Il doppio passo falso di Genova, tra responsabilità tecniche e una preparazione alla ripresa del campionato che non ha funzionato
Tommaso Loreto
Mica facile camminare lungo una linea sottile come quella che divide il mero risultato di una sfida sportiva e l’atteggiamento tenuto in campo. Se una lezione era da imparare a memoria dopo la passata stagione è quella relativa all’approccio da tenere in partita, aspetto diventato in fretta vero e proprio scheletro nascosto nell’armadio viola ma soprattutto discriminante della caduta in classifica vissuta gara dopo gara l’anno scorso. Quando per inciso la Fiorentina si è ritrovata invischiata nella lotta per non retrocedere nonostante un valore complessivo come minimo diverso.
Il doppio schiaffo di Genova
Per questo il ko di Genova ha avuto l effetto di un doppio schiaffo ben piazzato su entrambe le guance, tanto inaspettato quanto doloroso per come si è materializzato. Con un Genoa fedele alla missione di salvare il proprio allenatore e una Fiorentina che ha invece inopinatamente ciccato proprio l’approccio, aspetto sul quale Vanoli pareva esser intervenuto nel migliore dei modi. Sotto questo profilo il calendario in arrivo invita tutti al cambio rapido di atteggiamento, in campo, certo, ma a giudicare da come la Fiorentina è arrivata a una ripresa del campionato dopo 20 giorni di sosta anche e soprattutto fuori, preparando diversamente il match con il Como.
Una struttura che consenta alla squadra di performare al meglio
Per riuscire a far questo, per farsi trovare adeguatamente preparati a un Como che verrà a Firenze in mezzo a due sfide di Champions League, sarà importante tenere alta la tensione al Viola Park, almeno quella mentale, operazione nella quale inevitabilmente anche la società dovrà dare il suo apporto. Se Paratici è stato il primo a raccontare il bisogno di dar vita a una struttura che con le sue figure permetta ai calciatori di performare al meglio, anche su questo piano le parole non hanno ancora lasciato spazio ai fatti, un po' come dopo le partite dopo le quali nessun dirigente ha parlato, ed il cambio di passo che non è arrivato a Genova chiama in causa per forza di cose anche la dirigenza. Perchè la quarta sconfitta su sei partite di campionato non può non rappresentare un campanello d'allarme, tanto più se arrivata in un momento in cui da casa viola filtrava soprattutto (troppa) convinzione nei propri mezzi.


