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"Se gli andavi addosso ti facevi male", Esposito e Brugnera ricordano Rogora

autore
Lorenzo Marucci
per Firenzeviola.it
Oggi alle 17:30Primo Piano
autore Lorenzo Marucci
04.11.2026 17:30Primo Piano
Ci ha lasciato oggi ad 88 anni Bernardo Rogora, uno dei protagonisti del secondo scudetto. Lo ricordano Mario Brugnera e Ciccio Esposito
Alberto Fornasari
Alberto Fornasari

Un'altra colonna dello scudetto del 69 che se ne va. Ad 88 anni ci ha lasciato Bernardo Rogora, terzino destro che si faceva sempre valere in campo. Era soprannominato Roccia, per la sua forza fisica. "Se gli andavi addosso, ti facevi male", ci ha raccontato Mario Brugnera, che insieme a lui rimase in viola fino al 1968. "Era ben piantato a terra, sapeva sempre come affrontarti. Lo ricordo nelle partitelle, mi marcava e mi diceva: "Così mi abituo a controllare i più forti". Ciccio Esposito che con Rogora vinse lo scudetto invece aggiunge: "Ero un bambino, lui aveva dieci anni più di me e rappresentava un punto di riferimento, un esempio, così come Brizi e Ferrante. Era una persona squisita e dal punto di vista calcistico un gran marcatore. Noi lo chiamavamo anche Mastino. Era veloce e agonisticamente sempre efficace. Ma aveva anche un bel piede perché tirava pure da metà campo. Riva, Prati, Boninsegna erano attaccanti che toccavano spesso a lui ma riusciva a cavarsela sempre bene. Fisicamente era una bestia".   

Il calcio e la pesca delle trote

 

Rogora, nato nella provincia di Varese arrivò alla Fiorentina dal Padova: era il 1965 e i viola guidati da Chiappella stavano gettando le basi per la squadra che avrebbe poi vinto lo scudetto nel '69. La cosiddetta Fiorentina yè-yè aveva tra i suoi protagonisti principali Esposito, Chiarugi, Merlo, De Sisti e appunto anche Brugnera. "Rogora era un terzino che poteva giocare anche da stopper - continua Brugnera - era un tipo abbastanza silenzioso ma il suo compito lo svolgeva sempre bene. Sull'uomo, ripeto, era fortissimo. Correva forte e sapeva anche giocare a calcio. Ma ricordo anche  quando il lunedì si partiva per Pontassieve insieme ad un nostro amico, il barbiere di Via Carnesecchi, e andavamo a pescare le trote. Non sapevamo neanche cosa fossero le trote però era un modo insieme divertendosi. E poi si andava sempre a pranzo a Pontassieve in un ristorante che era diventato il nostro punto di riferimento". 

per Firenzeviola.it

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