Parliamoci ChiarA: Tutto a posto e niente in ordine
Chiara Andrea Bevilacqua
Ascoltando Paratici e Vanoli, rispettivamente nel pre e nel post partita, e guardando le rocambolesche prestazioni della squadra, verrebbe da pensare che esistano due universi paralleli all’interno dei quali gravita la Fiorentina. Se da un lato c’è il campo, giudice insindacabile che può sì raccontare più storie insieme ma che finisce col tradurre tutto attraverso la brutalità dei punti in palio, dall’altro c’è questa realtà alternativa che, spesso, prende le distanze dall’insieme per concentrarsi esclusivamente su ciò che forse è più conveniente guardare e raccontare.
Due facce della stessa medaglia
Esistono davvero elementi incoraggianti in questa squadra. Il mercato estivo non è stato un fallimento totale. Possiamo concretamente ravvisare dei modesti segnali di crescita, che si parli di singoli o di gruppo. Si son visti col Como, a tratti. Son stati evidenti a San Siro, in alcuni frangenti della gara. Ma è prudente, nell’interesse del club e della stagione, scegliere di guardare esclusivamente quelli, fingendo che il resto non esista? Perché, il “resto”, è una classifica che non aspetta.
Fragilità strutturale
È una fragilità strutturale che, l’atteggiamento da squadra visto a Milano per una settantina di minuti, non può nascondere. Senza considerare il fatto che, in questo splendido gioco, tirare in porta resta l’aspetto peculiare. Assieme alla capacità di incassare meno reti possibili. E sugli ultimi due punti, gli stessi attraverso cui sarà determinato l’andamento della stagione, la crescita è molto più complessa da riscontrare.
In bilico tra illusioni e vecchi difetti
La percezione è infatti quella di essere bloccati sopra un’altalena che oscilla tra l’illusione della svolta e il riaffiorare dei soliti vecchi difetti. Tutelare il gruppo e il lavoro del tecnico davanti ai microfoni è legittimo. Perseverare nell’autoassoluzione anestetizza la passione e le ambizioni. Narrazione e campo torneranno a coincidere se e quando la Fiorentina deciderà di guardarsi allo specchio per intero, senza la pretesa di raccontarsi bellissima quando è stanca, spettinata e mal vestita.


