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Il nuovo corso dell'Italia non poteva iniziare prima? Ci sono ancora più rimpianti dopo queste tre partite per il Mondiale scivolato via. Ora siamo ripartiti (tardi): ecco chi sono i nuovi pilastriTUTTOmercatoWEB.com
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domenica 12 giugno 2022, 15:14Editoriale
di Raimondo De Magistris

Il nuovo corso dell'Italia non poteva iniziare prima? Ci sono ancora più rimpianti dopo queste tre partite...

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
Peccato. Peccato perché l'Italia che stiamo vedendo in questa Nations League è una squadra che ha di nuovo una prospettiva. Se contro la Nord Macedonia abbiamo toccato il punto più basso della gestione Mancini, e contro l'Argentina abbiamo disputato la peggiore partita, la decisione di dar vita a un nuovo ciclo azzurro all'indomani della Finalissima di Wembley ha ridato una prospettiva agli azzurri che sembrava smarrita.
Roberto Mancini è tornato ad essere visionario. Gliel'hanno riconosciuto anche i vari Scalvini, Esposito, Cancellieri e Gatti, giovedì in sala stampa a Coverciano. "In Italia i club non puntano su di noi, ma per fortuna il commissario tecnico ci dà fiducia", la sintesi del loro ragionamento. Corretto e del resto Mancini nelle tre sfide contro Germania, Ungheria e Inghilterra ha fatto esordire nove giocatori nuovi, senza tra l'altro mai perdere. Giù il cappello, ma non potevamo pensarci prima? Mancini dice di no, che è illogico anche solo pensarlo. Che non c'era tempo.

C'erano però i segnali di una squadra che già dalla gara successiva alla finale contro l'Inghilterra, quella con la Bulgaria, è apparsa diversa. Il match del Franchi che doveva essere una passerella si trasformò presto in un esercizio di stile, utile 'solo' per pareggiare. Poi il pareggio in Svizzera, la prima sconfitta contro la Spagna. Insomma, ci siamo presentati alle gare decisive di novembre con una squadra stanca e rimaneggiata, con tante assenze e col ct che ha addirittura pensato di richiamare Balotelli. Senza attingere da fonti nuovi ma scavando tra le riserve di un gruppo che non ne aveva più. Un po' come accaduto la scorsa settimana contro l'Argentina. Il risultato fu deludente ed è inutile appellarsi al rigore sbagliato da Jorginho o, come fa il ct, alla sfortuna. Se usiamo solo questa categoria, dobbiamo dire allora di aver vinto l'Europeo solo per fortuna e francamente non ce lo meritiamo. Contro la Svizzera all'Olimpico si festeggiava la vittoria ancor prima di scendere in campo, il messaggio della vigilia era: "Li abbiamo battuti all'Europeo e siamo quelli dell'Europeo". Continuavamo a pensare a ciò che eravamo stati e avevamo perso di vista ciò che eravamo in quel momento: l'Italia non era la stessa e all'Olimpico venne fuori un pareggio tutto sommato corretto. Peggio ancora andò a Belfast, qualche giorno dopo: uno 0-0 senza emozioni né occasioni. L'impressione tangibile dagli spalti era di una partita piantata, che poteva durare anche 900 minuti invece di 90 senza che nulla accadesse.

L'Italia tra settembre e novembre è stata questa, anche se pensava ancora di essere esattamente la stessa delle gioie europee. I segnali c'erano tutti, bastava saperli leggere per far entrare aria nuova a Coverciano. Per smuovere le coscienze, per accendere una spia rossa in chi ormai dava per scontata la sua presenza. Invece lo stage di gennaio non è stato utilizzato per anticipare il nuovo ciclo azzurro e per i play-off di marzo non si è tenuto conto in alcun modo di ciò che eravamo diventati. Poi certo che a Palermo ha girato storto tutto ciò che poteva girare storto, ma la sfortuna ce la siamo andati a cercare. Così come ci siamo andati a cercare la fortuna la scorsa estate.

E così, esattamente undici mesi dopo, ci siamo ritrovati a sfidare l'Inghilterra con una formazione che aveva in comune con quella della finale solo il portiere e Di Lorenzo. Perché Mancini dalla Germania in poi ha varato il nuovo ciclo azzurro. Ha iniziato a costruire una nuova Italia che ha in Donnarumma, Bastoni, Mancini, Pellegrini, Locatelli, Barella, Frattesi, Tonali, Raspadori e Scamacca le sue certezze e in Gnonto, Esposito, Gatti, Scalvini, Cancellieri e Zerbin le promettenti speranze da coltivare con cura.
Mancini, insomma, è tornato ad essere il Mancini visionario, quello che lanciava Zaniolo quando ancora non aveva debuttato in Serie A e non aveva paura di sprofondare nel futuro anche a costo di non essere compreso. Peccato non lo sia stato anche dalla Bulgaria all'Argentina, un cambio di registro che c'è costato un altro Mondiale.