Paratici, uomo solo al comando: troppo? L’idea di una nuova figura (c’è un precedente). Dopo il Como sono più ottimista, ma pesa l’assenza di leader. Dubbi sulla fascia a De Gea
Angelo Giorgetti
Sono stato fra quelli che ha accolto Paratici sperando che finalmente _ dopo 7 anni abbastanza originali _ gli fossero consegnate le chiavi di casa. Proprio a scatola chiusa, in nome della sobrietà calcistica: il fascino di una figura con grande esperienza e risultati alle spalle. Da parte mia più che altro voglia di normalità, dopo aver visto parecchie scelte naif.
La rivoluzione c’è stata, almeno nella rosa. Sul campo c’è tempo per recuperare e lo ripeto, dopo Fiorentina-Como sono più ottimista perché la squadra ha mostrato grandi potenzialità contro un avversario forte. Non era scontato, dopo il primo tempo di Genova. Il gruppo mi sembra vivo, spero solo che l’allenatore esca dall’equivoco di considerarsi alla guida di una fuoriserie. Mancano semmai i leader, grave problema, ne parleremo.
Ora qualcuno si lamenta per la figura plenipotenziaria di Paratici, che alcuni errori evitabili li ha commessi (gravissimo quello su Grosso, personalmente ho espresso subito perplessità anche sul ritorno di Vanoli) componendo una rosa telentuosa/costosa che ha lacune evidenti. Per calcolo o sana scaramanzia avrei inoltre evitato di promettere che al posto di Kean sarebbe arrivato un centravanti più forte. Altro errore, questa volta a livello di comunicazione.
Il dirigente che servirebbe
Il punto allora è questo: con tutto il rispetto per Goretti, con chi si confronta Paratici a livello calcistico e più ampiamente strategico? Chi lo consiglia, lo aiuta, nel caso lo limita, magari si scontra in senso buono e costruttivo?
Ecco i precedenti e gli esempi.
Nella Juve vincente c’erano due figure di riferimento, il presidente plenipotenziario sempre sul pezzo in rappresentanza della proprietà e dell’identità storica (Andrea Agnelli) e un ex campione con il dna bianconero (Nedved, che era anche vice presidente). Pesi e contrappesi. Bilanciamenti nelle scelte, confronti appunto.
Qui a Firenze mancano entrambe le figure, perché Joseph Commisso ha i suoi impegni negli Usa e comunque non ha l’impatto e la presenza continua sul campo di Agnelli; non esiste inoltre un confronto interno con chi rappresenta la storia viola e conosce la città, una figura certo ingombrante, ma autorevole. Una sintesi di raccordo fra campo (spogliatoio compreso) e club.
Esempi? L’Inter ha Zanetti, il Milan Ibra, la Juve Chiellini.
Sarebbe probabilmente questo il momento di strutturare il club con l’ingresso di un dirigente completo da affiancare a Paratici, meglio se ex viola, ma non voglio tirare volate o dare consigli non richiesti. Altri in grado di riempire questo delicato ruolo non ne vedo all’interno del club.
Vanoli, questa non è una fuoriserie…
Capitolo squadra. Ora c’è l’Inter e l’unica consolazione per la Fiorentina è che i nerazzurri giocheranno domani sera contro lo Shaktar in Champions, avendo peraltro zero punti in due partite e l’ultimo posto nella classifica europea. Quindi dovranno spingere parecchio. Questo domenica non eliminerà le distanze sul campo, né il timore che la Fiorentina (17 reti subite in 7 partite di campionato) possa salvare la pelle contro un avversario che in serie A ne ha segnate 21.
Oltretutto _ lo ripeto _ Vanoli è tornato esponendosi parecchio sulle potenzialità spaziali di questa rosa e ora si trova a fare i conti con un gruppo che (parole sue) ‘si spegne per 5-6 minuti dopo un episodio avverso’. Ci vuole pazienza, ma la classifica è nuovamente disastrosa. E uno dei problemi più seri, al netto di tutte le considerazioni sugli equilibri, il mistero Oulai, il lungo forfait di Atta, l’incaponirsi nei dribbling di Mastantuono, la pause dell’usurato Ndour, la tenuta minima dei centrali, i terzini che difendono male, i gol presi in fotocopia con la difesa piazzata, i centravanti che non segnano, uno dei problemi più gravi dicevo è l’assenza di leader. In ogni reparto.
Personalità non fa rima con età
Temo sempre di più che consegnare la fascia a De Gea sia stato un errore. Dopo il caso Ranieri era il giocatore più rappresentativo, ma il portiere spagnolo è tutto fuorché un leader. Molti hanno notato che dopo il gol segnato da Liberali (abbiamo visto tutti il fallo evidente su Goncalves all’inizio dell’azione) De Gea neanche è andato a protestare con l’arbitro. Dettagli? Forse no. Mi immagino Mancini della Roma, in quella stessa situazione, e suppongo Di Bello spostato dalle urla verso la torre di Maratona o forse direttamente in cima. Se la Fiorentina non ha attributi, abbia almeno voce.
Se il gruppo è fragile, servono trasfusioni di adrenalina nei momenti delicati. Vanoli si confronti _ ecco, anche qui, l’importanza di una figura rappresentativa che si affianchi a Paratici _ e scelga di cambiare. Servono segnali forti e a volte scomodi, ma per darli servono persone fortissime.


