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DALLA STELLA KHALAILI AL "MINI-LUKAKU": TUTTO SUL MACCABI HAIFA
martedì 5 marzo 2024, 10:00Notizie di FV
di Alessandro Di Nardo
per Firenzeviola.it

DALLA STELLA KHALAILI AL "MINI-LUKAKU": TUTTO SUL MACCABI HAIFA

Da Budapest a Budapest: la Fiorentina ricomincia il proprio cammino in Conference nella stessa città dell'ultima sfida europea, contro un altro club biancoverde. E le similitudini con il Ferencvaros, ultima avversaria della fase a gironi, finiscono qui. Perché il Maccabi Haifa, prossimo avversario sulla strada per Atene, è una squadra molto diversa e, per certi versi, più temibile, rispetto a quella ungherese. Si giocherà a Budapest (alla Bozsik Arena, lo stadio dell'Honved) per le ben note vicende che riguardano Israele (qui un racconto sul tema - la storia di Dia Saba: da eroe del Maccabi a traditore), contro una squadra che, nonostante i problemi logistici e sociali che hanno travolto anche i propri tifosi, proprio nella difficoltà estrema si sta ritrovando.

LA STORIA: I 15 TITOLI E LA NOTTE MAGICA CON LA JUVE - L'Haifa è il secondo Maccabi più famoso d'Israele. Fondato nel 1913, ha vinto 15 titoli nazionali, 6 Coppe di Israele e 4 Toto Cup, la Coppa di Lega israeliana. È stato il primo club israeliano a qualificarsi per la UEFA Champions League, nell'edizione 2002-2003, e proprio in Champions League, la stagione scorsa, ha ottenuto uno dei successi più prestigiosi della sua ultracentenaria storia, battendo in casa la Juventus.

IL NUOVO MACCABI - La squadra che affronteranno i viola è però notevolmente cambiata rispetto a quella che l'11 ottobre 2022 affossava ad Haifa i bianconeri: innanzitutto non c'è più il mattatore della vecchia signora, quell'Omer Atzili (autore di una doppietta), che in estate ha deciso di spostarsi negli Emirati Arabi, firmando per l'Al-Ain. Non c'è poi neanche lo stratega, Barak Bakhar, tecnico che dopo tre scudetti consecutivi con i verdi d'Haifa è approdato sulla panchina della Stella Rossa. Rispetto alla magica serata contro la Juventus non ci sarà poi neanche un autentico fattore per il club israeliano, ovvero i 30mila cuori verdi che assiepavano le gradinate dello Stadio Sammy Ofer. Della formazione anti-Juventus è rimasto ben poco: in estate la dirigenza ha deciso di cambiare molto, affidando la panchina a Messay Dego. L'ex tecnico dell'Under 19 del Maccabi ha faticato non poco in avvio di stagione, arrivando a un passo dall'esonero prima della sospensione forzata del campionato. Dopo i tragici fatti del 7 ottobre, alla ripresa del campionato a dicembre, il Maccabi ha invertito la rotta, merito di un cambio di pelle. Dego ha optato per la difesa a tre, fondata sull'esperienza difensore senegalese di 31 anni protagonista anche nella scorsa Coppa d'Africa. 

IL MOMENTO DI FORMA - Col nuovo sistema di gioco Dego ha blindato la difesa ed esaltato le numerose stelline offensive, trovando soprattutto risultati a nastro: il Maccabi arriva alla sfida contro la Fiorentina con uno score di 11 gare vinte nelle ultime 13 e da inizio 2024 ha già recuperato il gap col Maccabi Tel Aviv, mangiando 10 punti e agganciando la squadra della capitale in testa alla classifica.

LE STELLE - Merito del nuovo impianto di gioco di Dego, ma anche di alcune individualità da sottolineare: il talento più luminoso è Anan Khalaili, esterno classe 2004, un dribblomane che ha incantato mezzo continente nell'ultimo Europeo Under 21 in cui ha trascinato Israele in semifinale. Con 20 anni ancora da compiere, per gli addetti ai lavori Khalaili è già in potenza il calciatore israeliano più forte di sempre, una forza della natura di cui si dovrà occupare con attenzione uno tra Biraghi e Parisi. Agli antipodi di Khalaili, a livello anagrafico, c'è Lior Refaelov, ex esterno impiegato adesso come centrocampista centrale, prodotto delle giovanili del club che, dopo una vita in Belgio tra Bruges, Antwerp e Anderlecht, è tornato in estate alla casa base e, a 37 anni, rappresenta l'anima e il cervello di questa squadra.

PUNTI DI FORZA E PUNTI DEBOLI - Occhio a quei due, il ragazzino e il navigato regista, ma attenzione anche alla fisicità del Maccabi. In particolare a quella del centravanti, Frantzdy Pierrot, colosso haitiano di 195 centimetri per 95 chili: in Israele lo chiamano mini-Lukaku e in Europa quest'anno ha già fatto la differenza, segnando 5 reti tra preliminari di Champions ed Europa League. Massima allerta per Milenkovic e soci soprattutto per i palloni che arriveranno da sinistra: da quella parte c'è infatti il francese Pierre Cornud, esterno dal mancino alla Biraghi pronto a calamitare traversoni per il gigante Pierrot. Essendo una squadra muscolare e strutturata, il Maccabi fatica un pò nella prima costruzione, soprattutto perché Dego, a causa dei numerosi infortuni a metà stagione, ha spostato Ali Mohamed (roccioso difensore centrale) a centrocampo, accanto a Refaelov. Per questo, i verdi di Israele sono una squadra che, se pressata a inizio azione, rischia di andare in crisi. Italiano e i suoi avranno preso tutti gli appunti del caso e saranno pronti ad affrontare il prossimo euro-avversario, senza dimenticare però un aspetto di certo non secondario: l'inasprimento del conflitto che ha colpito Israele e Palestina ha causato ferite profonde in entrambe le società, stravolgendo la normalità di tutti. Anche di calciatori e tifosi (il Maccabi Haifa, una delle squadre più tifate del paese, ha perso tanti tifosi e persone vicine alla squadra): per questo la società di Haifa è in questo momento in una "bolla" di speranza che avvolge anche tutto il suo popolo, una squadra in missione che avrà uno stimolo ulteriore per far bene per far felice il proprio popolo.