L’esame Palladino per capire se davvero la Fiorentina ha capito di dover indossare l’elmetto
All'indomani della sconfitta con l'AEK Atene, la seconda consecutiva in Conference League, l'ottava stagionale tra campionato e coppa, e già a un passo dalla sfida di Bergamo le parole di Dzeko alimentano ancora di più un dibattito già pesantemente influenzato dai risultati in picchiata della squadra. Alla preoccupazione per una reazione che questo gruppo non riesce a fornire, o almeno non in pieno, si aggiunge l'inevitabile divisione tra chi comprende lo sfogo del bosniaco e chi sta su posizioni opposte
La certificazione di una spaccatura
Sarebbe lunga la lista di spiegazioni da fornire per spiegare clima e malumori al di là di quanto semplicemente racconta il campo, ma è chiaro che al momento il confronto aggiunge poco a una situazione difficile, per non dire di peggio. Di certo l'argomento, quello legato a un ambiente che impedirebbe alla Fiorentina di ritrovarsi, riaccende vecchie diatribe, ma il problema vero è che testimonia – di nuovo – una frattura interna tutt'altro che utile. Non lo è stata quando le cose andavano molto meglio (e per esempio la squadra era davvero in corsa per la Champions, con la passata gestione) figuriamoci oggi di fronte a orizzonti precari come quelli attuali.
Dimenticare l’AEK
Non servirebbe ora indagare oltre sul come e sul perché la Fiorentina si sia ritrovata in queste condizioni, di classifica e non solo, serve piuttosto che il passo indietro di giovedì sia cancellato da una prova degna di tale definizione. Anche in trasferta, e anche contro un’avversaria come l’Atalanta reduce dal tris a Francoforte in Champions League. Insomma non è esattamente il momento delle riflessioni filosofiche, almeno non nelle spogliatoio, piuttosto sarà il caso di far finta che certe amnesie, certe banalità tecniche viste al cospetto dell’AEK Atene siano state l’ennesimo incidente di un percorso sul quale però adesso va davvero cambiata rotta
Indossare, sul serio, l’elmetto
In questo processo adesso serve che anche Vanoli dimostri di aver in pugno il gruppo, fosse solo per un atteggiamento mentale visto giovedì sera che non era quello richiesto fin da subito dal tecnico. Oggi che di fronte all’allenatore viola ci sarà una sorta di suo predecessore, in un interregno che ha visto su quella panchina prima Pioli e poi Galloppa, prima ancora di moduli e ruoli serviranno atteggiamenti e interpretazioni adeguate a una squadra relegata all’ultimo posto in classifica. Serve, in altri termini, che tutta la Fiorentina dimostri d’aver davvero capito quanto stia rischiando grosso e per questo sappia indossare l’elmetto per giocare come deve fare chi punta alla salvezza.








