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Più di un derby. Per l'Inter c'è in gioco la strategia di mercato e il ko della Juve tiene vivo il sogno di Conte. Milan: sul piatto c'è l'ennesima possibile rivoluzioneTUTTOmercatoWEB.com
domenica 09 febbraio 2020 09:12Editoriale
di Marco Conterio

Più di un derby. Per l'Inter c'è in gioco la strategia di mercato e il ko della Juve tiene vivo il sogno...

Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore e inviato di Tuttomercatoweb. Già firma per Il Messaggero e per La Nazione, è stato speaker e conduttore di Radio Sportiva e RMC Sport.
Quella tra Inter e Milan è una di quelle gare che ti segnano. Nel profondo. Da sempre, perché è il derby cittadino più titolato, perché è il più nobile, perché ancora si gioca alla Scala, perché ha visto scontrarsi alcuni dei più grandi campioni del pallone nostrano. Certo, la nobiltà non è più quella d'un tempo, dove ci si giocavano scettro e trono. Stavolta è l'effimera gloria di una notte, un pass per l'Olimpo per l'Inter, la voglia di sentirsi ancora vivo per il Milan. Dietro, però, nei meandri dei tre punti in palio tra Conte, Eriksen, Lukaku, Pioli, Ibrahimovic e Calhanoglu, c'è di più. Ci sono due motivi per vincere senza altre possibilità. Sia per l'una che per l'altra parte in gioco del derby di Milano. E inevitabilmente il ko di una delle peggiori versioni recenti della Juventus di Verona lascia intuire quale sia il primo.

Un mercato in gioco. E lo Scudetto Le anime dell'Inter sussurravano e gridavano diverse strategie per questo gennaio. Una era improntata a cercare giocatori più giovani, prospetti per il futuro. Talenti da far galleggiare tra Primavera e Prima squadra, prospetti per bruciare le concorrenti sul tempo. Iniziare poi a seminare per l'estate cercando di anticipare colpi importanti. L'altra, quella di Antonio Conte, era per il tutto e subito. Per provarci. Perché la classifica inevitabilmente ingolosisce l'Inter, adesso i nerazzurri possono tornare alla pari dopo la Fatal Verona di ieri, la Lazio poi dietro pressa e il derby può essere anche uno sprint per osare e provare. Così sono arrivati giocatori di oltre trent'anni, la fotografia della filosofia sono Young e Moses, non un Eriksen che a queste condizioni era inevitabile da provare a prendere per una grande squadra che fosse in condizione di poterlo fare. Brava l'Inter perché il danese è il simbolo di una nuova grandeur del calcio italiano che eravamo immemori forse di avere ancora e di poter ritrovare. Però, attaccante che alla fine non è arrivato escluso (ma i profili di Giroud e Llorente andavano in questa direzione) non ammettono sconti e repliche, oppure altre tesi. Conte, Marotta e Ausilio, in questo ordine, hanno investito il mercato invernale sulla strategia del vincere subito e se a fine maggio così non sarà, allora questa sessione sarà stata un progetto fallimentare.

Un progetto in gioco Dall'altra parte il Milan. Zlatan Ibrahimovic ha portato quel che c'era da attendersi. Grinta, coraggio, carisma, motivazioni. Cose che, s'intende, dovrebbero essere nel bagaglio dell'allenatore e non del campione. Altrimenti la società ha sbagliato qualcosa, e la croce non è di Pioli nel caso ma nelle intenzioni ancora da capire della dirigenza. Il Milan, trentadue punti, è a pari del Cagliari e del Parma, è a meno uno dal Bologna. La proprietà di Elliott ha scelto di riscrivere un nuovo progetto e chissà quali saranno i protagonisti dietro la scrivania da giugno. Per adesso, questo progetto è in gioco. La traccia del domani è chiara: ripartire dai giovani, scoprire nuovi Theo Hernandez con cui ricostruire e non per fare trading. Il messaggio della proprietà è chiaro, il problema è che questo è un altro anno di transizione. Il derby, però, può rappresentare tanto. Perché può essere un biglietto da visita per chi potrà far parte del Milan del domani, sarà anche un esame per il futuro di Stefano Pioli, sarà un test per quei giocatori che finora hanno viaggiato sull'altalena. Chi è davvero Calhanoglu? E Rebic? E Leao? E gli altri? Il Milan ha già sconfessato dopo poco tempo il suo centravanti, dopo averlo fatto nel recente passato con il leader difensivo, Bonucci. Scelta dove andare, il Diavolo. Il derby può essere crocevia per tutti. Un esame per gettare la maschera.
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