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Iemmello come Haaland e Noto alla guida dopo quasi vent'anni di no: i segreti, i retroscena, i sogni (e le paure) della favola Catanzaro. Che segna più del PSG e ha la seconda miglior difesa d'Europa

Iemmello come Haaland e Noto alla guida dopo quasi vent'anni di no: i segreti, i retroscena, i sogni (e le paure) della favola Catanzaro. Che segna più del PSG e ha la seconda miglior difesa d'Europa
Marco Conterio
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Marco Conterio
venerdì 3 marzo 2023, 13:17Editoriale
Inviato di Tuttomercatoweb, è in RAI con 90° Minuto, Calcio Totale e Notte Azzurra. Ha lavorato con Radio RAI, Il Messaggero e Radio Sportiva

Quante delusioni, e quanti schiaffi, e quante volte. Undici, per la precisione. Undici con quel giorno maledetto di Padova: novantasettesimo minuto, Cosimo Chiricò segna e per i tifosi del Catanzaro è l'undicesimo play-off con la gioia che resta strozzata in gola, col desiderio che resta incompiuto, con la Serie B che diventa una chimera. Ed è lì, da quella delusione, da quello schiaffo, da quella volta, da quelle lacrime, che nasce il capolavoro di una squadra che fino alla sconfitta di Viterbo era l'unica imbattuta in Europa, che ha un centravanti che ha medie realizzative inferiori solo e Erling Braut Haaland e che ora tocca i propri desideri con un dito. Le vele sono spiegate verso la Serie B ma nulla nasce per caso. Tutto passa dalle lacrime e dal patto d'onore dello spogliatoio dell'Euganeo di Padova e nasce da una firma datata 2017. Quella di un uomo sognato e bramato da un'intera città e che per quasi vent'anni aveva detto di no al Catanzaro. Floriano Noto.

L'arrivo di Noto: l'uomo che ha cambiato il Catanzaro
La cronaca dice che il Catanzaro ha oggi dodici punti sul Crotone a nove giornate dal termine, settantotto gol fatti e solo undici subiti. Una straordinaria macchina da sogni. Quelli che forse neanche la stessa città riesce ancora a far propri, scottata dalle delusioni, dalle ambizioni non ripagate dalla realtà. Riempie lo stadio con una media di 8mila tifosi ma fuori, nelle case, nei palazzi, per le strade, c'è un fiume di gente che ha paura di gioire, che teme d'illudersi e perché no pure il numero uno Noto. Che tra scaramanzia, piedi per terra, ha una filosofia santommasina. Finché non salgo, non credo. Lui che per quasi vent'anni è stato rincorso e richiesto dalla città, per guidare il Catanzaro, che poi ha rilevato giustappunto a furor di popolo dopo la gestione Cosentino. Un epilogo drammatico quello del presidente poi scomparso delle Aquile del sud: Noto era sempre stato contrario, restio, all'acquisizione, ma da quella firma, da lì in poi, l'amore suo e dei due fratelli, come Desiderio Noto che è il fidato consigliere e scatenato tifoso del Catanzaro, è sbocciato subito.

Gestione virtuosa: niente passi più lunghi della gamba
Numero uno di AZ, azienda leader nel sud Italia nel settore degli ipermercati, Noto ha sempre avuto la stessa filosofia imprenditoriale. Mai il passo più lungo della gamba, mai un'esagerazione che possa poi mettere a repentaglio la sostenibilità del club. Progetto con forti ambizioni ma coi piedi per terra. Per questo, per questa filosofia senza colpi di testa, che guarda alle certezze e poi (ma anche) ai risultati, è riuscito a migliorare sempre. Anno dopo anno. Lo ha fatto scegliendo di andare avanti su delle strade tecniche, poi cambiando. Iniziando questo percorso con Antonio Calabro che ha dato la scintilla giusta e poi trovando in Vincenzo Vivarini il tecnico perfetto per sublimare un progetto che ha portato il Catanzaro a essere una fuoriserie imprendibile in questa Serie C.

