Fischi, numeri e rimpianti: Bologna ora o mai più, col Cagliari serve una svolta
Domenica all’ora di pranzo il Dall’Ara tornerà a riempirsi, ma l’atmosfera sarà inevitabilmente diversa dal solito. Bologna-Cagliari arriva in un momento in cui i felsinei hanno bisogno soprattutto di risposte, prima ancora che di punti. Perché la sconfitta interna contro la Roma, la 14esima in 34 giornate, non è stata solo un passo falso, ma l’ennesimo segnale di una squadra che da tempo ha smarrito la propria direzione.
I fischi del pubblico, a fine gara, sono stati la naturale conseguenza di un periodo complicato. L’eliminazione pesante in Europa League contro l’Aston Villa ha lasciato strascichi, ma è soprattutto il rendimento in campionato ad aver alimentato il malcontento. Il Bologna, infatti, sembra aver perso quella solidità che negli ultimi anni lo aveva reso una realtà credibile e in costante crescita.
I numeri, in questo senso, parlano chiaro e fanno ancora più rumore. Le 14 sconfitte raccolte fin qui non rappresentano un record negativo assoluto nella gestione recente, ma segnano un’inversione netta rispetto al passato più vicino. Nelle ultime due stagioni, arrivati a questo punto del campionato, i ko erano stati appena 5. Anche tornando indietro, si trovano dati migliori: 12 sconfitte nel 2022-2023, 14 nel 2021-2022. Per fare peggio bisogna risalire al 2020-2021, quando i rossoblù chiusero con 15 battute d’arresto.
Anche il confronto sui punti raccolti restituisce l’idea di una frenata evidente. Oggi il Bologna è fermo a quota 48, mentre un anno fa ne aveva già messi insieme 61, e addirittura 63 nella stagione precedente. Uno scarto che non si può ignorare e che fotografa bene la distanza dalle zone più nobili della classifica.
E pensare che l’inizio di stagione non era stato così negativo. Dopo qualche difficoltà iniziale, con due sconfitte nelle prime tre giornate contro Roma e Milan, la squadra aveva trovato una propria identità soprattutto in casa. Il Dall’Ara era tornato a essere un punto di forza, con vittorie che avevano rimesso in carreggiata il cammino. Poi, però, qualcosa si è incrinato.
La sconfitta interna contro la Cremonese, quel 1-3 arrivato a dicembre, ha rappresentato una sorta di spartiacque. Da quel momento in avanti il Bologna ha iniziato a perdere continuità, alternando prestazioni opache a risultati negativi spesso senza appello. Sono arrivate sconfitte pesanti, alcune anche senza una vera reazione, e la sensazione è stata quella di una squadra via via più fragile, meno sicura dei propri mezzi.
A pesare è anche un altro dato, forse meno evidente ma altrettanto significativo: i pareggi sono soltanto sei. Un numero basso, che racconta di una squadra incapace di “restare dentro” le partite quando non riesce a vincerle. Troppe volte, infatti, il Bologna è passato direttamente dalla possibilità di fare punti a una sconfitta, senza quella via di mezzo che spesso consente di muovere comunque la classifica e mantenere fiducia.
Dal punto di vista realizzativo e difensivo, il confronto con il recente passato è altrettanto impietoso. I rossoblù hanno segnato 42 gol, dieci in meno rispetto alla scorsa stagione, e ne hanno subiti 41, quattro in più. Ancora più evidente il divario se si guarda a due anni fa, quando la squadra aveva costruito le proprie fortune su una difesa solidissima, capace di incassare appena 27 reti. È proprio lì che oggi si avverte la differenza maggiore: nella compattezza, nell’equilibrio, nella capacità di non concedere troppo agli avversari.
Ecco perché la sfida contro il Cagliari non può essere considerata una partita da prendere con leggerezza.. È il primo tassello di un finale di stagione che si preannuncia complicato, con trasferte insidiose contro Napoli e Atalanta prima dell’ultimo appuntamento casalingo contro l’Inter. Ma, soprattutto, è un’occasione per provare a invertire una tendenza che dura ormai da troppo tempo.
Il pubblico del Dall’Ara, come sempre, non farà mancare il proprio sostegno (superata già quota 27 mila spettatori tra abbonamenti e biglietti). Ma questa volta sarà fondamentale vedere una risposta concreta da parte della squadra. Perché al di là della classifica, quello che serve davvero al Bologna è ritrovare se stesso.
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