Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / cagliari / Primo piano
ESCLUSIVA TC - FRANCESCO BELLUCCI: "Anni meravigliosi a Cagliari: in Sardegna tornerei anche in ginocchio. Che rimpianto la semifinale Uefa con l'Inter! Ci mancò solo un pizzico di esperienza: quella sera eravamo troppo contratti"
venerdì 8 settembre 2023, 10:30Primo piano
di Matteo Bordiga
per Tuttocagliari.net

ESCLUSIVA TC - FRANCESCO BELLUCCI: "Anni meravigliosi a Cagliari: in Sardegna tornerei anche in ginocchio. Che rimpianto la semifinale Uefa con l'Inter! Ci mancò solo un pizzico di esperienza: quella sera eravamo troppo contratti"

Tre anni indimenticabili per lui e per tutti i tifosi del Cagliari.

La permanenza di Francesco Bellucci in Sardegna è coincisa con uno dei periodi più esaltanti e ricchi di soddisfazioni dell’intera storia del club rossoblù: un anno per conquistare una sbalorditiva e inimmaginabile qualificazione in Coppa Uefa, un anno per sognare l’ascesa al paradiso sotto gli occhi dell’Europa intera – traditi solo da una partita storta a San Siro contro l’Inter, a un passo dall’apoteosi – e un anno per collezionare imprese memorabili contro le grandi del campionato con Tabarez al timone, sfiorando nuovamente il piazzamento europeo.  

Il difensore marchigiano dal 1992 al 1995 si è ritrovato ai vertici del calcio italiano e internazionale, “rischiando” di sublimare il suo periodo d’oro con la gloria eterna di un trofeo continentale che avrebbe fatto pari e patta con l’impresa dei Giganti di Scopigno di ventiquattro anni prima.

La Coppa Uefa nella sua bacheca personale non c’è finita, ma è rimasto il ricordo di una cavalcata leggendaria e quel brivido, quella sensazione al contempo inebriante e paralizzante di essere giunto a un solo gradino dal cielo.

Francesco, cosa le è rimasto delle sue tre stagioni vissute a Cagliari? Cosa le viene in mente quando ripensa a quegli anni ruggenti e carichi di emozioni?

“Sono stati anni meravigliosi. Ho solo ricordi stupendi di quel periodo, che tra l’altro la recente scomparsa di Carletto Mazzone, un secondo papà per me e per tutti i miei compagni, ha contribuito a rinfocolare. Ricordo lo spogliatoio spettacolare di quel Cagliari, trascinato da gente come Matteoli, Francescoli, Herrera. Io avevo un rapporto speciale soprattutto coi ragazzi sardi, come lo stesso Matteoli, Marco Sanna e Vittorio Pusceddu, grazie ai quali ho avuto modo di conoscere anche le realtà rurali e le campagne dell’Isola, dove andavamo insieme a mangiare e a divertirci trascorrendo serate indimenticabili.

In Sardegna ci tornerei anche in ginocchio. Sono stato splendidamente a Cagliari, e colgo l’occasione per salutare il popolo sardo e per augurargli le migliori fortune calcistiche e non.”

Veniamo alla sua più grande impresa, e al contempo suo più grande rimpianto, in rossoblù: l’avventura europea culminata in una strepitosa semifinale Uefa. A suo avviso cosa mancò alla squadra nel fatidico rendez-vous di ritorno con l’Inter, che se interpretato nel migliore dei modi avrebbe potuto spalancarvi le porte dell’immortalità calcistica (Salisburgo – in finale – permettendo)?

“Credo sia mancato un pizzico di esperienza. Incontrammo un club importante e blasonato, abituato a lottare tutti gli anni per vincere scudetti e coppe. Per noi quella era una situazione assolutamente nuova. Fu un gran peccato, perché sono convinto che se fossimo approdati in finale avremmo avuto grandi chances di alzare la coppa: il Salisburgo era alla nostra portata.

L’unica differenza tra noi e l’Inter era la maggiore esperienza, malizia e caratura internazionale dei nerazzurri. Dal punto di vista tecnico non eravamo inferiori a loro. Ma in uno stadio come San Siro, stracolmo in ogni ordine di posti, e in quel contesto lì era difficile per noi rendere al cento per cento. In quelle circostanze, specie quando in squadra ci sono dei ragazzi giovani e alla prima importante performance a livello europeo, spesso le gambe non vanno. Nelle partite secche l’abitudine di certi campioni a gestire le emozioni e la pressione del momento, per quanto magari non stiano vivendo in senso assoluto un periodo brillante, conta eccome.

Noi a Milano invece eravamo un po’ bloccati, contratti. Certamente non eravamo lo stesso Cagliari visto, ad esempio, nel turno precedente contro la Juventus. Il rimpianto è proprio quello: se avessimo eliminato l’Inter saremmo praticamente arrivati al traguardo. Solo due sfide ci avrebbero separato dalla coppa. Per noi già la doppia gara coi nerazzurri era una finale, e così la vivemmo. Superando quell’ostacolo probabilmente avremmo poi coronato il nostro sogno contro gli austriaci.”

Segue ancora il Cagliari? Come l’ha visto in questo avvio di stagione dal sapore dolceamaro, caratterizzato da prestazioni piuttosto incerte e altalenanti?

“I rossoblù partono avvantaggiati per il fatto di avere un allenatore fantastico come Ranieri, una vera garanzia per la squadra e per la città. Io non seguo più il calcio in maniera approfondita, ma mi tengo informato settimanalmente sui risultati e sugli sviluppi più significativi del campionato. Credo che il Cagliari farà una stagione tranquilla, salvandosi senza problemi e puntando magari a un buon piazzamento a ridosso del centroclassifica.”