Kean è tornato: segnali incoraggianti e una gestione decisiva per la Fiorentina
Venti giorni, in certe fasi della stagione, sembrano non finire mai. Soprattutto quando la classifica stringe e il centravanti di riferimento è costretto a osservare tutto dalla tribuna. Il ritorno di Moise Kean, però, per la Fiorentina non può essere archiviato come un semplice rientro. Al Maradona, contro i campioni d’Italia, era difficile aspettarsi un impatto immediato: pochi minuti a disposizione, un risultato già compromesso e una condizione ancora da affinare. Nonostante questo, il numero 20 ha fatto intravedere segnali tutt’altro che banali.
Numeri che raccontano una presenza
In meno di mezz’ora, Kean ha provato tre volte la conclusione, centrando una volta la porta e costringendo Meret a un intervento tutt’altro che scontato. Ma al di là delle occasioni, è stata la sua interpretazione del ruolo a cambiare il volto della squadra, soprattutto in termini di profondità. I dati aiutano a chiarire il quadro: indice di verticalità a quota 8, il più alto tra tutti i protagonisti della gara, Hojlund incluso. In altre parole, è stato il giocatore che più ha cercato di attaccare lo spazio, spezzare le linee di pressione e offrire una soluzione diretta ai compagni. Anche dal punto di vista fisico i riscontri sono incoraggianti: sprint massimo a 27,7 km/h, terza miglior prestazione tra i viola, a conferma che il lungo stop per i problemi alla caviglia non ha cancellato la sua esplosività.
Gestione e prospettive
Sono indizi piccoli ma significativi, soprattutto per una squadra che dovrà passare anche dai gol e dal peso specifico del suo centravanti per costruire la salvezza. Ora, però, servirà cautela. Kean ha voglia di tornare protagonista, ma va accompagnato passo dopo passo. Vanoli ne è pienamente consapevole: «Abbiamo seguito un percorso di recupero che ci permetta di avere Moise con continuità, perché per noi è fondamentale», ha spiegato dopo la sconfitta di Napoli. La strategia sembra già tracciata: possibile impiego dal primo minuto contro il Torino, conferma a Como e poi una gestione più attenta in Conference contro lo Jagellonia, anche a costo di lasciarlo a riposo.