I segreti della dirigenza, le prospettive per la B: serviranno giovani
Catanzaro finché non vede non crede e lo slogan che va per la maggiore nato in una trasmissione locale, Studio Giallorosso, 'non simu abituati', poi sbarcato anche a Sanremo, racconta al meglio questa prudenza, paura, timore di sognare. E' anche lo stesso di Noto e della dirigenza, ma è innegabile che il lavoro del dg Diego Foresti e del ds Giuseppe Magalini sia stato altrettanto fondamentale per costruire questa macchina (quasi) perfetta. Foresti come trait d'union tra tutte le componenti, dalla prima all'ultima del progetto, collante che guida in prima persona questa fuoriserie della C. E poi Magalini, direttore operativo, chiave per esempio nell'arrivo di una stella come Jari Vandeputte. A proposito di rosa: in questa stagione, nella terza lega italiana, avere degli under porta benefici economici ma non è un obbligo. Con una rosa dalla media età non bassissima, servirà investire su giovani pronti per la cadetteria, se promozione sarà. In B è consentito avere al massimo 18 over, ma i contratti in scadenza permettono di non dover pagare quanto meno incentivi all'esodo a chi andrà via in estate. Sarà questa la missione, in caso di B, per Foresti e Magalini: un mercato di giovani, per questione di liste, e di giovani pronti subito per la B.

Pietro Iemmello come Erling Braut Haaland
Beninteso che il titolo è prettamente giornalistico, le medie matematiche dicono che in Europa la punta del Catanzaro è seconda per media gare-gol solo al Fenomeno del Manchester City. Un lusso per la C, un giocatore al quale manca un campionato da leader anche in cadetteria. Una rosa di assoluto valore, quella del Catanzaro. Qualche nome: l'esterno Jari Vandeputte. La seconda punta Enrico Brignola e il suo compagno di reparto Tommaso Biasci. Il leader della difesa, Luca Martinelli, con lui Nicolò Brighenti e Stefano Scognamillo. Poi il giovane mediano Andrea Ghion. Andrea Fulignati tra i pali, Luca Verna in mezzo al campo. Un blocco squadra anche con ottica futura con le specifiche del caso su scadenze e obblighi per la (eventuale) B da tener in considerazione.

Gli obiettivi di Noto e la questione stadio
Nella favola del Catanzaro, costruita con basi solide, ci sono i sogni di una piazza intera, di una città che vive questa stagione anche come riscatto sociale. Noto conosce bene la realtà, vive il territorio da decenni ed è vicino anche alle questioni della gente (durante la pandemia una donazione di 200mila euro agli ospedali calabresi). Per questo, forse, ha deciso dopo tanto tempo di dire sì al Catanzaro. Per questo, senza voler fare il passo più lungo della gamba, vuole consolidare la realtà con un sogno. Un giorno, tornare in Serie A. Per farlo dovrà passare anche dall'ammodernamento dello stadio, per il quale è stato intercettato un finanziamento della Regione da 9 milioni. Un impianto che adesso è difficile considerare all'altezza della B, nonostante l'affetto che la città dedica al Ceravolo. Ci sono problemi non risolti, creati anche da una palazzina-ecomostro che ospita tutti i servizi e che, per esempio, impedisce al manto erboso di avere la corretta illuminazione. Il prato dovrà avere costante manutenzione, servirà lavorare su una tribuna non coperta, operare sull'impianto di illuminazione, creare le sale VAR e, per esempio, anche portare a 90 i bagni pubblici a disposizione del pubblico. Poi, una volta sistemato, sarà il tempo di sognare in grande, con un progetto di uno stadio che ricordi un piccolo Marassi, con le curve vicine al campo, con la città che riempie l'impianto, con le paure alle spalle e i sogni a occhi aperti. Dopo tanto soffrire. Dopo quelle lacrime di Padova, dove tutto è rinato, undici schiaffi dopo.

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