Bove da Trento: "Non voglio essere un modello. Ecco la differenza tra Italia e Inghilterra"
Redazione FV
C'è anche Edoardo Bove al Festival dello Sport in corso di svolgimento a Trento. Intervenuto stamani durante il panel "Welcome Back", il centrocampista del Watford ha raccontato tanti aneddoti e ricordi, tra cui quello del terribile malore in campo durante Fiorentina-Inter, quando vestiva la maglia viola: "Non ricordo nulla di quel momento, mi sono svegliato in ospedale senza ricordi. Sono dovuto stare lontano dal campo per un po' e allora ho dovuto trovare cose da fare, come per esempio il documentario sulla mia vita (che uscirà a breve, ndr): davanti alla telecamera ho tirato fuori le mie emozioni, per uno introverso come me è stato più facile che parlare con la mia famiglia. Non voglio essere un modello, ho dato il permesso alle telecamere di entrare nella mia vita privata è solo per far vedere che difficoltà può vivere un ragazzo".
E dopo?
"L’evento del 1 dicembre mi ha aiutato ad avvicinarmi a un argomento che non conoscevo, quello del primo soccorso. Sono stato a convegni, riunioni di associazioni che fanno parte del primo soccorso. Volevo fare qualcosa per aiutare. Essendo stato colpito in prima persona. Ho avuto testimonianze di familiari che hanno perso persone per un mancato pronto intervento. È un argomento sensibile che devi conoscere bene perché se non si interviene nei primi minuti poi la situazione diventa irreparabile".
Il regolamento in Italia non permette di giocare: come l'ha presa quando l'hai saputo?
"Per me era molto importante giocare in Italia, ma quando mi hanno levato il calcio il mo obiettivo è diventato solamente tornare a giocare, non importava più dove o quando. Ci tengo a sottolineare che non è che in Inghilterra non ci siano controlli: passa un po' questo messaggio, ma ho fatto tanti controlli anche lì, solo che lì il regolamento permette di giocare e sono contento di essere tornato. L'orecchio sull'Italia comunque lo tengo sempre".


