tmw / fiorentina / Serie A
Paratici sogna e fa sognare. Ma prima servirà una Fiorentina "con la testa nel carro armato"
Se n’era andato via dall’Italia nel 2021 dopo aver vinto 19 trofei alla Juventus, ma anche portandosi dietro accuse che ha sempre definito ‘vergognose’. È ritornato con la tessa carica di un treno in corsa pronto a far vedere di cosa ancora è capace. Da ieri è ufficialmente iniziata a Firenze l’era di Fabio Paratici, presentato in conferenza stampa come nuovo direttore sportivo della Fiorentina. “Una scelta coraggiosa” ha spiegato ai media presenti al Viola Park: “Ho deciso di venire alla Fiorentina a metà di dicembre, quando la squadra aveva sei punti in classifica. L’ho fatto perché è una società serissima, con infrastrutture top a livello mondiale e perché Firenze è una città che rappresenta un vero e proprio brand internazionale in termini di visibilità”.
Tanti concetti, tanto calcio, nelle parole di Paratici, il quale chiaramente non si è però potuto esprimere a 360º sul futuro a lungo termine perché la realtà impone prima di pensare alla salvezza. “Nei prossimi 4 mesi servirà mettere la testa dentro al carro armato e soffrire. Anche l’ambiente dovrà capire che non si risolvono problemi creati in sei mesi, in appena un mese. Servirà lottare fino al 24 di maggio ma abbiamo tutto per far bene: veniamo sempre pagati puntualmente, viaggiamo 5 stelle, ci alleniamo 5 stelle, mangiamo 5 stelle. Noi dovremmo capire la differenza che c’è tra fare le cose al 100% e volere le cose al 100%”. Anche se non si lascia sfuggire una battuta su quella che dovrà essere la ‘sua’ Fiorentina del domani: “In futuro mi immagino un club attrattivo, bello da vedere, stimolante per i tifosi, per l'opinione pubblica. Una Fiorentina internazionale”.
Il nuovo ds ha poi raccontato quale sarà il suo metodo di lavoro: “Ho chiesto espressamente di occuparmi dell’area sportiva e di riportare tutto ad Alessandro Ferrari, che è anche lo stesso modello che aveva in mente la società. Sarebbe stato molto arrogante chiedere carta bianca e dire che si lavora come voglio io. Goretti sarà il mio braccio destro, poi avremo Lorenzo Giani, capo osservatori, e Moreno Zebi, capo dell'area prestiti".
Paratici ha poi espresso la propria fiducia per Vanoli e Kean: “Stimo molto Vanoli, so che tipo di allenatore. Moise invece è sicuramente il miglior attaccante italiano che abbiamo, uno che può fare 20 reti a stagione a prescindere dal club in cui milita. Sta a lui fare il Kean e noi metterlo in condizione". Poi le belle parole anche su alcuni suoi ex giocatori come Rugani e Fagioli: “Daniele è sottovalutato ai più: alla Juventus ha giocato partite di grandissimo livello e di responsabilità, comprese tante finali. Nicolò è un patrimonio del calcio italiano. Ha qualità che pochi hanno e a questo deve aggiungere un po’ di cattiveria agonistica. Deve allenarsi in questo, non su una tecnica che ha innata”.
Firenze trova Paratici e Paratici ritrova il calcio italiano, con la voglia di rimettersi in gioco e lasciare il segno. Prima la battaglia per la salvezza, poi la costruzione di una Fiorentina più forte, moderna e riconoscibile. L’era Paratici è appena iniziata: adesso parlano il lavoro, il campo e - come sempre - i risultati.
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano






