionato il nome impresso sulla maglia non garantisce alcun diritto di prelazione sui tre punti, ma produce l'effetto esattamente opposto: ogni singola trasferta nei campi caldi, stretti o sintetici della provincia meridionale si trasformerà nella partita della vita per gli avversari, affamati di gloria contro la big del torneo. Per le realtà più piccole, battere il Bari o uscire indenni dal San Nicola rappresenterebbe il punto più alto di un'intera stagione, una motivazione extra che azzera immediatamente qualsiasi divario tecnico sulla carta. La Serie C è un ecosistema a sé stante, regolato da leggi spietate dove il fioretto capitola quasi sempre davanti alla sciabola e dove il paradosso del "siamo di passaggio" ha già condannato piazze storiche a lunghi calvari calcistici.

Se l'ambiente biancorosso - dalla dirigenza ai calciatori che scenderanno in campo - non metabolizzerà immediatamente lo shock della retrocessione, calandosi con umiltà e ferocia agonistica nella nuova dimensione operaia, la risalita immediata diventerà un miraggio. Non è sufficiente proclamare la volontà di vincere basandosi sul bacino d'utenza (che comunque sarà quasi sempre risicato) o sulla maestosità dello stadio: serve la consapevolezza che ogni centimetro quadrato di campo andrà conquistato con il coltello tra i denti. Per vincere la Serie C bisogna accettare il fango e la battaglia: l'orgoglio ferito deve trasformarsi in fame agonistica, poiché il blasone da solo non ha mai fatto gol.