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Ilari riflessivo: “La Juve è una scelta che non rifarei. Le critiche qui a Cesena? Mai lette…”TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
venerdì 26 novembre 2021, 17:45Spogliatoi
di Giacomo Giunchi
per Tuttocesena.it

Ilari riflessivo: “La Juve è una scelta che non rifarei. Le critiche qui a Cesena? Mai lette…”

Il duttile centrocampista ha ripercorso la propria carriera, dagli albori sino all’oggi, e ci ha svelato quali sono i suoi pensieri con l’approssimarsi dei trent’anni.

È stato il primo acquisto del calciomercato estivo del Cesena, ed è oggi qui a parlare ai microfoni di Tuttocesena.it, il centrocampista classe ’91 Carlo Ilari. Spesso criticato, in questa prima parte di stagione il marchigiano ha già messo a segno 1 gol e 3 assist, confermandosi fondamentale per le rotazioni di mister Viali. Oggi insieme a lui ripercorriamo le tappe più importanti della sua carriera passata ed attuale; dal bianconero dell’Ascoli, a quello della Juventus e per finire a quello del Cavalluccio.

Ilari, a soli 18 anni ha debuttato precocemente in Serie B con l’Ascoli, segnando pure alla sua seconda partita. Che gioia fu per lei?
“Sicuramente è stata una cosa molto bella ed emozionante, soprattutto per il fatto che è la squadra della mia città e il club in cui sono cresciuto. Prima ero solo un primavera, ma in un attimo è arrivato addirittura l’interesse della Juventus”.

Lei ha toccato anche la Nazionale italiana degli under. Cosa ci racconta di questa avventura in azzurro?
“Ho fatto diversi stage con l’U-19 e con l’U-20, con questi ultimi ho fatto più che altro partite delle 4 nazioni, mentre con l’U-19 ho fatto un paio di amichevoli e lo stage per le qualificazioni agli Europei, anche se poi non sono andato. Sicuramente sono state delle esperienze molto formative che mi hanno fatto conoscere ed allenare insieme a tanti ragazzi che in questo momento sono in Serie A. È stato molto formativo”.

A proposito di Serie A, nell’estate 2010 lei approdò alla Juventus, uno dei club più importanti d’Europa. Che aspettative aveva su questa nuova avventura?
“È stata una bellissima cosa. A posteriori però la cosa migliore sarebbe stata quella di non andare a Torino, ma di rimanere magari in prestito all’Ascoli o di rimanere in Serie B, perché sono andato alla Juve e per diversi motivi ho fatto perlopiù primavera e qualche allenamento con la prima squadra. Ti ripeto, a posteriori probabilmente avrei fatto un’altra scelta, anche perché ad aprile mi sono infortunato al ginocchio; non è stata un’annata molto positiva, seppur sia stata un’esperienza molto bella, dato che la Juventus è un top club. In base a come è andata forse sarebbe stato meglio non nandare, ma è difficile dire di no alla vecchia Signora”.

Qualche aneddoto o contatto con i grandi giocatori della Juventus?
“Avendo firmato un contratto di cinque anni, ho avuto modo di andare a Torino nelle estati successive con chi magari era fuori rosa o con chi era alla ricerca di una sistemazione in prestito. Ho avuto l’opportunità di allenarmi con Amauri, Iaquinta e Martinez (qui a Cesena nella stagione 2011-2012, ndr), poi con la prima squadra abbiamo fatto le partite di Villar Perosa, che sono un evento molto importante per chi vive la Juventus dall’interno. Ho avuto la fortuna di farne più di una, incrociando i vari Del Piero, Marchisio e Pogba. Un ragazzo che si interessava molto alla primavera ma anche a tutti in generale era Giorgio Chiellini; lui ci conosceva approfonditamente, è un ragazzo molto intelligente”.

Successivamente lei tornò all’Ascoli, trovando però poco spazio in Serie B. Con quella stagione lei ebbe un po’ la sensazione di aver perso un treno?
“Purtroppo non è stata una stagione fortunatissima per me, perché ho dovuto recuperare dalla rottura del crociato fino a novembre, perciò una prima parte di stagione me la sono giocata. Nel finale inoltre, quando tutti erano infortunati e avevo più possibilità di mettermi in mostra, mi sono fatto male anch’io al collaterale, però ho comunque avuto modo di fare una decina di partite in B; era un po’ quello che avrei dovuto fare l’anno prima”.

