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La Giovane Italia
Editoriale

La differenza tra Piatek e Hamsik: De Laurentiis e la lezione alla medio-alta borghesia del calcio italiano che troppo spesso non viene compresa

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
10.02.2019 09:21 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 55188 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Nel calcio per costruire un progetto importante saper cedere è molto più importante di saper acquistare. Saper resistere, contrattare e rifiutare quando da una cessione sembra possano arrivare solo vantaggi è fondamentale. E' la differenza tra chi fa impresa in modo lungimirante e chi pensa solo a tirate a campare. Al qui e ora.
Aurelio De Laurentiis fa parte della prima categoria. Sembra paradossale dirlo nella settimana in cui ha detto addio Marek Hamsik, ma proprio il centrocampista che per 12 anni è stato il simbolo di questa squadra è l'emblema di un modus operandi che ha permesso al Napoli di elevarsi al di sopra di società che in teoria non avevano meno dei partenopei. Anzi, in alcuni casi 13 anni fa erano molto più avanti.

Quando nella Primavera 2007 il Napoli otteneva la promozione in Serie A lo faceva a braccetto col Genoa. L'anno successivo le due squadre conclusero il campionato a due soli punti di distanza, quello dopo ancora il Genoa arrivò al traguardo con un +22 sul Napoli. Al quarto posto a pari punti con la Fiorentina. Poi, dalla stagione 2009/10, di fatto non c'è stato più confronto ( a eccezione di una stagione): negli ultimi nove campionati è apparsa sempre più palese la differenza tra la squadra di De Laurentiis e quelle di Preziosi e Della Valle. Ma cosa ha fatto la differenza? Cosa ha creato questo solco sempre più profondo? Proprio le mancate cessioni. O quelle definite, quando era proprio necessario vendere, a prezzi fuori mercato.

Gli ultimi dieci giorni - quelli delle feste, dei saluti toccanti e degli apparenti dietrofront - sono serviti anche per voltarsi, tornare alle origini e analizzare. Perché oggi il Napoli viene troppo spesso criticato per non essere all'altezza della Juventus, ma il Napoli - per storia, tradizione e soprattutto fatturato - è molto più vicino al Genoa o alla Fiorentina che ai bianconeri e i calciatori che hanno accompagnato l'avventura partenopea di Hamsik hanno sottolineato un aspetto che troppo spesso viene sottovalutato: "Ogni volta che il Napoli diceva no a Juventus, Milan e Inter per la cessione dello slovacco (per qualche anno il miglior centrocampista della Serie A) noi capivamo di essere nel progetto giusto. Se Hamsik non va via perché dovrei andare via io?".
La volontà di De Laurentiis di trattenere i migliori non è sempre servita per trattenerli. Molti addii li ha evitati, altri li ha rimandati, ma a un certo punto Lavezzi, Cavani e Higuain sono diventati calciatori troppo importanti e ambiziosi per convincerli a restare e hanno preso altre strade. L'hanno fatto dopo lunghi tira e molla, dopo confronti a muso duro, ma sempre soddisfacendo le condizioni di De Laurentiis che quando non poteva evitare la cessione almeno dettava le condizioni. Ed erano condizioni economicamente molto importanti, necessarie per reinvestire in rinnovi e nuovi acquisti. Nello stesso lasso di tempo, pensate invece a quanti calciatori importanti hanno venduto le società della medio-alta borghesia della Serie A e a che prezzo.

In questo senso, proprio l'ultima sessione di calciomercato offre l'esempio più lampante. Marek Hamsik nei primi giorni della prossima settimana diventerà un nuovo calciatore del Dalian Yifang, lascia il Napoli a 32 anni e dopo 12 anni e mezzo. Lo fa per strappare il contratto della vita dopo aver dato il meglio di sé con la maglia azzurra e comunque per 20 milioni di euro.
Qualche settimana prima, Krzysztof Piatek ha invece lasciato il Genoa dopo soli sei mesi. L'ha fatto dopo un girone d'andata da sogno e grazie a un'offerta da 35 milioni di euro. Enrico Preziosi avrebbe potuto creare le sue fortune attorno al centravanti polacco classe '95, ma appena il Milan s'è presentato con un'offerta concreta non è servito poi molto per arrivare alla fumata bianca. Il Genoa l'ha dato via senza pensarci due volte, pur sapendo che il valore di mercato di Piatek è destinato ad aumentare e che fare di tutto per trattenerlo, in fondo, si sarebbe tramutato nella più importante plusvalenza.

Questo parallelo è utile per far capire perché il Napoli nelle ultime sei stagioni sia finito per tre volte al secondo posto. Non solo davanti a Genoa o Fiorentina, ma spesso e volentieri anche a Milan e Inter. Questo poi non vuol dire che De Laurentiis non abbia commesso degli errori, nei fatti ma soprattutto nelle parole. Che sia esente da colpe per successi troppo spesso annunciati e solo sfiorati. Perché se ogni estate dichiari ai quattro venti di voler lottare per lo Scudetto e poi puntualmente arrivi 'solo' secondo per i tifosi hai fallito, perché per chi pensa con le ragioni del cuore un trionfo vale più di dieci piazzamenti anche se sono dieci piazzamenti frutti di scelte spesso indovinate e al di sopra delle tue possibilità. Ma questa è un'altra storia.


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