IN CAMPIONATO LA FIORENTINA C'È ANCHE SE NON SI VEDE. MANCANO I RISULTATI MA NON LE PRESTAZIONI. QUEL SENSO DI APPAGAMENTO CHE NON AIUTA E NUOVE SOLUZIONI DA TROVARE. CON IL BOLOGNA VINCERE È UN OBBLIGO
La Fiorentina c'è anche se non si vede da un mese. Tanto è passato dall'ultimo successo in campionato a Napoli che aveva spalancato orizzonti di gloria e aperto la possibilità di lottare addirittura per un piazzamento in Champions League. Da li in poi il vuoto: tre sconfitte di fila, zero punti e diversi rimpianti. Ma anche l'amara constatazione che per l'ennesima volta la squadra ha mancato il salto di qualità, specialmente nella testa e successivamente in campo. La sensazione è che al gruppo basta poco per sentirsi appagato e l'ambiente, straordinario ma ondivago negli umori, non aiuta a migliorare questo aspetto. Firenze è una piazza unica, professionalmente per un calciatore rappresenta - e potrà rappresentare ancor di più in futuro - un punto di arrivo e non di partenza. Il tifo è speciale e la Fiorentina viene vissuta profondamente 365 giorni l'anno. Tuttavia spesso ci si esalta o troppo presto o per troppo poco, perdendo di vista quelli che sono i veri traguardi da inseguire con continuità e non basandosi solamente sul momentaneo exploit. Umori che per certi versi finiscono per influenzare una squadra che sotto il profilo psicologico fatica a stare sempre sul pezzo con una certa regolarità. Dopo Napoli e i giusti e doverosi riconoscimenti per il percorso fin li compiuto la Fiorentina ha smesso di fare punti ma le prestazioni ci sono sempre state. Ecco perché nonostante tutto c'è. Con la Lazio ha giocato bene, sprecato troppo e perso all'ultimo per una questione di dettagli, mentre contro la Juventus è stata stoppata da Wojciech Szczesny e dal muro piazzato davanti al portiere da Massimiliano Allegri. L'ultima sfida in Conference League non fa testo: in casa del Cukaricki l'unica cosa che contava era conquistare la vittoria utile per fare 6 su 6 nel doppio confronto e guadagnare il primo posto momentaneo del girone. Il resto contava meno di zero.
L'appuntamento da non sbagliare per rientrare nel giro che conta e scacciare la crisi di risultati è quello al Franchi col Bologna di Thiago Motta. Una delle sfide più affascinanti ed equilibrate del turno di campionato. E' una formazione molto complicata da affrontare quella messa bene in campo dall'allenatore brasiliano e allestita con estrema competenza da Giovanni Sartori insieme ai suoi più stretti collaboratori. Giovane e di qualità con almeno un paio di potenziali top. Il Bologna come l'Inter e la Juventus, rispettivamente prima e seconda in classifica, ha perso solamente una volta all'esordio contro il Milan. Da li in poi solo risultati utili e appena 8 gol subiti che ne fanno la seconda miglior difesa di tutta la Serie A. Non tornano invece alcuni numeri della Fiorentina: 4 sconfitte su 11 partite iniziano a essere troppe, così come sono una miseria i gol messi a segno dagli attaccanti. Beltran e Nzola vanno sostenuti ma il tempo passa e il problema resta. C'era negli anni precedenti ed è rimasto al momento irrisolto. E senza le reti delle punte diventa veramente complicato pensare di inseguire qualcosa di realmente importante. Se l'argentino e l'ex Spezia non hanno grande confidenza con il gol è anche perché non sempre vengono messi nelle migliori condizioni di poter essere incisivi negli ultimi 16 metri. Una situazione che può e deve risolvere Vincenzo Italiano. L'allenatore è bravo e preparato, ha una sua idea di gioco che i calciatori stanno portando avanti convinti che sia la strada giusta per poter centrare gli obiettivi che sono stati prefissati. Però al principale spartito occorre avere una valida alternativa da attuare in determinati contesti. Tradotto: contro formazioni che tolgono tempo e spazio per gli inserimenti bisognerebbe andare oltre la ricerca talvolta ossessiva della verticalità. A prescindere dal come la Fiorentina ha l'obbligo e il dovere di battere il Bologna e ripartire di slancio. Adesso contano i punti. Sono indispensabili per restare in zona Europa e vivere serenamente la sosta prima di ragionare sul match di San Siro con il Milan.