Alla FeralpiSalò e al Barletta si confermò comunque su alti livelli in Serie C.
“Sono state entrambe belle esperienze, perché anche nelle difficoltà si impara sempre qualcosa, sebbene quando sei giovane molte cose non riesci a capirle. A Salò ho conosciuto una realtà molto particolare, senza molte pressioni, mentre a Barletta ho iniziato ad assaporare un po’ quello che è il sud, con il suo tifo e il calore della piazza”.

Avrebbe meritato più spazio all’Ascoli per confermarsi in Serie B? Di fatto dopo quella stagione lei non ha più fatto ritorno in cadetteria.
“Probabilmente sì, è stato un peccato che non si sia proseguito insieme. Loro con me hanno fatto un buon affare cedendomi definitivamente alla Juventus, ma è stato un peccato per la mia crescita, perché allenarsi in Serie B è totalmente differente dal farlo in primavera”.

Poi lei approdò anche in Romagna, al Santarcangelo. È stato contento di ritrovare Nardi in estate? Che rapporta aveva e ha con il classe ’86?
“Assolutamente felicissimo, abbiamo un rapporto molto bello. A Santarcangelo un po’ come alla Feralpi non c’erano molte pressioni, ma è stato un anno molto importante per il mio rilancio. Abbiamo fatto un bel campionato, guidati da mister Zauli. La squadra si è dimostrata molto forte; tanti di quei giocatori ora giocano in B o ad alti livelli in C. Quell’anno poi ci salvammo con dei punti di penalità; ho un bellissimo ricordo di quell’esperienza”.

Lei ha disputato cinque stagioni al Teramo. In quegli anni ha mai ricevuto proposte da club più blasonati che magari puntavano alla promozione? Se sì, cosa l’ha spinta a rimanere per così tanto in Abruzzo?
“A Teramo sono andato perché mi conosceva mister Zauli, dopo Santarcangelo mi ha voluto fortemente pure in quel club. I primi due anni in Abruzzo non sono stati positivi, perché ci sono state tante difficoltà sia a livello societario che di squadra; abbiamo affrontato tante difficoltà e non siamo andati molto bene. Il tuo discorso è teoricamente giusto, ma le cose non sempre vanno come preventivato. Ad esempio io sono andato alla Sambenedettese con la convinzione che si potesse fare un campionato di vertice, ma così non è stato. Bisogna confermare in campo il valore della squadra. In seguito sono tornato a Teramo e anche lì c’erano aspettative altissime, perché era entrata una nuova società e sono stati fatti grandi investimenti, però purtroppo non abbiamo rispettato quelle che erano le aspettative. Tante volte è anche una questione di scelte, un po’ di fortuna non guasta mai. Al contrario l’anno scorso abbiamo disputato una buona annata, nonostante ci fossero meno aspettative attorno alla squadra. La differenza l’ha fatta la maggior conoscenza del gruppo, eravamo più consapevoli di quello che volevamo. L’esperienza a Teramo è stata fondamentale per la mia crescita. A mio parere bisogna crescere molto velocemente di testa per poter stare a grandi livelli sin da giovani”.

Contro il Teramo lei ha segnato il tanto famoso gol dell’ex con la maglia del Cesena, il suo primo in bianconero. Se la sentiva di poter andare a segno in quella giornata?
“In realtà no, non avrei mai pensato di poter far gol in quella partita. Ho avuto anche tante possibilità prima ma non c’ero riuscito e ho pensato non fosse giornata. Però sono stato contento, anche perché a fine partita mi hanno apprezzato e applaudito; è stato per me un momento di soddisfazione generale”.

Lei è stato il primo acquisto del calciomercato estivo bianconero. Per lei è stato semplice scegliere questa destinazione? Aveva altre offerte?
“Quando si è in scadenza è normale che ci siano tante trattative che possono procedere o meno, però io appena ho sentito la possibilità di venire a Cesena, ho voluto prendere questo treno a tutti i costi. Per me questa è una piazza di altra categoria. Appena c’è stato l’interessamento non ho avuto altri pensieri se non quello di trovare subito un accordo per venire qui. Già gli anni scorsi avevo avuto alcune voci riguardo al Cesena negli anni precedenti e non volevo lasciarmi sfuggire questa occasione”.

