La Germania riapre gli stadi, l'Italia ferma al palo. E il CTS non alleggerisce il protocollo
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Ivan Cardia
Ivan Cardia
mercoledì 16 settembre 2020, 00:53Archivio 2020
autore Ivan Cardia
16.09.2020 00:53Archivio 2020
Imago/Image Sport
Altro giro, altro no. L'Italia resta al palo, mentre la Germania fa passi avanti verso un qualche ritorno alla normalità. O meglio, alla sostenibilità. Nella giornata appena conclusa, infatti, in entrambi i Paesi è stato discusso il tema di un allentamento delle regole di prevenzione del contagio per il mondo del calcio. Con eisiti del tutto diversi.
Il CTS frena Gravina. In mattinata, a margine del Consiglio Federale, il presidente ha nuovamente chiesto un intervento. Necessario su due temi. Gli stadi, anzitutto: non è un mistero che il pallone italiano si aspetti una riapertura. Se ne riparlerà a ottobre, e anche il comitato tecnico scientifico ha ribadito che in questo momento non ci sono le condizioni epidemiologiche per fare altrimenti. Almeno sul protocollo, però, la FIGC attendeva una risposta positiva: a oggi, le squadre professionistiche devono sottoporre i propri tesserati a tamponi ogni quattro giorni. Un meccanismo giudicato insostenibile, ma rispetto al quale il CTS non ha dato alcuno spiraglio.
Intanto in Bundes... Mentre l'Italia aspetta, la Germania riparte. Il governo federale e i Lander hanno raggiunto un'intesa in base alla quale, con la ripartenza della Bundesliga, i tifosi potranno tornare agli stadi. È già successo in Coppa, il campionato sarà soltanto una naturale prosecuzione di un esperimento giudicato in maniera positiva. Capienza massima del 20%. Nettamente meglio di niente.
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