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IN ANSIA PER CHIESA, SENZA DI LUI LA FIORENTINA PERDEREBBE LE SUE CERTEZZE. IL TERREMOTO COMMISSO ESALTA I FIORENTINI MA SCUOTE I PALAZZI DELLA POLITICA. “DA FIRENZE NON ME NE SAREI MAI ANDATO”: BAGGIO UNO DI NOI

13.10.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi    per firenzeviola.it   articolo letto 392 volte

La corsa interrotta improvvisamente, la smorfia sul viso e la sostituzione immediata quando era appena passata la mezzora di gioco. L’infortunio di Chiesa in Nazionale lascia tutti con il fiato sospeso. Senza di lui la Fiorentina perderebbe gran parte della sua pericolosità offensiva, perderebbe brio, talento, velocità, capacità di saltare l’uomo. Soprattutto, perderebbe molte delle certezze acquisite finora. Lo schema senza punte è stato possibile grazie alla classe di Ribery e alla forza impetuosa di Federico e perdendo uno dei suoi due gioielli, Montella sarebbe costretto a cambiare. Se non assetto, almeno i movimenti di squadra. Una cosa tutt’altro che banale, specie pensando ai giorni che perderà in attesa di riavere tutto il gruppo al completo. 

Non resta che incrociare le dita e sperare che il danno (come pare) sia minimo: difficile però pensare a Chiesa in campo già a Brescia, gli infortuni muscolari (al flessore nello specifico) di solito consigliano prudenza proprio per evitare che la cosa peggiori e che l’assenza si allunghi. Già oggi - dopo gli esami del caso - probabilmente ne sapremo di più, nel frattempo si scalda Vlahovic. Il ragazzo non ha ancora segnato in A, ma ha talento e fisico per imporsi. È un centravanti vero, deve solo maturare. E la classe di Ribery, in questo senso, potrebbe diventare determinante. Senza Chiesa però l’Aeroplanino si troverà costretto anche ad accelerare il recupero di Pedro, in gol in Nazionale ma ancora ai margini della Fiorentina. In panchina ci sono anche Boateng e gli esterni Ghezzal e Sottil, tutta gente in gamba, ma che per forza di cose non è Chiesa

È un brutto sabato insomma, che rovina una settimana a suo modo storica per la Fiorentina. Dopo decenni di fuffa e vane speranze, Rocco si è comprato l’area che diventerà la casa viola, dove unire settore giovanile e prima squadra, donne, uffici e il mondo Fiorentina tutto. È una svolta, un regalo da salutare con entusiasmo e riconoscenza. Commisso però è l’uomo del fare, il terreno di Bagno a Ripoli per lui è solo il primo tassello. Guarda e si informa, chiama e rilancia. A New York lavora per la Mediacom ma pensa alla Fiorentina in continuazione, in questi giorni ha visto l’amichevole di Pistoia e la partita delle Women’s, per poi congratularsi con Cincotta per la vittoria: ma ve li immaginate i Della Valle a guardarsi in diretta streaming il Tavagnacco? Commisso è uno degli uomini più ricchi d’America, ha 70 anni ma sembra ne abbia 20 per il ciclone che è, per quante cose fa e pensa ogni giorno: per i tifosi è una manna, la gente viola già pende dalle sue labbra e questo, naturalmente, diventa un boomerang per chi, ancora, non è riuscito a dargli le risposte che chiede. Sullo stadio infatti il terremoto Rocco scuote i palazzi della politica e rischia di creare una crisi non indifferente. Nardella ha le spalle al muro, Fossi, il sindaco di Campi, non perde occasione per ribadire la candidatura della piana per la costruzione del nuovo stadio, la restaurazione del Franchi è bloccata dalla burocrazia, mentre il progetto Mercafir è lì, immobile dal 2012. C’è bisogno di risposte subito, perché ora i continui rinvii dellavalliani sono diventati il fast fast fast di Commisso. A Firenze del nuovo stadio si parla da tanto tempo, troppo per chiedere ancora pazienza. Eppure molte domande restano ancor senza risposta: la prima è sul Franchi. Dopo 15 anni di plastici e nuvole di Fuksas, perché solo ora ci si ritrova a parlare di cosa sarebbe del vecchio Comunale? Perché Palazzo Vecchio non ha pensato a un progetto, a un’idea credibile per evitare che il Franchi rischi di diventare terra di degrado e abbandono? E la seconda: possibile che dopo l’idea di Renzi di dividere in due l’area Mercafir, ancora non ci sia una programmazione certa per spostare il mercato? In tutti questi anni l’unico atto concreto è la variante urbanistica di Novoli. Poco per accontentare Rocco e i suoi seguaci: a Nardella servirà un contropiede alla Chiesa per riprendere possesso di una situazione che gli sta sfuggendo di mano. 

Ps: Che bello sentire Baggio parlare di Firenze. Era il ’90 quando se ne andò. Allora ero solo un ragazzino, eppure ricordo ancora le lacrime di Avellino (le mie come le sue), la coppa persa a centinaia di chilometri da casa e in un feudo bianconero. Roby giocava in viola ma era come se fosse già andato, lo chiamarono traditore ma la storia ha raccontato altro: "Io non avrei voluto andarmene - ha detto a Trento - eppure mi sentivo colpevole per quello che stava accadendo. Una magra consolazione è che alla fine questa cosa è uscita. Pontello l'ha ammesso, ma io mi sono portato un peso per tanti anni”. Oggi abbiamo Ribery, ma Baggio è Baggio. E resterà per sempre uno di noi. 


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