In questa prima parte di stagione è stato uno dei giocatori più criticati dalla tifoseria, più volte anche ingiustamente a mio parere. Lei come prende queste critiche?
“Ti dico che personalmente non leggo nulla, non ero nemmeno a conoscenza di questa cosa. Ho imparato che non bisogna leggere nulla, perché ognuno ha sempre qualcosa da dire e spesso si trova un capro espiatorio; io penso che sia sempre una questione di squadra, non è mai una questione di singolo. Io mi attengo più che altro a quello che mi viene detto dall’allenatore o comunque da persone che mi indicano cosa sia sbagliato e cosa no. Fare una partita buona o meno non dipende solo da sé stessi, ma da tanti fattori. Comunque non sono uno che legge o ascolta molto (ride, ndr).

Stia tranquillo Ilari, queste critiche sono già state smorzate a suon di assist e gol.
(ride, ndr) Io sono soltanto felicissimo che la squadra abbia trovato una quadra e che le cose stiano andando bene, perché quando è così poi ne beneficiano tutti. Tutti giocano bene. Quando riesci a vincere le partite il pubblico è felice e non si va a guardare il singolo”.

Grazie alla sua duttilità, ha giocato praticamente in ogni ruolo del centrocampo. Ad oggi in quale pensa di potersi esprimere al meglio?
“Io nasco da mezz’ala, ma sono sempre stato adattato da esterno o da terzo alto a sinistra e via dicendo. Diciamo che ho fatto un po’ tutti i ruoli. Chiaramente con le mie caratteristiche, è ovvio che cerco di dare il mio meglio in ogni posizione. Sicuramente quello di mezz’ala è quello in cui mi rivedo di più, quello che mi viene più naturale. Dal punto di vista offensivo cerco di inserirmi il più possibile e di essere di supporto agli attaccanti”.

Nelle ultime partite lei ha tenuto un assetto prevalentemente più difensivo rispetto alle precedenti uscite. Che indicazioni le ha dato Viali a riguardo?
“Diciamo che ogni partita venga preparata in modo differente. Penso che il mister sia molto bravo in questo perché riesce a capire come affrontare ogni avversario e a metterci nelle condizioni di poter mettere in difficoltà il nemico. In base a quelle che sono le richieste cerco di aiutare la squadra. Molto dipende anche dai movimenti dei miei compagni, quindi dobbiamo essere sempre molto bravi a capirci e a trovare delle soluzioni all’interno della partita. Il mister in ciò è bravissimo. A me non fa molta differenza difendere o attaccare, l’importante è essere utile”.

Cosa pensa ci sia diverso in questo Cesena rispetto alle altre squadre in cui ha militato? Facendo i dovuti scongiuri, quest’anno si può veramente ambire a qualcosa di importante?
“Ti dico, a livello di allenamenti ci alleniamo bene e tutti partecipano in modo decisivo, anche chi entra dalla panchina o chi non gioca. Siamo tutti focalizzati su questo unico grande obiettivo di tutta la squadra, penso che questo sia il fattore decisivo e quello per il quale il mister stia lavorando molto bene. Se gioca uno o gioca un altro fa veramente poca differenza. Siamo molto concentrati e arriviamo alla domenica cercando di dare il nostro meglio per la squadra”.

A proposito di domenica, che partita dovremo aspettarci in casa della Virus Entella?
“Stiamo studiando la squadra, ma comunque li abbiamo già affrontati in Coppa Italia e sappiamo quanto sono forti. Hanno giocatori da Serie B e noi dovremo essere bravi a fare una partita perfetta a livello collettivo, a maggior ragione giocando fuori casa e su un terreno sintetico; le difficoltà sono tante. Vogliamo fare del nostro meglio per poter rimanere in alto più a lungo possibile, questa è sicuramente una partita molto importante per noi”.

Un’ultima domanda: lei il 12 dicembre compirà trent’anni, che nella carriera di un calciatore sono un’età chiave. In cosa pensa ancora di avere dei margini di miglioramento?
“Ti dico sinceramente, a livello di miglioramento avverto tutti gli anni di imparare qualcosa, perché comunque ogni allenatore ha un’idea diversa e ti lascia il proprio imprinting. Quest’anno ad esempio sto imparando tantissime cose che magari l’anno scorso a livello tattico non avrei recepito; il mister da questo punto di vista è preparatissimo. Ogni volta si apprende qualcosa e ciò lo sto capendo sulla mia pelle. Come dico io, ci vorrebbe la testa di un giocatore che ha avuto più esperienze e le gambe di un ventenne per essere veramente al top. I trent’anni sono vicini, però io sono veramente concentrato sull’oggi e cerco sempre di guardare una cosa per volta. Qui a Cesena è una grande opportunità per me e cercherò di giocarmela al meglio”.

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