Anche il capitano fa acqua: De Gea, errori e numeri da ultimo della classe
Andrea Giannattasio
La fascia al braccio rende ancora più visibili le crepe nei guantoni. Perché se vacilla anche David De Gea, alla Fiorentina viene a mancare proprio l’appiglio al quale dovrebbe aggrapparsi nei momenti peggiori. Per palmarès, esperienza e autorevolezza, lo spagnolo resta il leader tecnico e spirituale del gruppo: quello chiamato a guidare una squadra giovane e a correggerne gli sbandamenti. Eppure, dentro un avvio di stagione pieno di errori, anche il capitano ha una quota di responsabilità. Le difficoltà collettive lo espongono, certo, ma alcune sue incertezze hanno contribuito ad aggravare una situazione già precaria. La sconfitta di ieri contro il Como ha riaperto il problema: altri tre palloni raccolti in fondo alla rete e, soprattutto, la grave responsabilità sul terzo gol lariano, firmato da Douvikas. Un intervento mancato (quasi comico) che pesa sul giudizio della sua partita e allunga l’elenco degli episodi nei quali dalla porta viola sarebbe servita una risposta diversa.
Gli errori si sommano
Quello contro il Como, infatti, non è stato un passaggio a vuoto isolato. Nell’ultima trasferta a Marassi era stata la goffa respinta sul tiro di El Shaarawy ad avviare l’azione del primo gol del Genoa: un pallone gestito male, trasformato in un’occasione per gli avversari. Prima ancora, nella sconfitta della seconda giornata contro il Frosinone, almeno una delle tre reti subite (la prima) aveva lasciato dubbi consistenti sull’intervento dell’ex Manchester United, con margini di discussione anche su un’altra conclusione finita in porta (la terza). Episodi diversi, accomunati dalla sensazione che De Gea stia faticando a garantire quella sicurezza che il suo nome e la sua carriera portano legittimamente a pretendere. Nessun portiere può rimediare a ogni errore di chi gli sta davanti. Ma in una Fiorentina così vulnerabile, anche una respinta sbagliata finisce per avere un costo enorme.
Il conto dei numeri
A dare consistenza alle impressioni c’è soprattutto il dato sui gol evitati: -3,72, ultimo posto fra i 27 portieri considerati in Serie A. Il confronto fra reti effettivamente incassate e reti attese dal modello statistico restituisce un saldo pesantemente negativo: De Gea ha subito quasi quattro gol in più rispetto alla previsione. Un indicatore che va oltre il semplice totale delle reti al passivo e concentra l’attenzione sul rendimento del portiere. Il resto del quadro racconta 17 gol subiti, tre parate a partita, dieci interventi su conclusioni dall’interno dell’area e una percentuale di parate ferma al 55%. Numeri che, letti insieme agli errori, rendono difficile attribuire ogni responsabilità alle fragilità della difesa. La crisi viola coinvolge l’intera squadra, ma chiama in causa anche il suo elemento più autorevole. Vanoli ha bisogno che De Gea torni a incidere attraverso gli interventi, oltre che con la personalità.
Nella grafica realizzata da Pietro Pelliciari di Rtv38 per "Viola" ecco il riassunto di quanto detto fin qui:


