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Un 'calcio' al movimento femminile: Appetiti (AIC) e l'ex senatore Nannicini sul decreto Sport

Un 'calcio' al movimento femminile: Appetiti (AIC) e l'ex senatore Nannicini sul decreto Sport TUTTOmercatoWEB
Claudia Marrone
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Claudia Marrone
Oggi alle 09:03Calcio femminile

"Il provvedimento del ministro dello Sport Andrea Abodi, appena approvato alla Camera e al Senato, rimodulava la mutualità della legge Melandri: la quota dei diritti tv che il vertice del calcio gira al resto del movimento. Nella sua versione iniziale riconosceva al calcio femminile l’1% della mutualità. Ma alla fine neanche questo è stato riconosciuto": esordisce così, sull'edizione on line di Domani, l'editoriale a firma dell'ex senatore Tommaso Nannicini e Fabio Appetiti, responsabile relazioni istituzionali AIC.

Una protesta contro il recente provvedimento lanciato dal ministro dello Sport Andrea Abodi e approvato sia alla Camera che al Senato, che, stando al parere delle due illustri firme "mette in conflitto le componenti più fragili del sistema: calcio femminile, Lega Pro, dilettanti, settore giovanile e scolastico", senza per altro che ci sia stato un confronto preventivo con il presidente FIGC Giovanni Malagò e con tutte le componenti del sistema; aggiungono poi che la decretazione d’urgenza non era lo strumento che serviva in questo caso.

E pensare poi, come scrivono, che il provvedimento - inizialmente - voleva dare gambe solide al movimento femminile, nettamente in ritardo rispetto al resto d'Europa; l'assenza di visione, però, è stata penalizzante. E così, l'1% del Decreto Sport sarebbe finito solo all'apice del calcio femminile, la Serie A, non alle leghe in generale, al territorio e alle scuole giovanili, ma comunque così non è stato. "La marcia indietro - concludono - porta il nome dell'emendamento Caiata, un paradosso visto che il primo firmatario era dello stesso partito del ministro Abodi; emendamento poi sostenuto a sorpresa anche da M5s e Pd: 0,5% alla Lega Pro (che avrebbe bisogno di ben altri sostegni, così come tutto il mondo dei dilettanti), solo il restante 0,5 al femminile e per la sola parte apicale, la base a mani vuote".

Insomma, un'altra occasione persa per rivedere tutto ciò che difetta nel sistema calcio italiano.

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