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De La Fuente: "Le giovanili sono la vera base del progetto frutto di anni di lavoro e di una filosofia"

De La Fuente: "Le giovanili sono la vera base del progetto frutto di anni di lavoro e di una filosofia" TUTTOmercatoWEB
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Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 08:27Calcio estero

38 partite di fila vinte, un Europeo e ora un Mondiale. Se la Spagna volta è grazie anche al suo CT Luis De La Fuente, che ad una settimana dal trionfo di New York ha parlato ai microfoni di AS: “Il percorso si costruisce passo dopo passo. Quando poi entri davvero nel vivo del Mondiale, inizi a pensare: 'Ce la giocheremo fino in fondo'. L'ho sempre detto. Poi vincere è un'altra cosa. In finale siamo stati nettamente superiori, non hanno praticamente mai tirato in porta ma bisogna sempre prenderla con le dovute cautele. Perché se quel rinvio di Cubarsí nei supplementari fosse rimbalzato su Unai Simon ed entrato in porta, avremmo perso senza subire un tiro nello specchio”.

Cosa pensa quando sente che è stato il suo Mondiale?
“Mi mette un po' in imbarazzo. Vorrei ricordare, però, che questo è il Mondiale di una grande Nazionale”.

Come si costruisce una squadra capace di subire un solo gol?
“Abbiamo concesso soltanto dieci tiri in tutto il torneo. Questo è il risultato di un'organizzazione difensiva preparata e sviluppata nei minimi dettagli. La squadra difende in maniera collettiva in modo straordinario. Sono undici giocatori che partecipano alla fase difensiva. È una squadra molto equilibrata perché, se guardiamo i numeri, siamo anche molto prolifici in attacco. Abbiamo segnato tantissimo e subito appena un gol. È una costante: in 50 partite abbiamo realizzato oltre 100 reti e ne abbiamo incassate pochissime”

Oggi ricevete elogi da tutto il mondo, anche da altre federazioni che guardano alla Spagna come modello di riferimento.
"Questi complimenti confermano un'idea precisa. Quello che stiamo vivendo non nasce oggi, ma è il frutto di un lavoro portato avanti per tanti anni seguendo un modello ben definito. Siamo sempre rimasti fedeli a quella filosofia. Naturalmente ogni commissario tecnico ha aggiunto qualcosa di personale, non solo nella Nazionale maggiore ma soprattutto nelle selezioni giovanili, che sono la vera base del progetto. L'idea di fondo, però, è sempre la stessa e precede anche il mio arrivo. Nel tempo è semplicemente evoluta, perché anche il calcio cambia continuamente. Ogni grande torneo rappresenta un ulteriore passo avanti. Già all'Europeo avevamo introdotto alcune novità, come un maggiore utilizzo degli esterni offensivi. Oggi, invece, transizioni rapide e velocità sono elementi fondamentali. Un tempo si pensava che la squadra con più possesso palla avesse quasi sempre la meglio. Oggi non è più così: una squadra con appena il 30% di possesso può vincere tranquillamente per 3-1”.

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