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La Juve torna a vincere: ecco l’eredità di Allegri

La Juve torna a vincere: ecco l’eredità di AllegriTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
giovedì 16 maggio 2024, 12:00Editoriale
di Luca Marchetti

La gioia con cui i giocatori della Juventus hanno festeggiato al termine della finale la dice lunga. Su quanto ci tenesse la squadra a qusta vittoria, per cercare di risollevare una seconda parte di stagione certamente non esaltante. E’ la stessa voglia di vincere che ha mostrato Allegri con la veemente reazione prima e dopo la sua espulsione. La stessa che ha mostrato la dirigenza della Juventus, presente al gran completo allo stadio e poi sul campo di gioco, a fine partita. Non solo Scanavino e Ferrero ma anche John Elkann.
Lo ha detto la partita stessa. Si è rivista la Juventus di inizio anno. Quella che non lasciava nulla al caso, che non mollava un centimetro. Che quando ripartiva sapeva graffiare. Ha ritrovato un Vlahovic straordinario, che ha dimostrato di avere qualità e carattere, di saper giocare le partite che pesano contrariamente a quanto gli era stato detto contro. Ha ritrovato quelle virtù su cui ha costruito la propria identità.
Piace? Non piace? Ha vinto la Juventus. Senza soffrire troppo contro una delle squadre più in forma in Europa. Neanche troppi tiri dalle parti di Perin (il palo è vero è un bel rischio), poche possibilità di trovare spazi. Tolta la profondità, in cui l’Atalanta si era sempre esaltata. Ha avuto la fortuna, ma anche la bravura di andare subito in vantaggio e di trovarsi nelle condizioni migliori per le proprie caratteristiche. Si è vista annullare un gol (il secondo di Vlahovic) per un centimetro, forse anche meno. Ha presa una traversa con Miretti. Non si discuterà del rigore, perché non è stato decisivo alla fine per il risultato, ma sarebbe potuto essere un argomento. La Juve non si è solo difesa. La Juve ha giocato (bene) la propria partita. L’Atalanta non è riuscita ad essere brillante come lo era stata in questi ultimi giorni, anzi settimane. Non è stata brillante, soprattutto nell’ultimo terzo di campo. Non è riuscita a trovare le giuste combinazioni, la pulizia dell’ultimo passaggio, del cross. E quando arrivava il tiro c’erano sempre dei giocatori bianconeri pronti a ribatterlo.
L’Atalanta - alla vigilia - sembrava potesse essere favorita. La Juventus nelle finali ha dimostrato che nache in un periodo difficile, certe attitudini non le dimentichi.


E in tutto questo c’è la mano di Allegri. Si vede eccome. E’ riuscito a lasciare nel migliore dei modi possibili, per come si era messa. Vincere un trofeo e qualificarsi per la prossima Champions League per congedarsi a testa alta, nonostante le innumerevoli critiche di questi anni, soprattutto in quest’ultimo periodo.
Allegri lascerà la Juventus, arriverà Tiago Motta. Anche stasera con la necessità di inventarsi qualcosa per la formazione. Nicolussi Caviglia titolare insieme a Iling jr, per dirne due. Anche in questa stagione senza mancare di rispetto a nessuno ha cercato di minimizzare le difficoltà (che ci sono state) caricandosi addosso tutte le critiche: come un ombrello.
Non sarà stato certamente contento sempre anche lui, durante questo anno, di alcune prestazioni. Ma non ha mai abbassato l’asticella. Ha sperato forse di poter contendere all’Inter il campionato per più tempo. Lo scontro diretto ha probabilmente demoralizzato il gruppo e questo è stato il primo dei motivi per cui la Juve nella seconda parte del campionato non ha ingranato. Non certo l’unico, ovvio. Sicuramente anche lui ha respirato che poteva esserci un cambio in panchina. E tutto questo si somma alle normali difficoltà di una stagione, alla necessità di trovare soluzioni, alle critiche che alla Juve non possono che essere più pressanti che altrove.
Se ne andrà a testa alta. Consapevole di aver svolto il suo lavoro, fregandosene di chi non l’ha apprezzato. Questo però non significa che non si possa decidere di cambiare. Per aprire un altro ciclo, per impostare le basi delle prossime stagioni con altri principi. Partendo dalle parole di Vlahovic: la voglia di vincere tutto, di provare a farlo.
In ultimo non va dimenticato il cammino dell’Atalanta. Avrebbe meritato un trofeo per considerare completato un percorso straordinario, portato avanti da anni. Dalla società, dalla proprietà e naturalmente da Gasperini. Non è successo (ancora una volta) questa sera. C’è ancora un’altra possibilità per riempire la bacheca. Una partita difficilissima, ma la migliore delle occasioni, per dimostrare il proprio valore.

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